Un cuoco, una cucina, un mondo

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Lacrime e sangue 2

Posted on dicembre 05, 2011 by Maurice

Una manovra "salva-Italia" di lacrime e sangue: il sangue sarà quello degli italiani, le lacrime le ha già versate il ministro Elsa Fornero. Vedere sul teleschermo de La7 – l'unica emittente su sette nazionali che abbia dato la conferenza stampa del governo in diretta: questo sì è uno scandalo – un ministro che non racconta barzellette, non fa le corna o il gesto dell'ombrello, non insulta le donne, non rutta, un ministro che non sa trattenere le lacrime che le scendono sulle rughe non inceronate, questo è il segno di come è cambiato tutto.

Qualcuno dirà che c'è modo e modo di soffrire. C'è chi il dolore lo tiene nel cuore e non lo manifesta, e c'è chi lo esterna. La professoressa Fornero appartiene a questa seconda categoria. Anche nel freddo e cinico mondo della politica si può soffrire. Non per un avvenimento che tocca quella persona, ma come sentimento di solidarietà per gli altri che vengono colpiti dalla mala sorte, dura anche se necessaria.
Ovviamente c'è anche chi è più cinico della cinica politica, chi non gli va mai bene niente, e chi – anche nel caso che questo governo avesse espropriato tutti i capitali al di sopra dei 100mila euro e nazionalizzato Mediaset – non sarebbe stato contento perché si poteva fare di più. Ma questo è il bello della vita: ognuno può dire la sua, anche quando farebbe meglio a tacere.

Le lacrime della Fornero riportano alla mente altre lacrime, quelle di Valerio Occhetto il 12 novembre del 1989 (la svolta della Bolognina). Ieri sera, nelle lacrime del ministro ho rivisto – dopo vent'anni di ipocrisie e falsità – il sentimento riappropriarsi della gestione del bene comune.
Chi ha figli sa quanto è doloroso punire o dire no ad un figlio. E' un sentimento che colpisce prima di tutto il genitore e rimane come una cicatrice indelebile nel cuore e nella testa, per sempre.
Vedere in diretta che chi ci amministra condivide il nostro sentimento non è piacevole; sempre meglio comunque che essere gravati di tasse mentre chi le impone butta 8 mila euro per una botta ad una troietta qualsiasi. O ce lo siamo già dimenticati?
 

Tutti gli uomini del (ex) presidente: che fine faranno 0

Posted on novembre 13, 2011 by Maurice

Raramente i conti tornano, soprattutto quando si fanno senza tener conto dell'oste che, oggi, si chiama Europa e mercati internazionali.
Berlusconi aveva pensato per sè un tramonto alla grande, come Presidente della Repubblica (o ancora più in alto?), osannato a livello planetario. Non è andata così, e la sua uscita di scena ha un che di patetico.
Ancora più patetici sono stati i nani ed i berluscones che in questi anni si sono ritagliati il ruolo di zerbino dove il padre-padrone si è pulito le scarpe senza tanti complimenti. Sentire Ferrara e camerati a Milano o Cicchitto a Montecitorio imputare al complotto demoplutogiudaicomassonico pilotato dalla Goldman Sachs il fallimento di Berlusconi è stato patetico, se non ridicolo.
Ma tant'è, per vent'anni hanno spacciato menzogne rivoltando la realtà, non potevano certo finire la loro ingloriosa parabola con un'autocritica contrita e sincera, e dovrà passare ancora tanto tempo prima che ammettano che la loro sconfitta è dipesa più dagli autogol che dal gioco degli avversari.
Cento volte meglio Rotondi, che ha ammesso le colpe della destra in tutti questi anni, avviando una fase fuori del governo con un serio processo di dibattito interno.

