Senza dubbio, la classe più competente, e la meno servile, è quella dei cuochi. (George Orwell)

Bistrot Chez Maurice



Il tempo della pazienza è finito 3

Posted on giugno 15, 2010 by Maurice

Lavorando come al solito, tra ossobuchi e quarti di pollo stamani mi hanno tenuto compagnia Arianna Ciampoli e Michele Mirabella con il loro Cominciamo Bene Estate, ospite – tra gli altri – l’on. Giorgio Stracquadanio (Pdl, che gira ufficialmente in Ferrari) nella veste di avvocato difensore dei ricchi e degli evasori. Il massimo della faccia di bronzo il parlamentare l’ha toccata quando, di fronte ad un laureato in sedia a rotelle che chiedeva soltanto un lavoro, ha mostrato tutta la sua "comprensione", scatenando le ire anche di Mirabella per la prima volta visibilmente alterato in video.
In quel preciso momento ho capito che il tempo della pazienza è finito.

Braveheart

Viviamo in un paese dove la forbice tra ricchissimi e ricchi contro il resto della popolazione sta aumentando sempre di più, con la corruzione che è diventata prassi quotidiana, l’evasione fiscale il metodo normale di amministrare la propria finanza, il privilegio della casta un diritto intoccabile, l’insensibilità per i problemi dei giovani, degli anziani, delle donne, delle famiglie una prassi politica, l’inazione e le promesse un metodo di governo.
Non vengano a dirci che c’è la crisi: a memoria d’uomo questo paese non ha mai avuto un momento di pace, dalla ricostruzione post bellica ad oggi, vuoi per fattori esterni al nostro sistema, vuoi per l’insipienza e la scialacquatezza della classe dirigente. E, sempre, chi ne ha pagato i costi è stato il comune cittadino, ma mai come oggi c’è stato chi si è arricchito senza ritegno e senza limiti, deridendo oltretutto chi è sepolto sotto le macerie telluriche o economiche.
Se ne è reso conto perfino il presidente della Lombardia Formigoni (Pdl) che afferma: è necessario "distribuire il carico dei sacrifici in modo proporzionale, come nelle famiglie un buon padre distribuisce il carico dei sacrifici su tutti i figli. Qui invece si carica su un figlio tutto il carico e il padre fa spallucce. Anzi, di più, siamo di fronte ad un padre sciamannato che ha aumentato il debito pubblico".
L’ultima (in ordine di tempo) presa per i fondelli è il disavanzo pubblico, mai stato così alto grazie a questo governo, che però non è così alto perché c’è il risparmio privato, come a dire: se l’Italia non fallisce non è per merito del governo, ma solo perché i cittadini non hanno smesso di mettere via qualche soldino.

Il tempo della pazienza è però finito, è arrivato il momento che tutti – giovani, donne, disoccupati e cassintegrati, artigiani e piccoli imprenditori falliti o in via di fallimento – aldilà di ogni orientamento politico scrivano la parola fine a questo scandalo osceno.
Il tempo della sopportazione è passato. Occorre ripartire da zero, cancellare tutta questa classe dirigente, politica ed economica, che canta e se la gode mentre Roma brucia. Meglio farlo noi e subito, prima che arrivino i barbari a mettere a ferro e fuoco l’impero.

Come dite razzismo voi in Italia? 0

Posted on giugno 05, 2010 by Maurice

Et voilà una bella notizia per i francofili (come me) e per tutti quelli in generale che amano la democrazia: un tribunale francese ha condannato il ministro degli Interni Brice Hortefeux per una sua frase razzista sugli immigrati magrebini: "quando ce n’è uno ancora ancora, quando sono molti iniziano i problemi".
Su una popolazione di quasi 63 milioni di abitanti, i musulmani francesi sono circa 5 milioni fra immigrati e cittadini di prima e seconda generazione, e costituiscono la comunità islamica più numerosa d’Europa. Normale, quindi, che la frase ripresa dalle telecamere non sia passata inosservata, anche se – secondo il ministro – è stata "fraintesa". La condanna per "insulti privati di natura razzista" è poca cosa, un paio di multe, ma è importante perché è la prima volta che avviene.


