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	<title>Bistrot Chez Maurice 2.0 &#187; menu</title>
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	<description>Un cuoco, una cucina, un mondo</description>
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		<title>Proprio ora!</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 20:37:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La notizia terroristica &#232; di oggi: sei bambini francesi, anzi sette o forse pi&#249; quando leggerete queste righe, sono <a href="http://www.corriere.it/salute/11_giugno_16/presunto-batterio-killer-francia_9f9b2b0e-97da-11e0-843c-2676a120f5f5.shtml"><strong>finiti in dialisi</strong></a> per avere mangiato hamburger vendute dalla Lidl d&#39;oltralpe e contenenti l&#39;E.Coli, il batterio killer, anche se si tratta &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La notizia terroristica &egrave; di oggi: sei bambini francesi, anzi sette o forse pi&ugrave; quando leggerete queste righe, sono <a href="http://www.corriere.it/salute/11_giugno_16/presunto-batterio-killer-francia_9f9b2b0e-97da-11e0-843c-2676a120f5f5.shtml"><strong>finiti in dialisi</strong></a> per avere mangiato hamburger vendute dalla Lidl d&#39;oltralpe e contenenti l&#39;E.Coli, il batterio killer, anche se si tratta di un altro ceppo, diverso da quello che ha mietuto qualche decina di vittime in Germania. I due batteri sono cio&egrave; fra loro parenti come Bossi e Bassolino, ma tant&#39;&eacute;: per gli stranieri tutti gli italiani sono mafiosi, come per la stampa nostrana tutti i batteri sono uguali.<br />
	<a href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/5840011275/" title="Hamburger di bistrotchezmaurice, su Flickr"><img align="left" alt="Hamburger" border="" height="225" src="http://farm6.static.flickr.com/5185/5840011275_378af93146.jpg" style="padding:5px;margin-right: 5px;" width="300" /></a>La Lidl, dove sono stati comperati gli hamburger, ha affermato che &quot; Il prodotto incriminato &egrave; venduto in scatole da un chilogrammo (10 hamburger da 100 grammi) con una data di scadenza che va dal 10 al 12 maggio 2012&quot;, ma non ha specificato se l&#39;etichetta era stata contraffatta. Speriamo di no. <br />
	Da parte sua la consorella italiana Lidl sostiene che &quot;Il prodotto surgelato 10 Steak Hach&eacute;s 100% carne di bovino surgelata dell&rsquo;azienda francese SEB con sede a Saint Dizier non &egrave; mai stato in vendita presso Lidl Italia. Al momento non sussistono chiare indicazioni che dimostrino che il prodotto del produttore francese possa effettivamente causare un&rsquo;infezione da E. Coli&quot;.<br />
	Che si mettano d&#39;accordo. Una delle due: o i francesi sono dei pirla, o gli italiani &#8211; tanto per cambiare &#8211; mistificano, se non proprio alterano, la verit&agrave;. Se posso dire la mia, una volta sola sono entrato in un supermercato Lidl e ne sono pure uscito a mani vuote: Dio ci salvi dai prodotti a basso prezzo.<br />
	Comunque sia, la bella notizia capita a fagiolo, &egrave; proprio il caso di dire.<br />
	Nella mia cucina non uso germogli di soia o di fagiolo, primo perch&eacute; i vega demod&eacute; frequentano il ristorante quanto le mosche bianche, secondo perch&eacute; &egrave; un prodotto che non mi attrae, sotto tutti gli aspetti (mi ricorda gli esperimenti dei miei figli alle elementari, e quando li metto in bocca mi da l&#39;impressione di ingoiare anche il cotone). L&#39;allarme per i germogli, quindi, non mi ha minimamente toccato.<br />
	Ma questa faccenda degli hamburger avviene proprio alla vigilia della mia piccola rivoluzione del menu. Domani, o al massimo dopodomani entra in vigore il men&ugrave; di mezzogiorno: niente piatti ricercati, ma solo primi e secondi sfiziosi, di prima qualit&agrave;, di quelli che si farebbero anche in casa, ma che non si fanno pi&ugrave; perch&eacute; le casalinghe vogliono tutte assomigliare a Bottura o Ale Borghese.<br />
	Cos&igrave; ho introdotto l&#39;hamburger tritato da me medesimo con la punta di fesa di manzo fresca, l&#39;erba cipollina che coltivo dietro la cucina, la lattuga del mio orto. Un secondo appetitoso, cotto sulla piastra al carbonio, che dista anni luce da quelle polpettone preconfezionate del supermercato e non cucinate in casa perch&eacute; fanno troppo fumo.<br />
	Non avr&ograve; problemi a venderlo, nonostante l&#39;E.Coli francese, perch&eacute; i miei clienti sono tutti intelligenti, e sanno distinguere tra un <em>mio</em> hamburger ed uno della Lidl. Forse ci sar&agrave; qualcuno meno intelligente, ma per quello ci sono sempre le uova al tegamino con pancetta cotte in forno o gli spiedini di carne e verdure fritte nella tempura. Stessa qualit&agrave; e, garantito!, niente batteri.</p>
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		<title>Lo stinco al silicone</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 05:02:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle varie riviste che arrivano in cucina, buone solo per incrementare il riciclo, strappo una pagina che parla di ricette: stinco di agnello da latte della campagna romana con salsa di aglio dolce e carciofo dalla romana alla giudia. Non mi interessa n&eacute; l&#39;idea n&eacute; il procedimento. Il maialino da latte lo facevo qualche anno fa, anche senza i carciofi e la salsa all&#39;aglio che, da sola, rende il piatto ostico ai pi&ugrave;.<br />
