Senza dubbio, la classe più competente, e la meno servile, è quella dei cuochi. (George Orwell)

Bistrot Chez Maurice



Perché Mourinho va assolto, e dimenticato 0

Posted on maggio 29, 2010 by Maurice

Sorprende l’ingenuità di certi tifosi. Quando scoppiò calciopoli Capello, Ibrahimovic, Cannavaro e soci non aspettarono neppure il verdetto della Federazione per prendere il volo verso altri lidi: sicuramente gli juventini ci rimasero malissimo, ma sapevano che faceva parte del gioco abbandonare la nave che affondava. Certo, non tutti si comportarono allo stesso modo, e difatti Buffon e Del Piero sono rimasti nel cuore bianconero, mentre Cannavaro non ha riscosso grandi entusiasmi al suo rientro in squadra.
Lo stesso dicasi per Kakà rimasto nel cuore del popolo rossonero: a malincuore fu salutato dalla tifoseria che imputò al presidente e non al giocatore la responsabilità della dipartita.
Mourinho 2Ora che Mourinho è anche ufficialmente il nuovo allenatore del Real, per i nerazzurri da Number One è già diventato il Number Traitor, il grande traditore.
Di certo Josè fra le grandi doti che possiede non ha la diplomazia ed il tatto, e si era già capito in questi due anni. Per lui tra il bianco ed il nero non esistono i grigi intermedi, non è abituato né ha voglia di usare i bizantinismi italici. Qui un presidente smentisce un giorno sì ed un giorno sì (petita non manifesta) un accordo con gli zar del gas, pur avendo già in tasca il contratto di compravendita della squadra. Per il Mou questo è inconcepibile, tanto che non ha lasciato passare neppure un quarto d’ora dopo la vittoria di Madrid per annunciare il suo addio.
Il personaggio è fatto così ed i tifosi interisti dovrebbero averlo capito. Di che stupirsi, quindi? Dovrebbero essergli grati per quello che ha fatto e che nessun altro riuscirà a ripetere mai più. Se c’è qualcosa da rimproverare, questo dev’essere fatto al presidente che, nonostante i miliardi, non ha saputo trattenere lui ed i campioni che lo seguiranno.
Questo è il vero tradimento. Aver finalmente dato un’identità ed un valore ad un’accozzaglia di grandi giocatori, aver inaugurato una grande stagione di vittorie, e probabilmente aver già smontato il prezioso giocattolo.
Non so, e solo il tempo ce lo confermerà, se il Mou aveva ragione quando disse che ormai chiunque altro poteva continuare il suo lavoro; la mia impressione, per quello che può valere, è che non sarà così facile rimpiazzarlo, ed i nomi che circolano lasciano a desiderare. Per fortuna dei tifosi degli altri club.
Lasciate stare Mourinho: il re è morto, viva il re. Una maglia si cambia in un minuto, una fede calcistica mai.

La lezione di Mourinho, anche ai non interisti 0

Posted on maggio 25, 2010 by Maurice

Ritratto quello che ho detto. Josè Mourinho ha deciso veramente di andarsene. La sua toccata e fuga è durata solo due anni, sufficienti per fare l’Inter, quella squadra che Moratti ha assemblato a suon di milioni per anni, ma alla quale non era ancor riuscito a dare una fisionomia completa, come un puzzle mal assortito dove i pezzi non si incastravano l’un l’altro per farne un’immagine organica.
Mourinho 2Non ho mai amato Mourinho, per ovvi motivi di fede calcistica, ma non solo. Ora che se ne va mancherà anche a me, se non altro per gufargli contro.
I motivi veri li sa solo lui, ma dobbiamo credere a quello che ha detto, fino a prova contraria. Certo, fa pensare che un lavoratore portoghese venga in Italia a sistemare le cose per le quali è pagato, e che poi – prima ancora della scadenza del contratto di lavoro – se ne scappi perché, come ha detto, “non mi sento a casa, non sono allegro, non mi sento amato”.
La lezione che Mou ci lascia è almeno triplice.

Secondo il costume italico un leader se ne va solo a pedate nel sedere, e già è molto. Solo pochi hanno avuto nella storia recente il coraggio e l’onestà di lasciare la poltrona: Zaccagnini, Prodi, Veltroni, Scajola. Tutti dopo un rovescio, e non tutti addossandosi le colpe della sconfitta. Molti, troppi, rimangono nonostante il furor di popolo, gli insuccessi e l’inesorabile età avanzata.
Mou ha fatto la sua scelta al massimo della gloria, nel pieno della maturità giovanile, senza essere responsabile di alcunché di riprovevole.