Secondo aspetto non meno importante è che aldilà delle Alpi i principi fondamentali del vivere civile – quel Liberté Fraternité Egualité della rivoluzione del 1789 – dopo più di duecento anni sono ancora alla base dello Stato e nessun governo di destra o di sinistra li ha mai messi in discussione, come succede in altre parti del continente dove dopo appena 60 anni c’è già chi vorrebbe affossare la Carta Costituzionale.
>Una grande lezione di democrazia, impensabile in Italia.
Se da noi fin dall’inizio qualcuno avesse portato in tribunale i responsabili di affermazioni razziste, ed i magistrati fossero andati a fondo delle denunce, oggi in parlamento ci sarebbero ben pochi leghisti e probabilmente il quadro politico sarebbe ben diverso. Purtroppo, come dicevo qui, la nostra politica (ma anche tutti noi) è talmente miope che non si rende conto dei pericoli insiti in piccoli atti o frasi buttate lì che invece sono dei veri detonatori presso le masse. Basti pensare che con tutto quello che ha fatto Bossi ha rimediato una sola condanna per "reati politici", quando oltraggiò volgarmente il tricolore.
Tutti gli altri Cota, Calderoli e giù giù fino agli ultimi consiglieri comunali leghisti, nessuno è stato mai condannato per gli "sfottimenti da stadio", come li chiamano loro. Mes balles, come dicono sotto la Tour Eiffel.

Facile dire casino, impossibile farlo 2

Posted on maggio 14, 2010 by Maurice

Stimolante sempre, come uno spriz prima di pranzo, il Direttore si chiede se  "Non sarebbe dunque meglio se costruttori onesti come la Todini montassero un casino d’inferno di fronte a questa concorrenza sleale di farabutti corruttori?" tipo Anemone. Domanda giustissima che merita un approfondimento.

Farina e uovaCaso numero Uno. Mia moglie ed io abbiamo un ristorante, con tutti gli sforzi possibili tiriamo a campa’, sempre sull’orlo di una crisi non solo di nervi. La nostra situazione è condivisa da migliaia di altri colleghi che a denti stretti tengono duro nella speranza di una ripresa del mercato, come dicono quelli che dietro ad una scrivania masticano di economia ma che non ne imbroccano una. Vediamo però altri colleghi – più intelligenti? più fortunati? più cosa? – che se la spassano allegramente e viene un sospetto: non è che per caso Il cuoco faccia le tagliatelle con una farina bianca ricavata non proprio dalle graminacee, ma magari dalle cannabiacee o dalle eritroxilacee?
Caso numero Due. Durante il dopo cena un amico quasi-collega (ha un bar in pieno centro) sfoga la sua rabbia contro i carabinieri, rei dell’ennesima visitina al suo locale dopo venti ore di lavoro (suo), mentre non degnano di attenzione altri locali dove la farina di cui sopra si sa notoriamente che circola in abbondanza.
Secondo la tesi di partenza noi tutti dovremmo fare "un casino d’inferno" per smascherare i delinquenti che si annidano nella categoria. Perfetto. Ma in concreto come possiamo muoverci?
Informiamo dei nostri sospetti i carabinieri o la Procura della Repubblica? Ho già percorso questa strada a suo tempo per un caso di tutt’altro genere a me capitato, con tanto di nomi e cognomi, date, circostanze, firma ed indirizzo in calce, ipotizzando il reato di evasione fiscale, ma – che sappia io – non è stato fatto nulla, visto che il personaggio incriminato continua tranquillamente a presiedere il consiglio dei ministri.
Esponiamo i nostri sospetti ad un qualche giornale, facciamo una lettera aperta, scriviamo a Ballarò o alla Gabanelli? Sai quanto gliene frega a costoro delle nostre elucubrazioni da paesello di montagna.
Mi metto al computer e denuncio tutto sul blog o su FB? Idea fantastica, peccato che mi leggano solo due centinaia di persone al giorno, chiamandomi Maurice e non Grillo o Travaglio. Perdipiù posso sempre rimediare una querela per diffamazione con relativa sicura condanna, dal momento che i miei sono solo sospetti e mi mancano le prove.
Che fare allora? Tiri giù quattro bestemmie, continui a fare le tagliatelle con la 00 di grano duro o a servire spriz, e tiri a campa’ secondo il motto "mutismo e rassegnazione".

