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settembre 04, 2009 by
Maurice
Qualcuno pensa che il presidente più amato dagli italiani (sondaggiati) stia governando o abbia mai governato? Intendiamoci, una cosa è occupare palazzo Chigi – ed anche lì ci sta ben poco, perché per certi affari è più comodo palazzo Grazioli – ed altra cosa è lavorare per la nazione.
Prendiamo l’esempio del grande amore tra Roma e Tripoli di questi ultimi tempi. Qualcuno pensa che i tappeti rossi sotto le suole del mandante della strage di Lockerbie siano stati stesi per affrontare il problema della sicurezza delle acque del Mediterraneo, o della pacifica attività dei nostri pescherecci, o per convincere il dittatore africano a tenerseli in casa i barconi dei migranti?
Abbiamo sempre detto che Superman "è sceso" in politica per i suoi affaracci. Ora vengono fuori i retroscena di tanto movimento di qua e di là del mare che – mi si perdoni l’autocitazione – avevo già intuito ancora l’8 luglio: il presidente del Milan sta vendendo la sua blasonata squadra alla famiglia del colonnello (ai milanisti ed ancor più ai leghisti milanisti consiglio questa lettura molto istruttiva).
Non è che Gheddafi tiri fuori un euro: il nostro governo gli ha già promesso – come dice l’organo ufficiale del Pdl – 200 milioni di euro per i prossimi 25 anni, più che sufficienti per comperare dieci volte il Milan.
L’amore per il calcio italiano dei Gheddafi senior ed junior non è di oggi. Tutti ricordiamo i petrodollari che affluirono nelle casse degli Agnelli in cambio del 10% della proprietà della Juve, o il tesseramento del rampollo con il Perugia di Gaucci.
Tanto amore oggi si sposa con il disinteresse dei figli per il giocattolo calcio, e la necessità del cavaliere di monetizzare il più possibile in vista del divorzio da Veronica e della sua fuga dall’Italia (verso una nuova villa in Libia?).
Sono questi gli affari che occupano il tempo del nostro conducador. Tutto il resto è fastidiosa noia.
Tags: GheddafiMilan
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Politica e democrazia
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agosto 31, 2009 by
Maurice
Che Vittorio Feltri fosse un killer professionista che usa la macchina da scrivere (non il computer!) e documenti inventati di brutto (da chi? e per ordine di chi?) per far fuori i nemici, in cambio di congrui compensi, era risaputo.
Mi onoro di non aver mai letto una riga dei suoi editoriali: mi basta averlo sentito in tv per capire di che pasta è fatto, e non ho voglia di dovermi lavare e disinfettare le mani dopo aver toccato il suo giornale.
Così come mi onoro di aver scritto negli anni Settanta su Avvenire, sotto la direzione di Angelo Narducci, occupandomi in prevalenza – ma non solo – della cronaca sindacale in quel di Porto Marghera, quando nei consigli di fabbrica potevano entrare solo i corrispondenti dell’Unità, dell’Avanti ed il sottoscritto. Non fosse per altri motivi, basterebbe questo per esprimere tutta la mia solidarietà a Dino Boffo, oggetto del linciaggio di Feltri.
La vicenda che ha scosso l’ultimo fine settimana – mancato spot pubblicitario di Berlusconi alla festa della Perdonanza, cena saltata con il segretario di stato vaticano Bertone, editoriale di Feltri, durissimo intervento del presidente Cei Bagnasco – ha evidenziato lo stato in cui versa il nostro amato presidente puttaniere.
Dà sempre più l’impressione del caimano ferito che mena all’impazzata furibondi colpi di coda, nella speranza di lenire il dolore colpendo gli avversari. Purtroppo per lui, chi lo consiglia da vicino sta prendendo una cantonata dietro l’altra.
L’avvocato Ghedini (da cui non mi farei difendere neanche per contestare una multa) dopo l’ammissione implicita dell’"utilizzatore finale" del giro di mignotte alla corte del re, ha ora incastrato il suo illustre cliente con la querela a Repubblica e ad altri giornali europei. Se non la ritira, dovrà rispondere in tribunale alle dieci famose domande, ed è quello che aspettiamo tutti da mesi. Non solo, ma non ha valutato il fatto che in Europa i grandi giornali sono sensibili alla libertà di stampa e, se vengono toccati su questo tasto, si scatena l’inferno, come si è subito verificato.
Lo stesso errore di sottovalutazione è stato compiuto nei confronti del mondo cattolico e del Vaticano che è disponibile evangelicamente a porgere l’altra guancia, ma che non si lascia insultare all’infinito (a patto che l’insultante non si penta con atti, per esempio legislativi, molto graditi). Ed un governo italiano – come rileva il Financial Time – che si pone in conflitto con la Chiesa non è mai durato a lungo.
Pare comunque che non sia finita qui. L’ultima gaffe è arrivata da Bossi che il giorno prima minaccia la revisione del Concordato perchè la Chiesa non la smette di criticare le leggi razziali, ed il giorno dopo assicura che andrà lui in Vaticano a sistemare le cose. Peggio la pezza dello strappo, tant’è che il Grande Manovratore ha dovuto chiarire subito che se c’è uno che andrà in Vaticano sarà lui medesimo.