Non solo, ma se n’è andato dopo aver concluso il suo lavoro, e positivamente. Ricorda, per questo aspetto, il primo Schumacher e pochi altri campioni. E’ la mentalità del vincitore, quella di chi sa di valere, di aver mostrato sul campo i risultati della propria condotta, pronto a ripetersi laddove sia chiamato a collaborare. Non è la mentalità del mercenario (anche se l’aspetto economico non è irrilevante) ma dell’eroe, del Garibaldi che passa la mano dopo aver compiuto l’impresa, senza "obbedisco" ma di sua spontanea volontà.

E c’è un terzo aspetto altrettanto importante che fa riflettere. Nelle sue peregrinazioni da un club all’altro è la prima volta che l’allenatore se ne va perché non si sente a casa sua. "Se davvero a Mourinho  – scrive Enrico Franceschini – non piacesse qualcosa dell’Italia, cosa ci sarebbe poi di tanto strano" ed aggiunge: "Uno che guarda l’Italia da fuori, come sono io,  può immaginare che a Mourinho l’Italia non piaccia anche per altre ragioni, per ragioni che possono sfuggire a chi in Italia ci vive da sempre".
No, non ci sfuggono queste ragioni, ed è per questo che molte braccia e molti cervelli giovani se ne vanno dal Belpaese. L’Italia è il bengodi solo per i disperati del terzo mondo: spesso per farsi strada nella vita, per un futuro meno nero, per realizzare un progetto è necessario andarsene. Personalmente ne so qualcosa, e condivido in pieno il proposito di mio figlio di non tornare più.

Non è tutto oro lo scudetto che luccica 2

Posted on maggio 18, 2010 by Maurice

Bene. E’ finito anche il campionato di calcio 2009-2010, con l’Inter che si appiccica lo scudetto sulla maglia, ufficialmente il 18°. Per i rivali bisognerebbe levarne uno (2005-06) ottenuto a tavolino a seguito di Calciopoli e quello dell’anno seguente ottenuto sul campo ma con le rivali di fatto penalizzate dalla Federcalcio.
MilitoComunque sia, gli sforzi economici di Moratti hanno sortito finalmente l’effetto desiderato dopo un’astinenza di "tituli" che durava da vent’anni. Normale quindi l’entusiasmo del popolo nerazzurro, abituato alla fame endemica.
Sforzi economici, dicevamo. L’Internazionale Football Club al 18 gennaio 2010 risultava al 7° posto tra le squadre di calcio europee più indebitate e prima fra le squadre italiane, con 395 milioni di debiti, nonostante – per esempio – abbia ceduto il proprio marchio a società del gruppo per 158 milioni di euro "che hanno permesso di chiudere il Conto economico con una perdita di modeste dimensioni". Un debito in continua ascesa (148 milioni del 2007-2008) vista la forsennata campagna acquisti di giocatori.
L’Inter, afferma Il Sole 24Ore, "ha un patrimonio netto negativo e i revisori ribadiscono che il bilancio è stato redatto nel presupposto della continuità aziendale in base all’impegno del socio di riferimento a supportare economicamente e finanziariamente anche per il futuro la società". In altre parole, finché c’è Moratti che tira fuori di tasca sua (nostra, e vedremo perché) milioni di euro la squadra è relativamente tranquilla anche sotto l’aspetto contabile. Come hanno fatto fino ad ieri gli Agnelli con la Juve o Berlusconi con il Milan, tanto per restare nelle dirette odiate rivali.
Fino a quando durerà la gestione del bengodi morattiano? Sicuramente per la stagione 2012-13 – ammesso che rimanga ai vertici del calcio italiano – dovrà avere i conti in pareggio per poter partecipare ai tornei europei, come ha stabilito la Fifa. "Questa regola – ha precisato Giancarlo Abete – vale solo per le competizioni continentali mentre all’interno continuerà a prevalere la titolarità delle singole federazioni. Ma è ovvio che vi sarà comunque un’incidenza anche a livello domestico, in quanto spesso i club maggiormente indebitati partecipano alle coppe europee". Quindi a livello nazionale, se la Federcalcio non adeguerà le norme interne a quelle continentali, l’Inter potrà continuare a spendere e spandere senza ritegno.
C’è sempre l’escamotage dei conti truccati, grazie al decreto salvacalcio con il quale la squadra di Moratti ha "svalutato – come il Milan – il valore legato alle prestazioni dei suoi calciatori, abbattendolo di 319 milioni 394 mila euro e diviso questa perdita patrimoniale in dieci tranche, nei successivi dieci anni. Identiche sono allora le conclusioni. Una volta "rettificato", e dunque caricata sul suo conto economico 2003 la perdita provocata dalla svalutazione dei suoi assets principali (i giocatori), "il patrimonio netto dell’Inter passa da un attivo di 82 milioni 827 mila euro a un passivo di 175,9 milioni di euro". Ancora una volta: sono salvi i numeri, non la sostanza. Il patrimonio netto dell’Inter è già stato azzerato e, al 30 giugno 2003, già caricato di perdite ulteriori per oltre 204 milioni di euro".