	<a href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/5584342324/" title="Silicone di bistrotchezmaurice, su Flickr"><img align="right" alt="Silicone" border="" height="233" src="http://farm6.static.flickr.com/5149/5584342324_50319b5bd7.jpg" style="padding:5px;margin-left: 5px;" width="300" /></a>Mi colpisce la prosopopea della dizione ed invito i lettori di questo blog a comportarsi come me.<br />
	Se mi viene servito un piatto del genere capisco da solo di cosa si tratta: la forma ed il sapore dello stinchetto d&#39;agnello sono unici, quindi il cuoco non pu&ograve; barare; lo stesso dicasi per la salsa ed i carciofi. Fatti bene o male, non ci si scappa. Ma che l&#39;agnello sia della &quot;campagna romana&quot; questo lo voglio sapere: portatemi la fattura, l&#39;etichetta della confezione, un certificato del notaio, ma voglio vedere con i miei occhi da dove viene esattamente l&#39;agnello burino.<br />
	Non temo un agnello allevato a Fukushima, ma non voglio neppure essere preso in giro: lo chef &#8211; anch&#39;io &#8211; non si chiama Falqui. Non basta la parola per certificare l&#39;origine, sono troppo usato (non abituato) a sentire persone che le sparano grosse per crederci, come poi la realt&agrave; ha dimostrato che dall&#39;oggi al domani non scompaiono le immondizie da Napoli o i tunisini da Lampedusa.<br />
	Allora, siamo seri. Se in menu metto la polenta di Storo, al cliente &#8211; anche se non lo mette in discussione &#8211; porto una confezione di mais di Storo. Se volesse verificare la provenienza pusterese dello speck gli porto una pezza che viene da Dobbiaco. Come dicevano gli americani, se Clinton ha mentito su una cosa, pu&ograve; aver mentito su tutto.<br />
	Da noi i presidenti possono mentire un giorno s&igrave; e l&#39;altro pure, ma io sono fatto all&#39;antica: se dico una cosa &egrave; quella. Non mi piace essere preso in giro, e quindi non voglio prendere in giro gli altri, oltretutto quando pagano per un prodotto che dovrebbe essere quello e solo quello. Lo dice anche il codice penale, alla voce &quot;truffa&quot;.<br />
	Tutto questo mi ricorda tanto la barzelletta della moglie che alla prima notte di nozze si metteva a letto dopo essersi tolta la parrucca, il reggiseno pushup, la pancera e l&#39;abito lungo (lascio a voi immaginare il seguito e al presidente finirla). Quando non c&#39;&egrave; sostanza vanno bene il botulino ed il silicone, ma Greta Garbo fu per tutto il mondo un sex symbol senza ricorrere ad artifici. Se invece la sostanza non c&#39;&egrave;, va bene anche dire che l&#39;agnello viene da Valmontone o l&#39;uovo &egrave; appena fatto.<br />
	Insomma, la spremuta &egrave; una cosa, la Fanta &egrave; un&#39;altra. Non prendeteci in giro.</p>
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		<title>Un pesce di nome Wanda</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 23:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Una volta creato un piatto, ogni chef lo battezza secondo i propri gusti, la propria filosofia&#8230; e la moda del momento. Il nome &#232; importantissimo, come per una persona: se chiamo un figlio Anacleto (o Chanel o, ancor peggio Scian&#232;l)&#160; &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una volta creato un piatto, ogni chef lo battezza secondo i propri gusti, la propria filosofia&#8230; e la moda del momento. Il nome &egrave; importantissimo, come per una persona: se chiamo un figlio Anacleto (o Chanel o, ancor peggio Scian&egrave;l)&nbsp; lo segno suo malgrado per tutta la vita. Pensiamo al filetto Rossini (non alla Rossini, mi raccomando) o alla besciamella, nomi che evocano con precisione una preparazione, e solo quella: un &quot;filetto Rossini alla maniera dello chef&quot; non esiste, non pu&ograve; esistere, come non c&#39;&egrave; una Gioconda di Leonardo alla maniera di De Chirico.</p>
<p>	<a href="http://www.flickr.com/photos/wordridden/512731441/" title="Scallop risotto di WordRidden, su Flickr"><img align="right" alt="Scallop risotto" border="" height="370" src="http://farm1.static.flickr.com/192/512731441_346c73c173.jpg" style="padding: 5px; margin-left: 5px;" width="250" /></a>Fino all&#39;avvento della cucina moderna i piatti portavano nomi semplici, anche perch&eacute; i piatti erano costituiti da una sola preparazione: cotoletta alla milanese, trenette al pesto, panna cotta. In seguito la cucina si &egrave; impreziosita con pi&ugrave; preparazioni per una sola portata. Pensiamo ad un &quot;banale&quot; risotto ai funghi, servito con altri ingredienti di complemento, con salse particolari, magari con elementi di contrasto.<br />
	Si &egrave; quindi imposta la tendenza di descrivere il piatto il pi&ugrave; compiutamente possibile, per far capire al cliente che c&#39;&egrave; qualcos&#39;altro oltre il riso ed i funghi. Ne uscir&agrave; quindi un &quot;risotto ai funghi con lamelle di porcino e salsa ai mirtilli&quot; per descrivere che sopra il risotto adager&ograve; dei porcini tagliati a fettine fini e sul bordo coler&ograve; un filo di salsina ottenuta dai frutti di bosco.</p>
<p>Alcuni hanno portato all&#39;esasperazione (spero non pi&ugrave;) la &quot;fase descrittiva&quot;, farcendo il nome del piatto con toponimi di luoghi, metodi di cottura, e suggestioni fantastiche. Il nostro esempio diventer&agrave; allora: Collina di risotto Carnaroli del basso novarese, cotto su padella monodose di rame, con cimetta di funghi porcini della Val Osteria affettati finemente al momento, e salsa di mirtillo rosso della Val di Sotto di questa stagione.<br />