Povero Silvio, è proprio messo bene. Ciliegina sulla torta: il suo Milan, nel derby della Madonnina, gli tira su il morale con quattro pappine, una squalifica, un allenatore che non sa neanche fare i cambi, ed un branco di vecchi brocchi azzoppati.
E’ proprio vero: quando capitano, capitano tutte insieme.
Tags: informazioneMilanVescovi
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Chiesa, Politica e democrazia
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luglio 08, 2009 by
Maurice
Non credo che si stiano avverando le profezie del profeta Massimo (D’Alema) sugli "scossoni", anche se aprendo la rassegna stampa di questi ultimi giorni c’è da rimanere perlomeno perplessi.
Come le scosse di terremoto dell’Aquila sulla stampa estera si susseguono quotidianamente gli editoriali ed i servizi sul G8, con relative e sarcastiche critiche al nostro capo delegazione (nella foto la vignetta del Sunday Times). Ma non è questo che colpisce, e neppure la proposta sotterranea di buttarci fuori dal club dei grandi per far posto alla Spagna: neanche se l’Onu decretasse l’embargo al nostro Paese il nostro capo del governo avrebbe la dignità di fare armi e bagagli da Palazzo Chigi.
Mi fanno specie, invece, due piccoli fatti, tutt’altro che trascurabili per uno – come il Cavaliere – abituato alle corti ossequienti ed osannanti nonostante tutti i se ed i ma.
Il primo è il flop clamoroso di abbonamenti del Milan (al 2 luglio, hanno confermato il posto 21.857 abbonati interisti, 15% in più rispetto alla scorsa stagione, rispetto agli 800 rossoneri), con conseguente contestazione al presidente alla prima della squadra a Milanello. Alla base della rivolta la campagna acquisti – o meglio vendite – della direzione del Milan, per nulla gradita dai tifosi.
Che sia l’inizio, ma sarebbe più corretto parlare di continuazione, della fase di disimpegno dal calcio del massimo presidente? Non mi stupirebbe se, stancatosi del giocattolo che nulla vince più, decidesse di vendere la società, come ha già fatto in anni passati con gli hockeysti dei Devils.
L’altra nuova è il sorpasso di Sky su Mediaset in fatto di incassi: per la prima volta la tv di Murdoch supera il biscione. Da notare che Sky conta solo sulla pay tv, mentre il concorrente può mettere sul piatto dell’offerta ai vendors pubblicitari l’analogico, il digitale ed il satellitare.
Gli attacchi del presidente-padrone (sul caso delle zoccole nelle ville) a Murdoch ed al gruppo Repubblica-L’Espresso forse non avevano niente di politico: era solo la stizza di chi vede assottigliarsi i guadagni (da cui anche la stitica campagna acquisti del Milan). E la borsa di Milano registra il malessere di un gruppo che ha chiuso il bilancio dell’anno scorso con una posizione finanziaria netta di -1.374.900 euro, ancor più negativa dell’anno precedente. Gli analisti del Sole 24Ore indicano una tendenza nel breve termine in forte ribasso, dopo giorni che il titolo continua a perdere, e consigliano di evitare acquisti di portafoglio.
All’orizzonte, infine, c’è la separazione ed il conseguente divorzio dall’ex coniuge Veronica Lario. Come succede a questi livelli, la decisione di prendere strade diverse non sarà a costo zero ed una ulteriore decurtazione del patrimonio personale potrebbe far uscire il cavaliere dalla Top 100 dei più ricchi della terra (nel 2009 Forbes l’aveva collocato al 70° posto).
Ce n’è da far venire le emorroidi a chiunque.
Tags: borsamaggioranzaMilanstampa internazionale
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Politica e democrazia
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maggio 17, 2009 by
Maurice
Il moroso della dottoressa, milanista e sinistro, è sempre felice: se il Milan vince perché vince, se perde perché perde Berlusconi. Dev’essere felice anche dopo Udine, ma non più del Massimo Petroliere e del Massimo Baffetto la cui Roma è passata per il rotto della cuffia.
Ma si apre un altro scenario inquietante. Di sicuro dietro il diciasettesimo scudetto sulla maglia ambrosiana si nasconde un complotto multietnico e c’è da giurarci che per il prossimo campionato saranno imbarcati e rispediti a casa, se non se ne vanno sua sponte, i vari Balotelli e Ibrahimovic per restituire al pallone italico la purezza della razza.
Carlo Ancelotti sta già facendo le valigie. Per colpa sua (si è fatto abbindolare dalla sinistra e dalla stampa di sinistra) il Milan ha perso lo scudetto; per fortuna il suo e nostro presidente provvederà con il lodo Brambilla a scucire il tricolore dalle maglie nerazzurre per passarlo alla seconda (o terza, non si sa mai con questi juventini) classificata.
Per il prossimo anno si prevedono grosse novità in campionato. Se l’imperatore palpeggione (la definizione non è mia) non provvederà da subito, Bossi ha già annunciato che dopo la miss padana, il foglio padano, la radio padana, il fisco padano, le ronde padane, la michetta padana, la casseula padana, i parroci padani, le mignotte padane, i tordi padani e le fogne padane, farà anche il campionato padano, con Pro Patria e Virtus Treviso rigorosamente ariane.
Tags: InterMilanscudetto
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Costume & Società