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giugno 18, 2010 by
Maurice
Il presidente della regione Veneto, Luca Zaia – ché tale è, e non governatore, ed io così continuerò a chiamare lui ed i suoi colleghi finché non cambierà la legge – si è adombrato perché i vari meteo nazionali fanno di tutta l’erba un fascio: "I meteorologi – ha affermato – che pensano non ci sia differenza tra Trieste, Chioggia, Verona e Trento, fanno dei danni incalcolabili al turismo. Milioni di visitatori possono essere scoraggiati da una indicazione meteo errata".
Per una volta Zaia nella sostanza ha ragione, anche se doveva salire da Roma a Venezia per mettere i piedi per terra ed accorgersi quello che da anni andiamo ripetendo tutti. Sul metodo, se hanno ragione anche i meteorologi che è difficilissimo fare una previsione personalizzata per tutto il territorio nazionale, la soluzione c’è come vedremo.
A suo tempo ci siamo occupati del servizio meteo "centralizzato": in pratica fa testo il cielo di Roma. Se in Trentino, in Val d’Aosta o in Liguria nevica o splende il sole non importa, perché le previsioni riguardano la capitale ed il resto (in giù) della penisola, provate a badarci. Se, per esempio, una perturbazione interessa tutto il nord – e non ne faccio una questione federalista – ma lascia indenne il Cupolone ed il Vesuvio, la notizia d’apertura del meteo, qualsiasi meteo televisivo, sarà che splende il sole, salvo poi andare nei particolari che prevedono lo stato di allerta al settentrione.
C’è poi la dinamica quotidiana del tempo, che anche i bambini delle elementari conoscono bene. Sulle alture il sole del mattino riscalda la terra, come sosteneva Monsieur De Lapalice, il vapore acqueo sale al cielo dove si condensa alle temperature più basse, e quindi al pomeriggio si formeranno delle nuvole che qualche volta possono trasformarsi in fenomeni piovosi, ma normalmente si dissolvono nella stessa maniera con cui si sono formate. Ebbene, da marzo ad ottobre, secondo il nostro servizio meteo nazionale, nelle "zone alpine e prealpine" ci sono "condizioni di tempo instabile con possibilità di temporali nelle ore pomeridiane".
Clap, clap, complimenti! Perché non dire anche che nelle zone costiere durante il giorno si avrà la brezza di mare, mentre di notte assisteremo a fenomeni di brezza di terra?
Queste banalità hanno provocato ripetutamente le proteste, anche vibrate, del Trentino Alto Adige, della Liguria ed oggi del Veneto. Ed a ragione, perché il ferroviere in pensione di Empoli che vuole andare in ferie al nord e non usa Internet, si affida alle previsioni del Tg2 o del Tg5 che lo sconsiglieranno regolarmente.
Qualcuno ha avanzato il sospetto che sotto sotto ci sia qualche interesse che "indirizza" i nostri bollettini meteo. Sta di fatto che, se andiamo a vedere le stazioni locali qualificate come Meteo Trentino o Arabba, le previsioni sono particolareggiate ed esatte, segno che il servizio funziona. Come funzionano perfettamente le previsioni di Google a pie’ del desktop o di ilmeteo.it che questo sito ha adottato in widget.
Si tratta allora di adottare una certa cautela, come per la pubblicità dei medicinali o per gli oroscopi: basterebbe imporre ai vari colonnelli o esperti meteo che avvertissero, alla fine di ogni bollettino, che le indicazioni sono di carattere generale e che per le previsioni locali bisogna affidarsi alle strutture periferiche. Semplice, no?
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Attualità, Costume & Società, Mass media
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novembre 06, 2009 by
Maurice
Dopo anni di rinvii per diversi motivi, finalmente quest’anno si va al mare, il mio elemento naturale non solo per via di Paolo Fox, ma perché nelle vene scorre mezzo sangue salato.
Si parte con la scelta della località: per fare solo una settimana bisogna andare vicino, ma non troppo vicino, per non passare giorni interi a bordo di un Boeing.
Gira e rigira sul web la scelta cade su quello che non vorrei, un paese arabo. Nulla di ideologico, ma certe nazioni non mi danno tranquillità: anche l’Afganistan – mare a parte – dicono che è bellissimo, ma forse non è il caso di rischiare. E vabbè, vada per il "solito" Egitto: ci vanno tutti, ed anche questo mi fa girare, abituato ad essere sempre contro corrente (Ibiza quando nessuno sapeva che esistesse, Formentera idem, l’Elba o la Sicilia quando non erano trendy).
Girando sul web leggo i commenti di chi ci è già stato, proprio lì, e con lo stesso operatore. Forse ha ragione chi dice che non bisogna informarsi su Internet: ne leggo di tutti i colori, da chi è entusiasta per la barriera corallina, a chi pubblica le foto della camera piena di scarafaggi. A chi credere? Una settimana fra i tuareg mi vedrebbe più tranquillo.