	Se la cosa pu&ograve; fare effetto sui critici gastronomici, sul cliente genera imbarazzo o distrazione se non addirittura fastidio, e state sicuri che ordiner&agrave; semplicemente &quot;il risotto&quot;. Potrebbe fare per&ograve; anche l&#39;effetto contrario: ricordo che un grande chef aveva in menu un piatto con &quot;uovo appena fatto&quot;. Era una sonora presa in giro, perch&eacute; non esiste gallina al mondo che faccia l&#39;uovo su ordinazione.</p>
<p>La mia filosofia si colloca esattamente in mezzo tra il minimalismo e la logorrea. Cerco di mettermi dalla parte del cliente per capire quello che probabilmente capir&agrave; anche lui, cerco di evitare il &quot;cucinese&quot;, anche se a volte mi piace provocare la sua cultura gastronomica.<br />
	Non disdegno certi termini tecnici che &#8211; presumo &#8211; siano ormai diventati gergo comune: uso <em>julienne</em>, <em>letto</em>, <em>farcito</em>, ma mai scriver&ograve; <em>nappare</em>, <em>a specchio</em> o <em>al salto</em>. Escludo categoricamente tutte le descrizioni fantasiose e criptiche (&quot;Al centro del mondo&quot; di Pietro Leemann) che prevedono la traduzione obbligatoria da parte del cameriere. Sto attento alle traduzioni in altre lingue: <em>in camicia di speck</em> non si pu&ograve; tradurre con <em>on shirt of</em>, ma con <em>around</em>, mentre <em>polenta</em> rimane <em>polenta</em> e non <em>corn pie</em>.<br />
	Insomma, un piatto non pu&ograve; occupare tre righe sul menu, ma non si pu&ograve; liquidare con due parole. La virt&ugrave;, come sempre, sta nel mezzo.</p>
<p>	&nbsp;</p>
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		<title>Che facciamo quest&#8217;anno?</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 07:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Ristorante]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Se c&#39;&#232; una cosa che logora corpo e mente di un cuoco &#232; buttar gi&#249; un menu per il cenone di Capodanno, che poi &#232; di san Silvestro.<br />
	In un menu normale si possono fare anche degli errori,&#160; a cui &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se c&#39;&egrave; una cosa che logora corpo e mente di un cuoco &egrave; buttar gi&ugrave; un menu per il cenone di Capodanno, che poi &egrave; di san Silvestro.<br />
	In un menu normale si possono fare anche degli errori,&nbsp; a cui si pu&ograve; rimediare cammin facendo durante la stagione. Errori di materie prime, come mi successe un inverno che misi un piatto a base di patate americane, o patate dolci, che scomparvero dal mercato proprio all&#39;avvio del menu. Oppure errori di gradimento di un piatto che non va, o di organizzazione, quando la preparazione diventa troppo lunga rispetto ai tempi di servizio.<br />
	<a href="http://www.flickr.com/photos/25035545@N04/2419306944/" title="champagne tower di ori2uru, su Flickr"><img align="right" alt="champagne tower" border="" height="345" src="http://farm4.static.flickr.com/3012/2419306944_aa8222bccb.jpg" style="padding: 5px; margin-left: 5px;" width="230" /></a>Ma quando si fa un menu per un&#39;occasione unica, che sia un cenone o una ricorrenza, gli errori non sono accettabili n&eacute; accettati, anche perch&eacute; di mezzo c&#39;&egrave; un costo di tutto rispetto per il cliente, come se una bottiglia da 150 euro fosse fuori temperatura o sapesse di tappo. Per questo il menu del cenone quest&#39;anno mi &egrave; costato un giorno intero di studio, con il fondo schiena sagomato sulla poltroncina del computer.<br />
	Bisogna partire da alcuni punti fondamentali: chi &egrave; il cliente potenziale, studiare una carta che sia allettante prima di tutto (chi prenota di regola chiede di visionare il menu) e stuzzicante poi, i piatti devono essere leggeri visto che si tratta di sei portate, ma nel contempo devono avere una certa corposit&agrave; e non si pu&ograve; certo dare all&#39;ultimo dell&#39;anno il petto di pollo. Il tutto non deve essere banale, o presentato in maniera banale, non deve essere ripetitivo o scontato, e soprattutto deve avere una marcia in pi&ugrave; nella qualit&agrave; dei prodotti.<br />
	Mi spiego. Un piatto tradizionale, quasi obbligatorio, sono i cappelletti o i tortellini in brodo; io non li metto, ma volendo me li farei arrivare direttamente dalla migliore &quot;pastina&quot; emiliana, con un brodo perlomeno sublime, e magari ravvivato con una grattatina di tartufo.<br />
	Per rispettare la tradizione quasi sempre metto in menu le lenticchie con il cotechino. Il piatto &egrave; scontato, ed allora sono intervenuto sulla presentazione. All&#39;inizio pensavo di servirli in un bicchiere, ma alla fine ho optato per il piatto, arricchendolo con altri elementi che lo rendono decisamente diverso dalle solite lenticchie con cotechino.<br />
	Il problema maggiore &egrave; il secondo &#8211; o i secondi per chi ne serve pi&ugrave; di uno. Io ho scelto un solo secondo e, contrariamente ai dettami dei sacri canoni, anche leggero: mi sono accorto da anni ormai che il cliente arriva a fine pasto, cio&egrave; dopo due ore, che &egrave; gi&agrave; pieno e non ha voglia di mangiare oltre. Spesso ho dovuto buttare fior di filetti intonsi per cui, in omaggio alla filosofia etica del non spreco, quest&#39;anno andremo sul leggero.<br />
	La soddisfazione maggiore, quando dopo mezzanotte esco in sala a fare gli auguri ai miei ospiti, sono certo i complimenti. Ma ancora pi&ugrave; soddisfazione danno le telefonate dei clienti dell&#39;anno scorso che vogliono prenotare anche per quest&#39;anno, anche senza conoscere il menu: tanto &#8211; dicono &#8211; sappiamo gi&agrave; come mangeremo. Non &egrave; poco.<br />