Complessivamente i 14 anni di gestione Moratti hanno generato una perdita di circa 1,15 miliardi di euro, di cui circa 730 milioni coperti dal presidente, mentre ammontano a 431 milioni di euro i debiti a fine bilancio 2008-09, parzialmente compensati da 66 milioni di euro di crediti.
A gennaio 2008 l’Inter, insieme al Milan, è stata prosciolta dall’indagine sui presunti falsi in bilancio per le plusvalenze relative al periodo 2003-04. La decisione è stata presa dal Gup per le indagini preliminari di Milano in quanto "il fatto non costituisce più reato", in seguito alla modifica della legge sul falso in bilancio.
Mentre il processo penale non è andato avanti in quanto "il fatto non costituisce più reato", il processo sportivo si è chiuso con una sanzione di 90 mila euro a carico di Inter e Milan, di 60 mila euro all’amministratore delegato del Milan Adriano Galliani e di 10 mila euro al direttore tecnico dell’Inter Gabriele Oriali. Tutti gli imputati del processo sportivo hanno chiesto il patteggiamento ai sensi dell’art. 23 del Codice di Giustizia Sportiva.

L’Inter non è patrimonio di Moratti (e in misura minore di Tronchetti Provera che mette a disposizione la rete Telecom ed il megafono de La7), ma di tutti gli italiani, qualunque sia la loro fede calcistica. I soldi che Moratti butta dentro sono gli stessi che sborsiamo noi ogni volta che andiamo a fare il pieno alla macchina. Non a caso, dicono i maligni, ogni volta che inizia il calcio mercato c’è un aumento della benzina. Dunque oggi possiamo gioire tutti, juventini e milanisti, romanisti e senesi, salvo tifare Bayern sabato prossimo.

Il complotto Internazionale 3

Posted on maggio 17, 2009 by Maurice

Il moroso della dottoressa, milanista e sinistro, è sempre felice: se il Milan vince perché vince, se perde perché perde Berlusconi. Dev’essere felice anche dopo Udine, ma non più del Massimo Petroliere e del Massimo Baffetto la cui Roma è passata per il rotto della cuffia.
Ma si apre un altro scenario inquietante. Di sicuro dietro il diciasettesimo scudetto sulla maglia ambrosiana si nasconde un complotto multietnico e c’è da giurarci che per il prossimo campionato saranno imbarcati e rispediti a casa, se non se ne vanno sua sponte, i vari Balotelli e Ibrahimovic per restituire al pallone italico la purezza della razza.
Carlo Ancelotti sta già facendo le valigie. Per colpa sua (si è fatto abbindolare dalla sinistra e dalla stampa di sinistra) il Milan ha perso lo scudetto; per fortuna il suo e nostro presidente provvederà con il lodo Brambilla a scucire il tricolore dalle maglie nerazzurre per passarlo alla seconda (o terza, non si sa mai con questi juventini) classificata.

Per il prossimo anno si prevedono grosse novità in campionato. Se l’imperatore palpeggione (la definizione non è mia) non provvederà da subito, Bossi ha già annunciato che dopo la miss padana, il foglio padano, la radio padana, il fisco padano, le ronde padane, la michetta padana, la casseula padana, i parroci padani, le mignotte padane, i tordi padani e le fogne padane, farà anche il campionato padano, con Pro Patria e Virtus Treviso rigorosamente ariane.



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