Aspettando i documenti di viaggio mi comunicano che la partenza è spostata di 200 chilometri e di un bel po’ di ore. Salteremo la cena a destinazione per andare direttamente a letto, una volta arrivati, alle 4 di mattina. Così ti ciulano mezza giornata di sole.
Escluse le bevande alcoliche (sai che bello cenare a Cola Cola), attenti anche alle bevande sfuse, soprattutto i loro thè: fare la scorta di antidiarreici e di fermenti lattici perché berccarsi una salmonella è prassi per noi occidentali. Come italiano, e per di più come cuoco italiano sono difficile: sono di bocca buona, ma non così buona da ingerire qualsiasi cosa senza battere ciglio. Male che vada, penserò che in fin dei conti si tratta solo di una settimana.
Pensiamo alle valigie. Partire da qui con la neve già sulle cime (e domenica anche a fondo valle) per andare a 30° è un bel problema; ed alla sera fa freddo o è ancora tiepido? Dalla letteratura ho imparato che nel deserto si passa dal torrido al gelo, ma chi ci è già stato mi assicura che si sta bene.
Alle 5 viene notte anche là. Oltre a quello che pensano tutti, che si fa dalle 5 a mezzanotte? Si potrebbe cambiare il metabolismo andando a letto con le galline per alzarsi alle prime luci dell’alba, quando la marea porta le onde fino in spiaggia.
Mi porto dietro la digitale, il libretto di istruzioni e gli appunti che mi sono preparato; mi farò un corso in autoistruzione per imparare finalmente come si possa sfruttare al meglio la nuova fotocamera. A proposito, ci sarà qualche tanga o qualche topless da immortalare, o le vacanziere sono tutte ligie ai dettati del Corano?
Pensavo di mettere in valigia anche il portatile. E’ escluso che mi possa connettere in wifi, ma potrei sempre snobbare Al Jazeera per riordinare le cartelle, pulire i file obsoleti, fare con calma tutte quelle cose che non ho tempo di fare durante l’anno. E’ qualche chilo in più nel bagaglio, ma tra i costumi e le t-shirt dovrei avere peso in avanzo.
Fra tante incertezze una cosa è sicura: mi porterò un po’ di lavoro da casa. Devo chiudere il prossimo menu dell’inverno, fare la lista della spesa, programmare la preparazione della linea. Tanto per non perdere le buoni abitudini.
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Cazzeggiamenti
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settembre 18, 2009 by
Maurice
I cuochi sono come i medici, i pompieri, i poliziotti: quando gli altri si divertono noi dobbiamo lavorare perché gli altri si divertano. Non esistono per noi Natale, Capodanno, Pasqua, Ferragosto, anzi sono quei giorni da "bollino nero" – come ormai si usa dire – in cui si lavora il doppio o il triplo, per fortuna.
Qui, fra i monti, è appena finita la stagione estiva in tutti i sensi. Rimane qualche sparuto ospite, ma possiamo ormai tirare le somme di questo 2009 che, a dispetto della crisi o forse – paradossalmente – grazie alla crisi, non è stata negativo.
Gli chef degli alberghi ed i loro datori di lavoro sono già tutti con le chiappe al sole, ma per i ristoranti c’è ancora qualche settimana prima di appendere il cartello del chiuso per ferie.
Noi da anni abbiamo scelto novembre come mese di chiusura: da qui alle festività dei Santi abbiamo ancora una fiera (questo fine settimana) e tutto il mese di ottobre che ci vede come unico ristorante aperto in paese.
L’aria comincia già ad essere più frizzante, come la bottiglia di verdicchio marchigiano che un caro cliente mi ha omaggiato e che stasera ho aperto per accompagnare la cena domestica a base di cozze e pesce. Nel cambio dei vestiti nell’armadio ho lasciato fuori i bermuda ed i costumi da bagno perché è tempo di pensare anche alle nostre vacanze.
Ma dove andare?
Dopo una capatina obbligatoria a Parigi, a trovare il figliolo chef, qualche giorno al mare quest’anno vogliamo farcelo. E qui sorgono i problemi.
Scartiamo i paradisi esotici sia per ragioni finanziarie che di tempi di percorrenza: la Martinica potrebbe essere una bellissima vacanza, ma ci vanno via due giorni solo di volo. Impensabile qualsiasi costa a nord di Palermo: se saremo fortunati a novembre potremmo trovare anche bei giorni di sole, ma di fare il bagno in mare aperto non se ne parla. Non ho troppa simpatia per i paesi arabi – Sharm è economica e tutto sommato vicina – per un nonsoché di epidermico, che nulla ha a che fare con razzismi politici.
Allora, dove andare?
Magari la mia amica Giovanna o la Coniglia potrebbero darmi qualche dritta sulle loro parti. O forse potrebbero darmi una mano i miei amici che scrivono o che solo leggono il blog, ma so già che hanno di meglio da fare che suggeririmi qualcosa.
Mi sa che dovrò dedicare qualche pomeriggio sui lowcost ed i last minute. Una bella soddisfazione, però: fare snorkeling mentre gli altri si fanno il mazzo. Per una volta tanto, tieh!
Tags: mareParigivacanze
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Cazzeggiamenti