	&nbsp;</p>
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		<title>Come siamo caduti in basso, anche in cucina</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 22:27:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Casolet]]></category>
		<category><![CDATA[cucina italiana]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.corriere.it/esteri/10_agosto_17/newsweek-classifica-italia_a77e4212-a9d7-11df-8b1f-00144f02aabe.shtml">Newsweek</a></strong> boccia la cucina italiana mentre sta per partire<strong><a href="http://www.valdisole.net/IT/Vacanze-di-gusto/?s=582"> la settimana del Casol&#233;t</a></strong>, il tipico formaggio della Val di Sole: due notizie che sembrano non avere niente in comune, una planetaria ed una locale, ma che sono talmente unite &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.corriere.it/esteri/10_agosto_17/newsweek-classifica-italia_a77e4212-a9d7-11df-8b1f-00144f02aabe.shtml">Newsweek</a></strong> boccia la cucina italiana mentre sta per partire<strong><a href="http://www.valdisole.net/IT/Vacanze-di-gusto/?s=582"> la settimana del Casol&eacute;t</a></strong>, il tipico formaggio della Val di Sole: due notizie che sembrano non avere niente in comune, una planetaria ed una locale, ma che sono talmente unite da poter essere lette insieme.<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/4902244541/" title="Casolet di bistrotchezmaurice, su Flickr"><img height="200" align="left" width="300" style="padding: 5px; margin-right: 5px;" src="http://farm5.static.flickr.com/4142/4902244541_33a073e2e3.jpg" alt="Casolet" /></a>Partiamo dalla seconda. Per una settimana nella trentina Val di Sole ristoranti ed altri locali offriranno un menu a base di <strong><a href="http://www.osservatorioproduzionitrentine.it/HomePage/Prodotti/Formaggi/Casolet.htmx">Casolet</a></strong>, il formaggio che Slow Food ha etichettato come presidio e che dovrebbe ottenere il marchio IGP. E&#8217; un formaggio che io adoro e che ho sempre avuto in menu in diverse voci per il suo forte sentore di latte d&#8217;altura, giovane, tenero, aromatico, dolce ed acidulo allo stesso tempo.<br />
Se andiamo a vedere i sacri testi della cucina trentina troveremo che con il Casolet si fanno quei quattro piatti &#8211; sempre i soliti &#8211; che prevedono dei ravioli o un risotto con ripieno o fonduta di Casolet, un assaggio abbinato con lo speck o altri salumi locali, e pochissimo altro. E difatti oggi ho sfogliato i folders che mi sono arrivati, con l&#8217;elenco di tutti i locali che hanno  aderito con i relativi menu. A parte quelli dove il formaggio &egrave; un  pretesto per riproporre i soliti <strike>ignobili</strike> piatti, non  ce n&#8217;&egrave; uno dove il Casolet la fa da protagonista, come dovrebbe essere  in una iniziativa del genere. Il motivo &egrave; semplice: massimo rendimento  con il minimo sforzo, che vuol dire accasciarsi sui soliti noti, senza  far girare minimamente le rotelline del cervello per vedere se c&#8217;&egrave; una  maniera diversa di fare.<br />
Per un cuoco un menu tematico dev&#8217;essere l&#8217;occasione per fare ricerca, per scatenare la fantasia, per proporre qualcosa di diverso con ingredienti scontati. E&#8217; cos&igrave; che la cucina procede e va avanti.<br />
Per anni ho snobbato questa iniziativa, ma quest&#8217;anno ho aderito come  provocazione. Ci veniva richiesto un menu minimo di due portate, io ne  propongo tre: un antipasto, un piatto forte, un dessert, tutti  rigorosamente con il nostro formaggio di valle.<br />
Personalmente ho investito ore ed ore per mettere insieme i miei tre piatti che provocatoriamente ho chiamato: Incontro in un prato in una sera di mezza estate, Sinfonia di Casolet 2.0, Bianca fra i mori. Il primo, l&#8217;antipasto, &egrave; un&#8217;insalata servita al bicchiere di verdure (il prato), pesche e Casolet, condita con una citronette al succo di pesca e degustata con calma alla cena (sera) di questa settimana d&#8217;agosto (il rimando culturale &egrave; alla nota opera di Shakespeare).<br />
Il secondo piatto, la Sinfonia di Casolet, &egrave; una variazione sullo stesso tema &#8211; il formaggio tipico &#8211; proposto in cinque versioni differenti con vari accompagnamenti, come un brano musicale che si assapora all&#8217;interno della stessa sinfonia, suonato da strumenti diversi. La numerazione richiama il web e si riferisce alla seconda versione di questo piatto, che avevo gi&agrave; in menu tempo addietro.<br />
Per dessert ho pensato ad una mousse di formaggio (buonissima!, parola di boy scout) bianca in mezzo a due bisquit al cioccolato (i mori). Una citazione politica per chi non crede all&#8217;integrazione fra colori diversi, che rimanda anche alle mie origini, alle Torre dei Mori che introduce a piazza San Marco.<br />
Qualcuno dir&agrave; che non &egrave; un granch&eacute;, ma nessuno pu&ograve; dubitare che non ci sia stata una ricerca, prima di tutto culturale, visto che la cucina &egrave; prima di tutto cultura. Se questo pur minimo approccio non esiste, per forza poi troviamo un presigioso settimanale come Newsweek che ci declassa, a favore di quei paesi pi&ugrave; dinamici. Anche questo &egrave; un segno del nostro decadimento, e tutti i discorsi sciovinisti non cambiano la dura realt&agrave;.</p>
