Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0



Un brodo primordiale 0

Posted on ottobre 29, 2009 by Maurice

La mia amica Eleonora in quel di Strasburgo è ammalata. Tutti i miei auguri, sperando che sia l’influenza maiala. Sì, sperando, perché dicono gli esperti – e chi ormai non lo è, visti tutti i servizi dei tiggì propinatici da molti mesi a questa parte – è più leggera della "normale" influenza stagionale. Sappiamo tutto, dai sintomi al decorso della malattia, dalle precauzioni ai farmaci da assumere, fino alla dieta da seguire.
369892603_310e2251e8_bSecondo i medici, praticamente, in caso di attacco morboso bisogna mangiare leggero, modello corsia ospedaliera: brodino con relativa pastina scotta, una fettina trasparante di prosciutto ovviamente cotto, una patata lessa, il tutto annaffiato da abbondante acqua minerale.
Quelle rare volte che mi è successo di rimanere bloccato a letto per l’influenza, quando cioè la temperatura sale oltre i 38 (sotto bisogna lavorare comunque), la mia dieta è stata la seguente: tutto quello che mi andava di mangiare, se mi andava.
E’ vero che la vecchia minestrina della nonna è un toccasana, lo dice la scienza. Ma attenzione: quando si parla di tazza di brodo non si intende il doppio brodo Star o il classico Knorr, ma quel liquido sublime che si ottiene facendo sobbollire lentamente per qualche ora in acqua una gallinella possibilmente ruspante, con un gambo di sedano, una carota, una cipolla (gialla e con la buccia, se vogliamo avere un colore ancora più dorato), un pomodoro intero, qualche grano di pepe e magari un rametto di timo. Solo in questo modo si ha una botta di energia che, però, non affatica l’organismo con la digestione.
Un brodo siffatto non è di tutti i giorni, neanche al ristorante. Così, se sono costretto a letto, o non mangio affatto – il che è un sintomo chiaro che siamo vicini ai 40 di febbre – o mi faccio un pasto completo, compreso il mio bicchiere di vino ed il caffè per chiudere.
Sono dell’opinione – e le amiche dottoresse blogger mi contestino tranquillamente – che ognuno dovrebbe sentire il proprio corpo, essere attento ai messaggi che il cibo che abbiamo davanti manda al cervello, a prescindere dalla golosità. Succede anche quando siamo ammalati.
Se, davanti ad un brodino incolore-inodore-insapore, il cervello mi manda un messaggio negativo, vuol dire che quel tale "alimento" non mi apporta nessun beneficio; meglio una porzione ridotta di pasta al pomodoro, se dal cervello arriva il segnale di semaforo verde. Già siamo abbattuti per il morbo, perché affligerci ulteriormente con parvenze di cibo?
La risposta sarebbe che, se lo stomaco e dintorni non sono affaticati dalla digestione, l’organismo dirotta tutte le sue energie a combattere i germi patogeni. Ma, ribatto, se il corpo è già debilitato, perché indebolirlo ulteriormente non somministrandogli un po’ di forza con il cibo?

Avvertenze: questo post non ha assolutamente carattere scientifico e riporta solo considerazioni personali. In caso di malattia consultare il proprio medico. E’ scritto consultare, non obbedire.

E no, e no, io non ci sto 0

Posted on settembre 17, 2009 by Maurice

Un europeo su tre (o uno su cinque, non sono ancora ben sicuri: la scienza è un’opinione) sta per essere contagiato dalla nuova influenza. Conseguenza: vaccinazione di massa ed obbligatoria.
3852576091_43100f1971Si sono già scatenati da tempo ministeri, veline terroristiche, anche la stampa seria, per allarmare l’opinione pubblica: allarmare nel senso non di mettere sul chivalà la gente, bensì di spaventarla. Bene, qui lo scrivo e qui lo ribadisco: anche se verranno i carabinieri a prendermi a casa o in cucina, non mi vaccinerò.

A parte che non rientro nelle categorie a rischio, a parte che ho appena fatto gli esami delle urine e del sangue, l’elettrocardiogramma, misurata la pressione e l’ossigenazione, e sono tutti perfetti (con disappunto dei medici, essendo io un fumatore impenitente), non avendo patologie serie per le quali una banale influenza può diventare allarmante, non capisco perché dovrei vaccinarmi contro la nuova influenza, o influenza A, o come vogliamo chiamarla.
A detta di tutti è un’influenza che, quando si manifesta, ha un decorso ancora più leggero delle normali influenze stagionali. Ed allora? Gli unici casi – due al momento, in Italia – in cui si è arrivati al decesso non è stato per l’influenza, ma per le gravi patologie pregresse dei malati.

Nella copertina del TG de La7 di martedì scorso è stato messo in evidenza il punto fondamentale della questione: la crisi mondiale ha toccato le tasche anche delle grandi case farmaceutiche, che tentano di rifarsi con il vaccino per la nuova influenza.
Col cavolo che sto al giochetto. Anche se fosse lo Stato a passarmi gratuitamente il vaccino (che poi siamo sempre noi a pagarlo), non mi vaccinerò per una questione di principio: non voglio rimpinguare i già lauti profitti delle multinazionali farmaceutiche per un allarmismo progettato e costruito a tavolino.

Intendiamoci: non sono contro i farmaci, quando servono li uso, con criterio ma li uso senza timori. Non sono di quelli che aspettano l’ultimo momento prima di morire per prendere una pastiglia; meglio aggredire una qualsiasi patologia all’inizio, piuttosto che doversi preoccupare seriamente dopo.
Ma una cosa è averne bisogno, ed un’altra è essere preso per i fondelli da quei signori.

Ero troppo piccolo per ricordarmi con quale terapia sono stato curato quando fui colpito dalla famosa "asiatica" della fine anni ’50 che fece – quella sì – milioni di morti. Non mi ricordo di iniezioni, ma solo di un po’ di giorni a letto con la febbre. Anche quella era di origine aviaria, ma sono ancora qui, per la felicità di chi mi vuole male.
Come in tutte le cose, il criterio è sempre quello: usare la testa e non farsi prendere dalle pandemie psicologiche create ad arte. Ci sono mali peggiori che dovrebbero essere curati, come l’influenza padana.

 

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