Ecco, se Berlusconi mancherà molto ai comici nostrani ed ai giornali di tutto il mondo, quello che non mancherà assolutamente sarà lo stuolo di servitori.
Non ci mancheranno Cicchitto e La Russa, Gasparri e Bondi, Santanchè e Meloni, Gelmini e Paniz, Ghedini e Scilipoti, Ferrara e Sallusti, Feltri e Belpietro, Bonaiuti e Brunetta, Brambilla e Sacconi, Crosetto e Giovanardi. Ma non ci mancheranno neppure Bossi e Calderoli, Castelli e Tremonti.
Non ci mancheranno la loro pochezza intellettuale, il loro vischioso attaccamento al potere, l'inutilità politica, i danni che hanno fatto in tutti questi anni, i rimedi che non hanno saputo adottare di fronte ai problemi sollevati dall'Aquila come dalla crisi economica.
Tenteranno in tutti i modi di aggrapparsi al relitto della nave che cola a picco, sperando di trarne ancora un qualche vantaggio. Sperano nelle elezioni anticipate, come se le urne – in base a tutti i sondaggi di cui fino a ieri amavano riempirsi le bocca – li premiassero ancora. Avanzeranno pretese assurde: come quella di mettere Letta nel nuovo esecutivo (per fortuna che in un briciolo di senso dello Stato l'ex sottosegretario vi ha rinunciato subito) o di volere che Monti non si ricandidi alle prossime elezioni, dimenticando che è appena stato nominato senatore a vita.
Che fine faranno tutti costoro? E' troppo presto per dirlo. Ferrara si riciclerà con il potente di turno, molti aspetteranno che il ciclone si calmi per cambiare casacca, tanti torneranno a lavorare, finalmente. E con loro quelli che in questi 17 anni hanno sperato (e molti lucrato) che qualche pagliuzza d'oro cadesse anche sulle loro teste.
L'ora della ricreazione è finita: ora bisogna buttar via le macerie e ricostruire l'Italia dalle fondamenta.

Prime luci (ed ombre) dopo il tunnel 2

Posted on novembre 11, 2011 by Maurice

L'uscita di scena di Berlusconi – ok, non è ancora avvenuta, ma è ormai un dato di fatto – se da una parte risolve molte cose, dall'altra senza dubbio le complica. Abbiamo già immaginato alcuni scenari futuri, ma l'accelerazione di queste ultime ore anticipa quello che pensavamo avrebbe potuto succedere dopodomani.
Nel PdL si è avviata la frantumazione centrifuga delle varie correnti, tenute insieme fino ad ieri dalla figura del padre-padrone. Da una parte gli ex democristiani che sarebbero favorevoli ad un appoggio del governo Monti, dall'altra gli ex missini che vorrebbero andare subito alle elezioni. E' da vedere se Berlusconi, con un nuovo colpo di genio, riuscirà a compattare le fila dei suoi, e da che parti schierarsi.
Il cerchio magico di Bossi, da parte sua, è convinto di recuperare consenso tra la base leghista in fuga schierandosi all'opposizione di un supposto governo d'emergenza. Lasciamoli alle loro illusioni. Aspettiamo anche qui che si apra il confronto sulle colpe della Lega nella gestione degli ultimi anni di appoggio a Berlusconi, lasciamo che da sotto il tavolo i contendenti alla successione del senatur tirino fuori i coltelli, e ci sarà da ridere – o da piangere, a seconda dei punti di vista.

Più di un commentatore politico da tempo osservava come il partito di Di Pietro fosse nato e cresciuto come contraltare alla figura del cavaliere. Caduto lui, l'Idv cessa la sua funzione e rischia quindi l'evaporazione. Altri commentatori di recente hanno sollevato dubbi sulla reale collocazione politica del leader molisano. La presa di posizione contro un eventuale governo Monti dà ragione a queste interpretazioni.
Trovarsi insieme a leghisti e post fascisti ha già scatenato nel web le ire dei suppoters di Di Pietro, quelli che lo hanno sostenuto per un cambio radicale al vertice del governo ed un rinnovamento della politica italiana.
Chiedere di andare alle urne in questo momento, con le borse e lo spread nelle condizioni che sappiamo, non è da irresponsabili, è semplicemente da pazzi. Dire no ad un esecutivo di tregua, delle larghe intese, del Presidente o di come vogliamo chiamarlo, è una scusa pura e semplice per qualche frazione di decimale in più nelle urne. Decimale che non è poi così sicuro, perché l'elettorato sa benissimo i rischi di fallimento che corriamo tutti. Il tanto peggio tanto meglio lasciamolo a chi ha solo ambizioni personali, e se ne frega del bene comune. Ho detto Grillo o Vendola? No, non l'ho detto.

La volontà popolare, trucchetto da seconda repubblica 0

Posted on novembre 10, 2011 by Maurice

La nomina del professore Mario Monti a senatore a vita, prima dell'investitura a nuovo capo del Governo, semplifica anche il quadro politico, non più diviso tra berlusconiani ed antiberlusconiani, ma tra chi ha a cuore le sorti del Paese e chi guarda solo al proprio orticello elettorale (Lega e Idv, soprattutto).
Da Tremonti a Monti, semplificazione e chiarezza, senza inciuci o interessi sottobanco di partito. Quello che ci vuole in questa difficilissima fase. Un "portatore di idee, non di interessi", come lo definisce Ferruccio De Bortoli, sapendo che "non è un freddo tecnocrate, è un italiano appassionato, disposto a svolgere il ruolo di civil servant senza mire personali".
Oh, intendiamoci: non è che con Mario Monti tutto è risolto come d'incanto. "Ci aspetta – ricorda Massimo Giannini – una lunga traversata nel deserto, fatta di sacrifici, di sudore e di sangue. Ma ora che la svolta è vicina, dobbiamo sapere due cose. La prima: nonostante tutto, l'Italia è un grande Paese che ha in sé le energie e le risorse per rialzarsi. La seconda: la responsabilità più grande, del declino italiano di questi anni, pesa sulle spalle del Cavaliere. Dobbiamo ricordarcelo, mentre ci accingiamo a consegnarlo, finalmente, alla notte della Repubblica".