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		<title>Cosa non si farebbe pur di vendere un iPad</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 22:01:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Splendida notizia dagli antipodi: un ristorante australiano ha sostituito il menu cartaceo con l&#8217;<strong><a href="http://www.news.com.au/technology/ipad/sydney-restaurant-replaces-menus-with-ipads/story-fn5knrwy-1225874904671">iPad</a></strong>. Non occorre essere un esperto di marketing per scoprire una bufala che puzza di marcio a qualche migliaia di chilometri di distanza (il genio &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Splendida notizia dagli antipodi: un ristorante australiano ha sostituito il menu cartaceo con l&#8217;<strong><a href="http://www.news.com.au/technology/ipad/sydney-restaurant-replaces-menus-with-ipads/story-fn5knrwy-1225874904671">iPad</a></strong>. Non occorre essere un esperto di marketing per scoprire una bufala che puzza di marcio a qualche migliaia di chilometri di distanza (il genio di Steve Jobs &egrave; senza limiti) e se ne sono accorti anche i bontemponi australiani, vedi i commenti.<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/4680074868/" title="Menu su iPad di bistrotchezmaurice, su Flickr"><img height="169" align="left" width="300" style="padding: 5px; margin-right: 5px;" src="http://farm5.static.flickr.com/4063/4680074868_2e78a77914_b.jpg" alt="Menu su iPad" /></a>Andiamo con ordine. Lasciamo perdere tutte le motivazioni psico-sociologiche del servizio al  cliente, come il rapporto umano tra azienda (cameriere) e consumatore  finale, il cibo come comunicazione e trasmissione della cultura di un  paese, eccetera eccetera eccetera. Si potr&agrave; sempre eccepire che un link  ad ogni voce pu&ograve; rimandare a Wikipedia che informa il commensale sul  Parmigiano Reggiano o sul lardo della Val Rendena.<br />
Lasciamo anche perdere la bellezza e l&#8217;allegria (altro valore aggiunto  in un pasto al ristorante) di un tavolo, tutto impegnato fra  ordinazione virtuale, link alle qualit&agrave; wikipediane dei cibi e dei vini: una  splendida serata di interazione sociale.<br />
Lasciamo perdere tutto questo e pensiamo ai banali numeri.</p>
<p>A prescindere dai tempi non certo brillanti, quale ristorante anche piccolo pu&ograve; permettersi un investimento in iPad? Prendiamo il modello base, 499 euri o dollari fa lo stesso se ben ricordo, moltiplichiamolo almeno per 30 pezzi, ed abbiamo la bella cifra di 14.970 bigliettoni; mettiamo un pasto medio di 30 euri/dollari, fanno quasi 500 pasti solo per ammortizzare la spesa.<br />
Dobbiamo pensare, poi, al costo di rimpiazzo di quelli che spariranno come souvenir (l&#8217;ho fatto anch&#8217;io in qualche locale straniero, con quelli cartacei ovviamente) e fatevi i calcoli della bella pensata.<br />
Se il ristoratore non &egrave; un filantropo, pensiamo a quanto verr&agrave; &quot;spalmato&quot; il loro costo sul cliente: se i costi generali devono rimanere entro il classico 30%, il prezzo medio del pasto dovr&agrave; aumentare del relativo 30% per pareggiare i conti. Ok, son <strike>cacchi</strike> soldi suoi, ed ognuno pu&ograve; farne quello che vuole; personalmente investirei 15 mila euro in altri modi ma, ripeto, ognuno &egrave; libero di fare quello che vuole con i propri soldi.<br />
Pensiamo ora al discorso tecnico. Qui non abbiamo un classico &quot;gestionale&quot;, in uso da noi da qualche decina d&#8217;anni (nulla di nuovo sotto il sole): il cameriere raccoglie le ordinazioni varianti comprese sul proprio computerino portatile e le trasmette alla cucina e al bar i quali tramite stampante le trasformano nelle classiche comande.<br />
Qui abbiamo un&#8217;app (ed anche questo &egrave; un ulteriore costo per gli sviluppatori) personalizzata, pubblica?, che interagisce con cucina e bar, e solo con <em>quella</em> cucina e <em>quel</em> bar. La cosa &egrave; inverosimile sotto molti aspetti.<br />
E&#8217; chiaro che la campagna pubblicitaria della Apple ha centrato il segno: con pochi soldi hanno imbastito su uno pseudo ristorante con pseudo clienti (guarda caso tutte belle donne, nella foto di <span class="caption-text">Ross Schultz</span>) ed il gioco &egrave; fatto perch&eacute; ne parli tutto il mondo e perch&eacute; qualche gonzo ci caschi e vada in un Apple Store ad acquistare qualche decina di tavolette (sar&agrave; compreso negli incentivi statali per l&#8217;innovazione tecnologica?).<br />
Grande Steve, ma io resto vetero cartaceo e non me ne vergogno.</p>
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		<title>La patacca blu del ministro Fazio</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 20:57:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>I cuochi italiani come le Chiquita: un bollino blu in fronte che garantisce, parola del governo italiano, la salubrit&#224; del menu o &#8211; in politichese &#8211; &#34;un percorso  alimentare equilibrato dal punto di vista calorico e  nutrizionale&#34;.<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/4596732808/" title="Bollino blu di bistrotchezmaurice, su Flickr"><img height="238" align="right" width="300" style="padding: 5px; margin-left: 5px;" src="http://farm5.static.flickr.com/4048/4596732808_939d37e2e2.jpg" alt="Bollino blu" /></a>Lo ha proposto &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I cuochi italiani come le Chiquita: un bollino blu in fronte che garantisce, parola del governo italiano, la salubrit&agrave; del menu o &#8211; in politichese &#8211; &quot;un percorso  alimentare equilibrato dal punto di vista calorico e  nutrizionale&quot;.