Troppa libertà di stampa o troppa corruzione? 0

Posted on maggio 05, 2010 by Maurice

La "troppa" libertà di stampa ha prodotto un’altra vittima: il ministro Scajola. Forse è meglio avere in Italia meno libertà di sapere e lasciare che ministri ed altri parlamentari (si dice almeno una trentina) facciano i loro sporchi affari? O forse è meglio avere dei politici integerrimi senza il bisogno che "troppi" giornali si scannino a cercare la verità? Evidentemente si tratta di punti di vista, badiamo bene, entrambi libertari. Libertà di (fare ed) accettare regali da centinaia di migliaia di euro contro libertà di informazione. A scanso di equivoci io mi schiero per la seconda.
MazzetteSe vivessimo in un paradiso terrestre dove tutto è trasparante, avrebbe ragione il presidente del Consiglio ad invocare meno libertà di stampa. Per esempio: se il governo, o chi per esso, ci dicesse a quanto ammontava la ricchezza di Claudio Scajola prima di entrare in politica (mettiamo come base il 1980, quando divenne per la prima volta consigliere comunale) depurata dall’inflazione e rivalutata ad oggi, a quanto ammontava la stessa ricchezza nel 2004 (quando comperò la casa al Colosseo) detratte le spese personali e professionali, ogni cittadino italiano saprebbe – senza ricorrere alle inchieste del Giornale o del Corriere – quanto gli ha "reso" fare politica in maniera corretta, come sostiene lui e tutti i suoi compari.
Esiste sì un rendiconto annuale delle denunce dei redditi dei parlamentari fatto dagli organi delle Camere, ma nessuno si è mai preso la briga di comparare i dati personali all’inizio ed alla fine del mandato. Se fosse vero che gli onorevoli sono soggetti a spese ingenti per mantenere in piedi la macchina, come affermano ogni volta che "ritoccano" (all’insù) i loro emolumenti, dovrebbero essere tutti poveri in canna. Ed invece, chissà com’è, a fine carriera si trovano (quasi) tutti con patrimoni ingenti. Delle due una non è vera: o la loro busta paga è gonfiata smisuratamente rispetto alle esigenze di spesa lamentate, o i soldi provengono da qualche altra parte. Non ci si scappa.
Chissà come mai la preoccupazione più grande dei partiti è mettere le mani sulle poltrone delle Asl, delle municipalizzate, di tutti quegli enti che prevedono la presenza diretta o indiretta di rappresentanti politici. Tutte persone perbene dedite al servizio dei cittadini? Penso anche alle Provincie, che la Lega in campagna elettorale voleva abolire (la semplificazione di Calderoli!) e che improvvisamente sono diventate intoccabili: come mai? Forse che Bossi, folgorato sulla via di Lambrate, si è reso conto di quanto sono importanti per il cittadino? Perdonate il sospetto, ma forse c’è qualcos’altro.
Poi, ogni volta che qualcuno (il più fesso?) viene beccato con le mani nella marmellata, ecco le smentite, l’incredulità, la solidarietà dei colleghi, la denuncia della "gogna mediatica". Ah, Robespierre, quelli sì che erano tempi.

Chi vive sperando muore ca…ntando 1

Posted on aprile 07, 2010 by Maurice

Dal vertice di Arcore tra il capo del governo Bossi ed il suo alleato Berlusconi sono emersi tre impegni per altrettanti obiettivi: "impunità e silenzio attorno ai mammasantissima e ai farabutti di Stato; più potere e soldi alla Lega; Quirinale per Berlusconi, che ha bisogno di più spazio per sistemare meglio il lettone di Putin". Ovviamente non se ne farà niente perché, se non l’hanno fatto nei tre lustri passati, non c’è ragione perché lo debbano fare nei prossimi due anni (il terzo sarà tutto impegnato nella nuova campagna elettorale).
Questo scrivevo nel pomeriggio.

TOPSHOTS-THAILAND-POLITICS-PROTESTAlla sera è arrivata la notizia che il Presidente della Repubblica ha promulgato la legge sul legittimo impedimento, cioè sulla possibilità di Berlusconi – perché è lui l’unica alta carica dello Stato ad essere "perseguitato" da tutti i magistrati d’Italia, tutti comunisti – di non essere più sottoposto a processo, vita natural durante, per l’eternità. Ora aspettiamo i successivi passi per l’autodifesa della stirpe.
Va bene così. Gli italiani li hanno voluti, gli italiani se li terranno, come dice il salmo, nei secoli dei secoli. Perché questa è la democrazia. Dove questa non esiste il popolo delle camicie rosse scende in piazza e costringe la casta alla fuga in elicottero, oppure l’opposizione rovescia il potere con il presidente in fuga e la tv di stato occupata.
L’Italia però non è la Thailandia o il Kirghizistan. Qui i carburanti possono andare alle stelle senza che nessuno alzi un dito, qui si perde il lavoro o l’azienda, qui si può essere talmente disperati da arrivare al suicidio, e nulla accade perché – nella legge della democrazia – i nostri rappresentanti cessano di essere tali nel momento in cui entrano in Parlamento. D’altra parte, quanto gliene può interessare a loro signori della nostra sorte? Il loro stipendio è assicurato ed arriva puntuale.
Mi accorgo di fare discorsi qualunquistici, ma questa è la verità.
Facciamo un esempio piccolo piccolo. Crisi economica mondiale: l’Italia c’è dentro come tutti. Un segno tangibile di sensibilità politica (ché non è questo che risolve i problemi) sarebbe eliminare le spese inutili e superflue. In campagna elettorale la Lega ladrona mette nel suo programma l’abolizione delle provincie ma, una volta arrivata nella sala dei banchetti, si guarda bene dallo sputare sul piatto in cui anche lei mangia abbondantemente.
Ed allora, quale speranza per questo Paese? Penso che sia la stessa che la Juve vinca lo scudetto o che l’Inter restituisca i due passati.



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