Senza dubbio, la classe più competente, e la meno servile, è quella dei cuochi. (George Orwell)

Bistrot Chez Maurice



Silenssio che se gira, pirla 2

Posted on luglio 16, 2009 by Maurice

Spumante lumbard e cassoela milanese per la trionfale inaugurazione della cinecittà padana (se fossimo stati sotto Natale ci sarebbe stato anche el panetun). Orgasmo di massa per le truppe legaiole che finalmente si sganciano da Roma ladrona anche per le pellicole.
Qualcuno (sicuramente terun) ha accennato a diverse perplessità, del tipo che non funzionerà mai. Posso scommetterci un’intero piatto di canederli che il progetto tanto bramato dai sciùri brianzoli avrà un successo clamoroso (scordiamoci Malpensa, non è la stessa storia di posti e voti).
Il Bistrot ha raccolto alcune indiscrezioni sui programmi che andranno in lavorazione nei capannoni cinematografici meneghini.

La sede Rai di Milano ha già commissionato due fiction che partiranno quest’inverno: Un posto nella nebbia, storia di una normale famiglia di Buccinasco, e Terra nostra padana, un colossal sui primi colonizzatori dei territori aldiqua del Po.
Per Natale uscirà il primo di una serie di film comici a tema (sulla scia dei successi di De Sica jr.) Natale a Gallarate, nel 2010 uscirà quindi Natale a Cernusco ed infine, l’anno successivo, Natale a Domodossola.
Un filone importante nella produzione autarchica sarà quello dedicato alla storia della padania. Sulla scia dell’epopea di Alberto da Giussano sarà in produzione fra poco L’armata Brancaleone a Pontida, remake della più celebre pellicola con Vittorio Gassman. Successiva in ordine di ripresa, ma antecedente come successione storica, sarà Calderun il barbaro, omaggio agli antenati del geniale ministro Roberto, per finire con Piatoon, dove il Marlon Brando padano combatterà contro i rossi che invasero il nord (il titolo di rifà ai piattoni di cotica e fagioli tanto amati dal protagonista).
Non mancano le pellicole rosa (Un tram di nome Bellisario) o piccanti (Metti una sera a cena ad Arcore, Palpa fiction) o di grande cultura legaiola, come 8 e mezzo alla Lega e Prendi i soldi e scappa a Lugano, storia questa dei valenti imprenditori del nord-est clienti del ragioniere di Sondrio.

Insomma, dal centro di produzione padano stanno per uscire grandi titoli per far conoscere al mondo intero la lingua e la cultura padana. Sembra – ma si tratta solo di indiscrezioni – che molti paesi abbiano già avviato le trattative per l’acquisizione dei diritti; tra questi ci sarebbero Andorra, lo Zambia, il Tegucistan e la Transylvania.
L’ho sempre detto, lasciate fare ai padani come me.

La cucina è chiusa, punto e basta. 4

Posted on giugno 25, 2009 by Maurice

Non venitemi più a dire: "ma come, la cucina è già chiusa?". Andate alla Malpensa.
Domenica sera, Malpensa appunto, Terminal 2.  Arrivo verso le 9 e mezza e devo aspettare un’oretta abbondante perché l’aereo della figliola è in ritardo. Ho già cenato in autostrada, ma un altro caffè lo berrei molto volentieri; se poi al bar ci fosse anche un televisore, mi piacerebbe vedere se gli undici brocchi in maglietta scolorita rimonteranno (e come) le tre pappine che le merenghe ci hanno rifilato nei primi quarantacinque minuti di gioco.
I saloni sono deserti (ma sono a Malpensa?), sembra che la cara e vecchia Alitalia abbia lasciato i debiti e si sia portato via tutto il resto; al confronto Parigi-Bouvet alle 5 del mattino sembra el souk del Cairo.
Comincio a girare per tutto il terminal. Se fossi un terrorista potrei depositare un pallet di tritolo, fumarmi una sigaretta finché la miccia brucia lenta, uscire dall’aereoporto con tutta tranquillità ed aspettare che salti tutto in aria, senza che nessuno si accorga di niente. Neanche un poliziotto che mi sappia dare un’informazione.
Tutto è chiuso, non solo i giornali, ma anche il bar. L’insegna è spenta.
Esco e vado al terminal 1: stessa scena. Se invece del caffè avessi bisogno di una pillola per una colica improvvisa, dovrei riprendere la macchina ed andare a Varese o a Gallarate per trovare una farmacia aperta.
Trovo una coppia di dipendenti dell’aereoporto che si fumano una sigaretta, li riconoscono dal pass appeso al collo. Mi informano che è tutto chiuso, forse è ancora aperto il Fini. Niente bar, niente caffè, niente partita. Alle dieci e mezza telefonerò a casa per sapere il risultato finale.

Non ricordo se Malpensa era così anche un anno fa, o se il deserto dei tartari sia la conseguenza della cordata italiana. Fatto sta che – se dipendesse da me – metterei sul serio una bella carica di esplosivo a tutto questo cemento inutile, lascerei solo un muro dipinto di verde con tanto di lapide, come monumento al clientelismo della Lega, a futura memoria.
Questo sarebbe l’hub che tanto casino ha scatenato nei mesi scorsi in Italia e mezza Europa? Uno scalo internazionale dove dopo le 9 di sera un caffè è reperibile solo dall’unica macchinetta da 1 euro?
Ma andate a lavorare.



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