<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/4596732808/" title="Bollino blu di bistrotchezmaurice, su Flickr"><img height="238" align="right" width="300" style="padding: 5px; margin-left: 5px;" src="http://farm5.static.flickr.com/4048/4596732808_939d37e2e2.jpg" alt="Bollino blu" /></a>Lo ha proposto a Cibus, il salone parmense sull&#8217;alimentazione, il ministro della Salute <strong><a href="http://www.asca.it/news-SALUTE__FAZIO__BOLLINO_BLU_PER_RISTORANTI_CON_MENU__SANI-915415-ORA-.html">Ferruccio Fazio</a></strong>, quello che (allora sottosegretario) voleva che ci vaccinassimo tutti per la pandemia (!) suina (tra i 7.500 ed i 12 mila casi di morte accertati <u>in tutto il mondo</u>),&nbsp; l&#8217;influenza trasformatasi poi in bufala, con milioni di vaccini e di euro buttati nei cestini della spazzatura, che per&ograve; nel frattempo hanno fruttato alla <strong><a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-802834/novartis-49-utile-netto-trimestre/">Novartis</a></strong> un utile netto del 49% ed un incremento del fatturato del 25%.<br />
Ora, promosso sul campo per i lusinghieri meriti, il ministro &egrave; uscito con la nuova proposta (ma, per caso, &egrave; parente del pi&ugrave; noto Fabio?) di dare il bollino ai ristoranti di qualit&agrave;. Come la banana, appunto. E servir&agrave; ai ristoratori come pu&ograve; servire una banana in giochi solitari.<br />
Questo governo ha la capacit&agrave; di rivoltare la situazione: chi guida bene e non commette infrazioni dovrebbe essere la normalit&agrave;, invece viene premiato con un bonus sui punti della patente. Cos&igrave; il far da mangiar sano &#8211; non dico bene nel senso di alta cucina, di innovazione, di stagionalit&agrave;, di territorialit&agrave;, di ricerca &#8211; ma semplicemente sano, che dovrebbe essere alla base di qualsiasi cucina, dallo chef a tre stelle al cuoco di trattoria, viene premiato con il bollino.<br />
E&#8217; solo una proposta, d&#8217;accordo, ma sar&agrave; bello vedere chi dar&agrave; la medaglia e a chi, chi controller&agrave;<em> in divenire</em>, chi e come e se potr&agrave; essere tolta con disonore, o se invece potr&agrave; rimanere nel palmares del cuoco o del ristoratore come la segnalazione sulle guide.<br />
A parte tutto ci&ograve;, che per&ograve; non &egrave; poco, quali vantaggi pu&ograve; portare il bollino? Al ristorante nulla perch&eacute; non &egrave;, per esempio, collegato a sgravi fiscali, ad un miglioramento del rating bancario, ad incentivi economici di vario tipo, ad una <em>persuasion action</em> sul grande pubblico che sia indotto a scegliere il bollino rispetto al non bollino. Al consumatore neanche, perch&eacute; di bollini bianchi, rossi, verdi, a strisce ed a pois sono piene le vetrine dei locali, e nessuno ci bada minimamente. Io stesso, addetto interessato, ho trovato la notizia in maniera puramente casuale, figurarsi il consumatore medio e distratto.<br />
Non &egrave; con le boutade da fiera dei salami che si salva un settore importante, come la cucina italiana, per l&#8217;economia, il prestigio della nazione, il made in Italy, il turismo, e tutto quello che ne consegue. Pu&ograve; servire per coltivarsi il bacino elettorale &#8211; come abilmente ha fatto Zaia al ministero dell&#8217;Agricoltura &#8211; ma non sposta di una virgola l&#8217;economia disastrata delle aziende della ristorazione. D&#8217;altra parte &egrave; un atto dovuto, almeno per mascherare il <strong><a href="http://www.bistrotchezmaurice.com/ristorante/adesso-arriva-londa/">totale disinteresse</a></strong> della politica per il settore.</p>
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		<title>Fatebenefratelli</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 15:50:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a title="Cameriera 3 di bistrotchezmaurice, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/4290807437/"><img width="270" height="412" align="left" alt="Cameriera 3" src="http://farm3.static.flickr.com/2701/4290807437_c6518276d6.jpg" style="padding: 5px; margin-right: 5px;" /></a>Il tavolo &#232; un crocevia di multiforme umanit&#224; (non l&#8217;ha detto Nietzsche, ma il sottoscritto) dove si incontra di tutto.<br />
Ci sono tre coppie di stranieri, ma solo le donne si siedono mentre i mariti aspettano fuori; le signore ordinano &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Cameriera 3 di bistrotchezmaurice, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/4290807437/"><img width="270" height="412" align="left" alt="Cameriera 3" src="http://farm3.static.flickr.com/2701/4290807437_c6518276d6.jpg" style="padding: 5px; margin-right: 5px;" /></a>Il tavolo &egrave; un crocevia di multiforme umanit&agrave; (non l&#8217;ha detto Nietzsche, ma il sottoscritto) dove si incontra di tutto.<br />
Ci sono tre coppie di stranieri, ma solo le donne si siedono mentre i mariti aspettano fuori; le signore ordinano tre primi piatti, ognuna ne mangia mezzo, quindi si alzano e cedono il posto ed il resto del &quot;pasto&quot; ai relativi consorti. Storia vera di qualche estate fa.<br />
C&#8217;&egrave; anche la famiglia italiana &#8211; padre, madre e figlio &#8211; che prendono tre primi e come secondo dividono un antipasto uno. Storia di questi giorni.<br />
Troviamo tutte le giustificazioni possibili. Hanno appena fatto colazione o merenda, ed un primo ed un terzo di antipasto serve per tappare un buchetto nello stomaco fino alla sera. Oppure: la mia porzione, che non &egrave; da camionista, &egrave; tuttavia cos&igrave; abbondante per loro che sono gi&agrave; sazi con un primo; un terzo di antipasto &egrave; uno sfizio finale. Oppure: la mia cucina fa schifo e quindi si fermano ad un assaggio. Oppure ancora: il loro budget &egrave; limitato e pi&ugrave; di tanto non possono permettersi.<br />
