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agosto 23, 2010 by
Maurice
Un fine settimana con cavoli acidi in menu per i pasti del cavaliere. Non fa a tempo a chiudere la partita con i finiani una volta per tutte che gli piovono sulla testa i numeri dell’ultimo sondaggio interno con un PdL addirittura al 28%. Ferma tutto, marcia indietro: niente più auto-ribaltone, niente più crisi, non si va più alle elezioni anticipate. Meglio trattare.
Ecco spuntare allora il documento in cinque punti sul programma da attuare da settembre in poi. "Lodevoli intenzioni", dice Fini, a cui devono seguire i fatti, delle proposte di legge coerenti con le idee del presidente della Camera, anche se il "prendere o lasciare" berlusconiano (che "non appartiene alla politica ma al commercio", dice Bocchino) non piace molto.
Niente elezioni anticipate, dunque, o forse sì. Forte delle cifre degli stessi sondaggi, che vedrebbero la Lega al 12%, Bossi invece spazza via ogni incertezza: a dicembre si va a votare in ogni caso, parola di senatùr, e c’è addirittura chi fa già la data del 12-13. Ma anche questo è un rischio perché a palazzo Grazioli hanno calcolato che, con l’attuale legge porcata, in Senato la santa alleanza Berlusconi-Bossi potrebbe non raggiungere la maggioranza.
Tutto ovviamente a prescindere dall’oste, perché i conti alla fine li fa il Presidente della Repubblica, a cui spetta il potere di sciogliere o meno le Camere, checché ne pensi e dica Berlusconi.
In ogni caso la decisione voto sì/voto no è molto pericolosa per l’uomo di Arcore perché proprio per fine anno è attesa la decisione della "Corte Costituzionale – il Cavaliere lo dà per scontato – boccerà il legittimo impedimento", come afferma il Giornale, e Berlusconi non avrà più scuse per scappare dal processo Mills dov’è imputato, con una sentenza che potrebbe arrivare tra febbraio e marzo.
In mezzo a questo casino è arrivata anche una tegola finanziaria. La Endemol, di cui Mediaset è proprietaria assieme a Goldman Sachs e al fondo Cyrte, sarebbe in forti difficoltà economiche, "schiacciata – come afferma il Sole24Ore – da circa 3 miliardi di dollari di indebitamento" con debiti per circa 10 volte il margine operativo lordo. Forse non è pensabile un default, però la notizia ha fatto precipitare il titolo Mediaset fino al 2%, e per salvarla Berlusconi dovrebbe scucire diverse centinaia di milioni di euro.
Non sappiamo quanto c’entri, ma sta di fatto che la Rai ha già anticipato la soppressione (per il momento) del programma dei pacchi, I fatti tuoi, (di proprietà Endemol) per sostituirlo con I soliti ignoti di Fabrizio Frizzi fin dal prossimo mese. Se saltasse la Endemol Mediaset potrebbe dover dire addio al Grande Fratello, con tutti i danni immaginabili sul versante delle entrate pubblicitarie per il povero Berlusconi.
E’ vero che con il recente condono ad personam il padrone del biscione ha risparmiato la bellezza di oltre 340 milioni di euro dovuti al fisco, ma il mercato finanziario non funziona come la politica italiana, e se vuole salvare la sua Endemol deve per forza pagare. Prendere o lasciare.
Ciliegina sulla torta per addolcire il pasto: il Milan del capo consegna il trofeo Berlusconi alla Juve. Vedremo cosa scriverà Feltri domani.
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Politica e democrazia
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maggio 02, 2010 by
Maurice
Essì, cambiano i tempi e non c’è più il rispetto di una volta. Pochi giorni fa Gianfranco Fini ribatte in diretta televisiva, punto per punto, a tutti i dissapori con il Capo Supremo, e si permette pure di alzarsi dalla sedia per puntargli l’indice contro. Vabbè, abbiamo detto, è la politica: finalmente è iniziata l’era democratica nel PdL.
Ma che l’uomo-azienda del Milan, quel bel Leonardo che da giocatore ed attraverso i corridoi del Biscione è arrivato a dirigere il team rossonero, si ponga in netta contrapposizione col Padrone – nonché presidente del Consiglio dei Ministri italiano – dicendo che evidentemente "siamo incompatibili", questo è inconcepibile in un mondo di yesmen.
Con voce tranquilla Leonardo ha detto del proprio presidente cose di una «gravità » poche altre volte ascoltata. Non è stato il litigio del tecnico escluso contro il padrone arrogante. È stato la spiegazione del rifiuto di un modo di essere, di pensare, di comportarsi. E quel modo di essere è del primo ministro del Paese. (Mario Sconcerti)
Gli investigatori dicono che un caso è una coincidenza, due sono un indizio, tre sono una prova. Nel giro di una settimana abbiamo quindi un indizio del declino del carisma di Berlusconi, padrone assoluto dell’impero mediatico-sportivo-assicurativo e chi più ne ha più ne metta. Se poi allarghiamo l’arco temporale, esattamente un anno fa (il 3 maggio) l’ex moglie dell’uomo più amato d’Italia lo mandava a quel paese, cantandogliele senza tanti giri di parole, a mezzo comunicato stampa. A questo punto abbiamo una prova.