C'è chi storce il naso sulla scelta di Monti come prossimo capo dell'esecutivo d'emergenza, tacciando l'operazione come "un giochetto da Prima Repubblica" (come se la seconda sia stata un esempio di gloriosa politica) ed invocando il ricorso alla "volontà popolare", perché Monti "non è mai stato eletto dagli elettori".
Per fortuna!, aggiungiamo noi, perché i vent'anni appena passati non sono piovuti dal cielo, ma grazie all'insennatezza del voto di una parte della popolazione italiana che si è entusiasmata per la figura dell'imprenditore imprestato alla politica, per difendere i suoi interessi, non certo quello degli italiani.
Riuscirà il senatore bocconiano a far fronte ai mercati? Da come si è comportato a Bruxelles contro la Microsoft, possiamo ben sperare. Vedremo nelle prossime ore se la nostra credibilità sui mercati era solo legata alla persona di Berlusconi.

Neanche Padre Pio può fare il miracolo 3

Posted on novembre 08, 2011 by Maurice

Come la vedo io non interessa certo al Presidente Napolitano.
Per prima cosa sono come san Tommaso: non ci credo finché non ci metto il naso. Quando dal Quirinale arriverà il comunicato ufficiale delle dimissioni di Berlusconi (e l'incarico ad un nuovo premier), solo allora tirerò un respiro di sollievo.
Non è, con questo, che non creda all'uscita di scena del cavaliere: nemmeno Padre Pio riuscirebbe a fare un miracolo e far risuscitare questo governo. Berlusconi è ormai condannato senza appello a fare le valigie, lo dicono prima di tutti i mercati finanziari, Quindi non c'è speranza nella sua resurrezione.
Non lo è anche per gli scenari che con tutta probabilità si scateneranno, dopo.

Prendendo l'immagine ormai abusata, i topi stanno già scappando dalla nave che affonda, ridotta a relitto di quella che fu una corazzata. E moltissimi altri scapperanno.
Succederà quello (e peggio) di quello che avvenne quando Martinazzoli scrisse il referto di morte della DC. Del partito del predellino rimarranno, se va bene, due partitucoli: i falchi alla Cicchitto, Gasparri e Ghedini da una parte, i traditi (come ha efficamente detto Pisanu) dall'altra, sempre rancorosi con la bava alla bocca i primi, disponibili a sorreggere il nuovo esecutivo tecnico – per il bene del Paese – i secondi.
Sì, perché è impensabile andare al voto a gennaio in queste condizioni. Non ce lo permetterebbero i mercati e le istituzioni internazionali. Sarà un governo Monti? Probabile, ma potrebbero spuntare anche altri nomi a sorpresa, come un Bini Smaghi che risolverebbe tanti problemi con la Francia e con la Bce.

Al voto anticipato non si va, perché sarebbe il suicidio anche per la Lega (i sondaggi la danno attorno al 7%). Finita l'era Berlusconi è finita anche l'era Bossi. Ed accantonato l'ormai rintronato leader, si aprirà anche qui la fase di successione.
Qualche analista vede ben quattro anime nel partito padano. Di sicuro nei fatti – economici prima di tutto – il federalismo è destinato alla sepoltura definitiva, e con esso la Lega.

Nel futuro del Paese vedo un nuovo dibattito fra due aree, il centro e la sinistra. Il primo rinforzato dai transfughi moderati dell'ex Pdl, il secondo finalmente come alternativa istituzionale al governo.
E' probabile che nella prima fase post-berlusconiana, cioè da qui alle elezioni del 2013, vi sia un governo tecnico di emergenza che affronti i problemi legati al risanamento dei conti ed alla ripresa economica. Fatte le dolorose riforme, dopo il 2013 potrebbe essere necessario un governo di larghe intese (centro e sinistra) sul modello tedesco per ricostruire la nazione, dilaniata da vent'anni di guerra politica.
Solo dopo potremmo avviarci ad essere un Paese normale. E di Berlusconi che sarà? Personalmente non me ne può fregar di meno. Che sia Sant'Elena o Hammamet, di sicuro la nemesi storica cancellerà ogni gloria di questo piccolo uomo.
 

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