Ogni motivazione &egrave; ragionevole, legittima, e quindi rispettabile.<br />
Potrebbe succedere, come succede a volte, che a tavola si siedano due o pi&ugrave; persone di cui una ha gi&agrave; desinato ed &egrave; l&igrave; solo per far compagnia o per parlare di fatti loro. In questo caso la ragazza di sala, una volta avvisata che un commensale non mangia, provvede ad eliminare tovagliolo, posate e bicchieri del coperto che non verr&agrave; usato. Ovviamente nella ricevuta non verr&agrave; tenuto conto dell&#8217;ospite.<br />
Sull&#8217;onda di un certo modo di pensare fino a ieri ero d&#8217;accordo anch&#8217;io nell&#8217;eliminare la voce pane-coperto-servizio. Negli Stati Uniti, dove questo non viene contemplato, c&#8217;&egrave; per&ograve; la consuetudine (che &egrave; una regola) di lasciare almeno il 10 percento di mancia con cui i camerieri integrano il loro magro stipendio. In Austria e Germania il pane si paga come un qualsiasi piatto: se se ne chiede un secondo cestino viene conteggiato due volte.<br />
Ognuno si regola secondo le proprie consuetudini ed esigenze. Io, per esempio, non applico una maggiorazione per il servizio bar &quot;al tavolo&quot;: il caff&egrave; costa uguale sia che venga bevuto in piedi al bancone, sia che venga portato nel dehors esterno.<br />
Per&ograve; sulla voce coperto-servizio-pane sto ricredendomi. A parte che una volta avvisato sia sul menu esterno che sulla carta portata al tavolo, il cliente non pu&ograve; contestare il conto per la quantit&agrave; del servizio prestato, fatto salvo il peso minimo degli alimenti corrisposti. Ma &#8211; porto un esempio estremo &#8211; otto persone mi occupano due tavoli e solo due pasteggiano mentre gli altri si scaldano e divorano cestini di pane, &egrave; giusto che il proprietario applichi un minimo di costo a tutti?<br />
Sono d&#8217;accordo che il servizio (del cameriere che &egrave; gi&agrave; retribuito) o il coperto (che dovrebbe rientrare nelle spese generali di gestione del servizio lavanderia e stireria) non dovrebbero essere contemplati, ma se il commensale fantasma si appropria anche di una sola briciola, &egrave; giusto che paghi il corrispettivo.<br />
L&#8217;essenza della ristorazione sta proprio in questo: cibo e bevande in cambio di un corrispettivo in denaro. Diversamente si chiama mensa della Caritas.</p>
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		<title>Piscio di gatto</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 21:19:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Perch&#233; vorrei avere tanti commenti ai miei post? Perch&#233; il pensiero degli altri, la precisazione, la discussione porta ad approfondire, a rivedere, ad ampliare il proprio pensiero. E Dario mi d&#224; di nuovo un&#8217;opportunit&#224;, e di questo gli sono ancor &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perch&eacute; vorrei avere tanti commenti ai miei post? Perch&eacute; il pensiero degli altri, la precisazione, la discussione porta ad approfondire, a rivedere, ad ampliare il proprio pensiero. E Dario mi d&agrave; di nuovo un&#8217;opportunit&agrave;, e di questo gli sono ancor di pi&ugrave; grato.<br />
Si discuteva sulle scelte al ristorante, dei motivi per i quali tutti noi operiamo certe scelte e non altre. Il mio, nostro amico ha centrato esatamente la questione: di fronte a qualcosa di nuovo il nostro cervello &egrave; portato a classificare il nuovo in base ai parametri costruiti fin dall&#8217;et&agrave; che andavamo in passeggino, ed &egrave; insito nella natura animale.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/daquellamanera/2483135361/"><img width="270" height="360" align="left" alt="" style="padding: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.bistrotchezmaurice.com/wp-content/uploads/image/2483135361_01b7cef930_b.jpg" /></a>Impariamo fin dalla nascita che una persona che ci prende in braccio, di cui riconosciamo la voce per averla sentita in lontananza per nove mesi, e che ci offre il capezzolo dal quale succhiare il nostro nutrimento si chiama mamma, ed &egrave; solo lei. Ci sono altre persone che hanno ugualmente i capezzoli che offrono ad altri esserini, ma sono altre mamme, non la nostra, e queste si chiamano donne.<br />
Lo stesso avviene pi&ugrave; avanti con gli anni, di fronte ad un qualsiasi dato oggettivo come un quadro o un brano musicale o un programma tv. Quante volte vediamo un volto che ci ricorda qualcuno e ci scervelliamo anche per ore alla ricerca (in questi giorni sto cercando di ricordarci a chi assomiglia il Babbo Natale dallo psicanalista nello spot di Euronics: mi sembra Gambarotta, ma non &egrave;).<br />
Abbiamo il bisogno primordiale di classificare, di mettere entro certi schemi mentali. La prova principe &egrave; San Remo: di fronte ad una canzone che sentiamo la prima volta, la prima operazione che fa il nostro cervello &egrave; capire se e dove mettere il brano, melodico o ritmato, quali assonanze ha, e lo accetteremo tanto prima se ci ricorder&agrave; qualcos&#8217;altro (se &egrave; un plagio ci riuscir&agrave; immediatamente gradito).</p>