La sortita di Veronica sembrava allora un fulmine a ciel sereno, anche se era da tempo che tuonava, ed invece era una slavina che col tempo si è trasformata in valanga, coinvolgendo dopo l’ambito familire quello politico ed ora anche quello sportivo. Dove e quando si fermerà lo smottamento? Chi e cosa porterà con sè? Quanti e quali corpi rimarranno sotto la neve?
La Lario, Fini, mettiamoci anche Bocchino, e Leonardo hanno tracciato la via al dissenso, pericolossimo per la leadership senza discussione del Capo. Come dice splendidamente Spartaco Pupo
"Il dissenso stravolge gerarchie, tattiche, piani e orientamenti pre-stabiliti, chiama all’indignazione, al movimento, al proselitismo più puro e genuino. Il dissenso viene sempre da una minoranza, mai da una maggioranza, e forse per questo non sono mai state le maggioranze a cambiare il corso della storia. Il dissenso ostacola l’adattamento interessato, sfascia il paravento della rassegnazione per innalzare il vessillo della speranza, dissolve le cappe di unanimismo, stravolge le piatte omogeneità conciliari, produce la diversità laddove ristagna il livellamento".
Fare previsioni è da stolti, ma una cosa è certa: niente è più come prima.
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Attualità
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settembre 04, 2009 by
Maurice
Qualcuno pensa che il presidente più amato dagli italiani (sondaggiati) stia governando o abbia mai governato? Intendiamoci, una cosa è occupare palazzo Chigi – ed anche lì ci sta ben poco, perché per certi affari è più comodo palazzo Grazioli – ed altra cosa è lavorare per la nazione.
Prendiamo l’esempio del grande amore tra Roma e Tripoli di questi ultimi tempi. Qualcuno pensa che i tappeti rossi sotto le suole del mandante della strage di Lockerbie siano stati stesi per affrontare il problema della sicurezza delle acque del Mediterraneo, o della pacifica attività dei nostri pescherecci, o per convincere il dittatore africano a tenerseli in casa i barconi dei migranti?
Abbiamo sempre detto che Superman "è sceso" in politica per i suoi affaracci. Ora vengono fuori i retroscena di tanto movimento di qua e di là del mare che – mi si perdoni l’autocitazione – avevo già intuito ancora l’8 luglio: il presidente del Milan sta vendendo la sua blasonata squadra alla famiglia del colonnello (ai milanisti ed ancor più ai leghisti milanisti consiglio questa lettura molto istruttiva).
Non è che Gheddafi tiri fuori un euro: il nostro governo gli ha già promesso – come dice l’organo ufficiale del Pdl – 200 milioni di euro per i prossimi 25 anni, più che sufficienti per comperare dieci volte il Milan.
L’amore per il calcio italiano dei Gheddafi senior ed junior non è di oggi. Tutti ricordiamo i petrodollari che affluirono nelle casse degli Agnelli in cambio del 10% della proprietà della Juve, o il tesseramento del rampollo con il Perugia di Gaucci.
Tanto amore oggi si sposa con il disinteresse dei figli per il giocattolo calcio, e la necessità del cavaliere di monetizzare il più possibile in vista del divorzio da Veronica e della sua fuga dall’Italia (verso una nuova villa in Libia?).
Sono questi gli affari che occupano il tempo del nostro conducador. Tutto il resto è fastidiosa noia.
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Politica e democrazia
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agosto 31, 2009 by
Maurice
Che Vittorio Feltri fosse un killer professionista che usa la macchina da scrivere (non il computer!) e documenti inventati di brutto (da chi? e per ordine di chi?) per far fuori i nemici, in cambio di congrui compensi, era risaputo.
Mi onoro di non aver mai letto una riga dei suoi editoriali: mi basta averlo sentito in tv per capire di che pasta è fatto, e non ho voglia di dovermi lavare e disinfettare le mani dopo aver toccato il suo giornale.
Così come mi onoro di aver scritto negli anni Settanta su Avvenire, sotto la direzione di Angelo Narducci, occupandomi in prevalenza – ma non solo – della cronaca sindacale in quel di Porto Marghera, quando nei consigli di fabbrica potevano entrare solo i corrispondenti dell’Unità, dell’Avanti ed il sottoscritto. Non fosse per altri motivi, basterebbe questo per esprimere tutta la mia solidarietà a Dino Boffo, oggetto del linciaggio di Feltri.
La vicenda che ha scosso l’ultimo fine settimana – mancato spot pubblicitario di Berlusconi alla festa della Perdonanza, cena saltata con il segretario di stato vaticano Bertone, editoriale di Feltri, durissimo intervento del presidente Cei Bagnasco – ha evidenziato lo stato in cui versa il nostro amato presidente puttaniere.
Dà sempre più l’impressione del caimano ferito che mena all’impazzata furibondi colpi di coda, nella speranza di lenire il dolore colpendo gli avversari. Purtroppo per lui, chi lo consiglia da vicino sta prendendo una cantonata dietro l’altra.