<p>Tutto questo avviene perch&eacute; tutti noi abbiamo bisogno di rassicurazione. Qualcuno ha detto che anche nel pi&ugrave; grande rivoluzionario si cela un animo conservatore. Il fatto &egrave; che dobbiamo &#8211; per natura &#8211; mettere il nostro oggetto nella casella del buono piuttosto che in quella del cattivo, del dolce o del salato (gli orientali hanno la terza opzione dell&#8217;agrodolce), del sapore del sangue o della vegetazione, del consistente o del tenero, e avanti cos&igrave;.<br />
Nella cucina moderna si insegna a soddisfare tutte le sensazioni. Forse per questo non ha mai sfondato (finora?) la cucina molecolare, perch&eacute; non soddisfa quella categoria cerebrale collegata alla forma del cibo.<br />
In enologia tutto questo &egrave; addirittura codificato. Quando parliamo di sentori, dobbiamo rifarci a termini accademici come muschio, cuoio, piscio di gatto, frutta, fiori. Il giorno che faranno un vino che esula da queste catalogazioni &#8211; ripeto, prima di tutto mentali &#8211; saranno cavoli amari.</p>
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		<title>Ritorno al futuro</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 23:01:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>In <a href="http://www.bistrotchezmaurice.com/mondo-web/perche-fanno-cosi/">questo</a> post mi ponevo la domanda di come il cliente operi le proprie scelte, di fronte ad un menu che propone piatti tradizionali e piatti innovativi. Vedo di chiarire meglio i due concetti, rispondendo ad un commento di Dario.&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In <a href="http://www.bistrotchezmaurice.com/mondo-web/perche-fanno-cosi/">questo</a> post mi ponevo la domanda di come il cliente operi le proprie scelte, di fronte ad un menu che propone piatti tradizionali e piatti innovativi. Vedo di chiarire meglio i due concetti, rispondendo ad un commento di Dario.<br />
Tradizionale &egrave; ci&ograve; che si rif&agrave; ad un passato consolidato, mentre per innovativo intendo quello che, partendo dal passato, lo supera in qualche modo, proponendo una visione diversa. Facciamo un esempio: la pasta e fagioli in Veneto si fa spesso con gli spaghetti (o i bigoli) spezzettati, in Trentino con i ditaloni, nel Lazio con tutti i resti delle paste, in altre regioni addirittura con il riso. Se in Trentino propongo la pasta e fagioli con gli spaghetti spezzettati, diventa un piatto innovativo, perch&eacute; va a rinnovare una tradizione di quella cucina, mentre nel Veneto sarebbe considerato tradizionale.</p>
<p><a title="Polenta di bistrotchezmaurice, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/4291583082/"><img width="270" height="336" align="left" alt="Polenta" src="http://farm3.static.flickr.com/2734/4291583082_22478d1a4e.jpg" style="padding: 5px; margin-right: 5px;" /></a>La tradizione, quindi, &egrave; un concetto relativo e riprendo l&#8217;esempio della cucina trentina. Si dice che &#8211; per tradizione &#8211; questa cucina sia povera di ingredienti e materie prime, e quindi di piatti. Infatti non esiste il pesce di mare (con l&#8217;eccezione del baccal&agrave;) e gran parte delle paste.<br />
Questa povert&agrave; &egrave; relativa agli ultimi secoli perch&eacute;, se andiamo al Cinquecento, ai tempi del Concilio, a Trento c&#8217;era il fior fiore della cucina internazionale, con i migliori cuochi al seguito dei vescovi-principi. Facendo cucina rentina, io chef derelitto a chi devo fare riferimento? Ai canederli dei contadini che lottavano contro il bosco per il fieno da dare alle due vacche in stalla, o ai fagiani e al caviale delle tavole imbandite al Concilio Tridentino?</p>
<p>Un giorno chiesi al mio chef: se avessi fatto i canederli, invece che nella classica forma a palla, a rotolo e poi tagliati a fette, sarebbero stati considerati ancora canederli? In altri termini, il termine canederlo &egrave; attribuito alla forma o alla sostanza del piatto? La sua risposta fu che non avevo scoperto niente, perch&eacute; da sempre in Alto Adige si usano i canederli anche tagliati a fette.<br />
Questa &egrave; la mia strada, basata sulla sostanza tradizionale del piatto che a volte prende una forma diversa (quindi innovativa) rispetto <em>al solito</em>.<br />
Spesso ho contrabbandato dei piatti ultratradizionali come innovativi e spesso i miei clienti &#8211; abituati magari ai sofficini e ai quattro salti in padella &#8211; sono rimasti sconcertati, scegliendo la tradizione vicina e conosciuta rispetto ad una tradizione lontana ed arcana.<br />
Prendiamo un esempio dal mio ultimo menu di quest&#8217;inverno, inaugurato agli inizi del mese. Tra gli antipasti ho introdotto un vecchissimi piatto trentino, tale e quale, la <em>Polenta Carbonera</em>; un piatto a chilometro zero, fatto tutto con ingredienti del territorio, la polenta di Storo, la lucanica del paese, i formaggi della val di Sole. Un piatto semplicissimo, inventato dai nostri avi con le poche materie prime disponibili per dare massa e sostanza a chi doveva combattere contro il freddo dell&#8217;inverno o fornire energia per coltivare i pendii montani. <br />
Allora la porzione era&#8230; da montanaro, oggi io la propongo come antipasto, quindi ridotta a poche forchettate (anche per non precludermi altri piatti). Un piatto &#8211; lo garantisco &#8211; che &egrave; una delizia di sapori, per nulla pesante nella versione antipasto, una delizia che da sola potrebbe valermi la presenza nella guida dell&#8217;Espresso.<br />
Avevamo scommesso tutti che sarebbe andato via alla grande, ed infatti dall&#8217;inizio del mese ho avuto una sola ordinazione. Valli a capire i gusti o, meglio, i cervelli della gente.</p>
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