L’avvocato Ghedini (da cui non mi farei difendere neanche per contestare una multa) dopo l’ammissione implicita dell’"utilizzatore finale" del giro di mignotte alla corte del re, ha ora incastrato il suo illustre cliente con la querela a Repubblica e ad altri giornali europei. Se non la ritira, dovrà rispondere in tribunale alle dieci famose domande, ed è quello che aspettiamo tutti da mesi. Non solo, ma non ha valutato il fatto che in Europa i grandi giornali sono sensibili alla libertà di stampa e, se vengono toccati su questo tasto, si scatena l’inferno, come si è subito verificato.
Lo stesso errore di sottovalutazione è stato compiuto nei confronti del mondo cattolico e del Vaticano che è disponibile evangelicamente a porgere l’altra guancia, ma che non si lascia insultare all’infinito (a patto che l’insultante non si penta con atti, per esempio legislativi, molto graditi). Ed un governo italiano – come rileva il Financial Time – che si pone in conflitto con la Chiesa non è mai durato a lungo.
Pare comunque che non sia finita qui. L’ultima gaffe è arrivata da Bossi che il giorno prima minaccia la revisione del Concordato perchè la Chiesa non la smette di criticare le leggi razziali, ed il giorno dopo assicura che andrà lui in Vaticano a sistemare le cose. Peggio la pezza dello strappo, tant’è che il Grande Manovratore ha dovuto chiarire subito che se c’è uno che andrà in Vaticano sarà lui medesimo.
Povero Silvio, è proprio messo bene. Ciliegina sulla torta: il suo Milan, nel derby della Madonnina, gli tira su il morale con quattro pappine, una squalifica, un allenatore che non sa neanche fare i cambi, ed un branco di vecchi brocchi azzoppati.
E’ proprio vero: quando capitano, capitano tutte insieme.
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Chiesa, Politica e democrazia
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luglio 08, 2009 by
Maurice
Non credo che si stiano avverando le profezie del profeta Massimo (D’Alema) sugli "scossoni", anche se aprendo la rassegna stampa di questi ultimi giorni c’è da rimanere perlomeno perplessi.
Come le scosse di terremoto dell’Aquila sulla stampa estera si susseguono quotidianamente gli editoriali ed i servizi sul G8, con relative e sarcastiche critiche al nostro capo delegazione (nella foto la vignetta del Sunday Times). Ma non è questo che colpisce, e neppure la proposta sotterranea di buttarci fuori dal club dei grandi per far posto alla Spagna: neanche se l’Onu decretasse l’embargo al nostro Paese il nostro capo del governo avrebbe la dignità di fare armi e bagagli da Palazzo Chigi.
Mi fanno specie, invece, due piccoli fatti, tutt’altro che trascurabili per uno – come il Cavaliere – abituato alle corti ossequienti ed osannanti nonostante tutti i se ed i ma.
Il primo è il flop clamoroso di abbonamenti del Milan (al 2 luglio, hanno confermato il posto 21.857 abbonati interisti, 15% in più rispetto alla scorsa stagione, rispetto agli 800 rossoneri), con conseguente contestazione al presidente alla prima della squadra a Milanello. Alla base della rivolta la campagna acquisti – o meglio vendite – della direzione del Milan, per nulla gradita dai tifosi.
Che sia l’inizio, ma sarebbe più corretto parlare di continuazione, della fase di disimpegno dal calcio del massimo presidente? Non mi stupirebbe se, stancatosi del giocattolo che nulla vince più, decidesse di vendere la società, come ha già fatto in anni passati con gli hockeysti dei Devils.
L’altra nuova è il sorpasso di Sky su Mediaset in fatto di incassi: per la prima volta la tv di Murdoch supera il biscione. Da notare che Sky conta solo sulla pay tv, mentre il concorrente può mettere sul piatto dell’offerta ai vendors pubblicitari l’analogico, il digitale ed il satellitare.
Gli attacchi del presidente-padrone (sul caso delle zoccole nelle ville) a Murdoch ed al gruppo Repubblica-L’Espresso forse non avevano niente di politico: era solo la stizza di chi vede assottigliarsi i guadagni (da cui anche la stitica campagna acquisti del Milan). E la borsa di Milano registra il malessere di un gruppo che ha chiuso il bilancio dell’anno scorso con una posizione finanziaria netta di -1.374.900 euro, ancor più negativa dell’anno precedente. Gli analisti del Sole 24Ore indicano una tendenza nel breve termine in forte ribasso, dopo giorni che il titolo continua a perdere, e consigliano di evitare acquisti di portafoglio.
All’orizzonte, infine, c’è la separazione ed il conseguente divorzio dall’ex coniuge Veronica Lario. Come succede a questi livelli, la decisione di prendere strade diverse non sarà a costo zero ed una ulteriore decurtazione del patrimonio personale potrebbe far uscire il cavaliere dalla Top 100 dei più ricchi della terra (nel 2009 Forbes l’aveva collocato al 70° posto).
Ce n’è da far venire le emorroidi a chiunque.
Tags: borsamaggioranzaMilanstampa internazionale
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Politica e democrazia