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ottobre 14, 2011 by
Maurice
A Rovereto era arrivata per uno stage nel 2001. Non l'unico in Italia per l'allora giovanissima cuoca giapponese Mutsumi Nakada, che prima di tornare in patria era stata anche in Piemonte ed in Calabria. Ma Rovereto, il Borgo e la famiglia Dalsasso le erano rimasti nel cuore. E qui era tornata due anni dopo, per restare. Adesso nel centro di Rovereto apre il suo ristorante, nei locali storici del Silenzio, in Santa Caterina.
Con queste parole un quotidiano locale annunciava un anno fa l'apertura del ristorante Mitsumi al 20 di Rione S.Caterina di Rovereto. Ieri sera, dopo l'ennesimo trasloco della dottoressa di famiglia, ci siamo andati a cena, attirati un po' dal nome, inconsueto in Trentino, ed un po' per la lista del giorno esposta fuori.
Chi mi conosce sa che solo di rado ho fatto delle recensioni di altri ristoranti, a meno che non ne valesse la pena. Non lo farò neanche quest'oggi, perché ho promesso a Mutsumi Nakata – la collega chef e patron – di ritornarci, e a me di tornarci fornito di macchina fotografica e moleskine.
Perché parlare di Mutsumi con Mutsumi non si può improvvisare. Anticipo solo che poche volte ho avuto un'esperienza gastronomica simile. Il resto alla prossima puntata.
Tags: grandi chefmiracoliristoranti
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Colleghi
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luglio 03, 2011 by
Maurice
Non quel Karl, ma un amico di un amico di Brunico che diversi anni fa mi fece il suo oroscopo, un malloppo così in tedesco con tanto di grafici astrali, pianeti in cogiunzione ed opposizione, che conservo con rispetto nella mia libreria.
Karl faceva l'operaio da qualche parte ed a tempo perso si dilettava con l'astrologia. Sapendo del mio interesse per la materia, un amico in comune mi propose un giorno un consulto gratuito di Karl. Gli diedi la mia ora e data di nascita ed una fotocopia della mia mano. Qualche tempo dopo ricevetti un intero fascicolo con disegni e note a margine, tutto scritto nella madrelingua di Karl per me incompresibile. Per avere una spiegazione almeno orale invitai il mio astrologo ad una cenetta in un ristorantino sperduto in quel di Montessilone e, fra un piatto di canederli ed un buon bicchiere di vino, mi illustrò il suo studio.
Allora presi con molto scetticismo la sua osservazione sulla mia salute: il tuo punto debole sono i reni, mi disse. Anche senza Rocchetta non avevo mai avuto problemi, a distanza di qualche anno però mi sono sorbito ben due coliche renali memorabili e, rimanendo in zona, due operazioni di ernia. 'Azzo se l'ha imbroccata.
Karl mi è tornato in mente negli ultimi giorni.
Raramente mi sono sentito così fertile di nuove idee e di volontà di realizzarle, come in questo periodo. In poche settimane ho messo in cantiere e portato a termine così tante iniziative, e senza sforzo, che mi stupisco di me stesso. Qualcosa sta cambiando?
E mi è venuto in mente Karl che allora mi aveva letto la vita passata, scandendola in periodi esatti di 12 anni (anche l'astrologia cinese – che trovo molto più interessante della nostra occidentale – divide la storia in cicli di dodici anni). Facendo i calcoli il prossimo anno scadrebbe quest'ultimo ciclo, non proprio esaltante: vuoi vedere che sto passando dal periodo di sfiga ad un momento decisamente fortunato? O che comunque sta finendo un tempo e se ne apre un altro?
Con tutti gli scongiuri del caso, spero tanto che Karl ancora una volta l'abbia vista giusta.
Tags: 2012astrologiacreativitàenergiamiracoliprevisionirinascita
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Cazzeggiamenti
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aprile 12, 2010 by
Maurice
Putroppo capita in molte famiglie di dover fare i conti con un caro costretto per l’età, una malattia o un tragico incidente ad una vita vegetativa ed augurarsi – per il bene suo e dei familiari che lo assistono – che il Padreterno lo accolga quanto prima fra le sue braccia. Chi metterebbe in dubbio l’amore di un genitore verso un figlio, o viceversa, in simili condizioni? Anzi, è proprio per amore che ci si augura la soluzione estrema, per porre fine ad un’esistenza di dolore.
Non capita tutti i giorni, per fortuna, che una nazione venga decapitata nei suoi vertici istituzionali per un incidente aereo. Il Tupolev che portava mezzo esecutivo polacco e che è stato cancellato dal destino con un sol colpo di penna, ha lasciato tutti sbigottiti. Negli Stati Uniti, onde evitare simili evenienze, è consuetudine che sull’Air One voli solo il Presidente. Ma, non tutti i paesi sono gli USA.
Dopo il primo pensiero di dolore per le vittime ed i loro familiari, in molti hanno fatto un pensierino sulla situazione italiana. Su Facebook qualcuno ha scritto "Tutte le fortune capitano sempre agli altri" ed un commento ha ribadito "Come mai l’abbiamo pensato in tanti?". Sergio Staino sull’Unità è stato uno dei tanti e nel suo stile ha dato voce – in questo caso tratto – ad un pensiero molto diffuso: "La solita storia, a chi tutto e a chi niente".
Quelli dell’"amore" si sono sentiti subiti offesi: ecco, i soliti dell’"odio" che augurano la morte alla premiata ditta B&B, non avendo altri mezzi con cui combattere.
Questione di punti di vista. Il partito dell’odio, a cui domenica si è aggiunta anche la Marcegaglia (della quale non sospettavamo le radici comuniste), vede un paese in gravi difficoltà ed una "governance" sorda, impegnata solo a difendere il proprio capo, con la prospettiva di un futuro se possibile ancora più nero. E’ normale che chi ha a cuore le sorti del malato auspichi la sua guarigione, è una questione d’amore, non di odio. L’odio, se così si può definire, è verso la schiera di medici che si disinteressano di chi soffre per i loro porci comodi ed interessi.
Come successe per il lancio della statuetta, ed ancor prima con il lancio del treppiede, gli interessati hanno subito puntato il dito verso l’opposizione che istiga all’odio; non gli è passato neppure per l’anticamera del cervello riflettere sulle cause che hanno portato a quegli atti inconsulti. Come quel marito cornuto che addossa tutte le colpe alla moglie e non si fa un serio esame di coscienza.
Quando non si vedono altre soluzioni, è male augurare ad un moribondo che la natura faccia il suo corso quanto più velocemente possibile?
Tags: miracoliriforme
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Politica e democrazia
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agosto 05, 2009 by
Maurice
Vittorio Zucconi la chiama “la tassa sulla stupidità umana”. E’ il contributo volontario dei poveri cristi – come il mio Capo, perché io mi rifiuto di collaborare – che tre volte alla settimana versano il loro obolo nelle casse della Sisal e dello Stato, con la pia illusione di poter cambiar vita una volta per tutte.
Io mi rifiuto di giocare per due motivi: a) perchè per imbroccare la combinazione vincente su 633 milioni e rotti di possibilità bisogna avere un fondo schiena dove ci passa una portaerei, e non è di sicuro il mio caso, b) perché non mi va di ritrovarmi deluso e disilluso – dopo tutto il resto – altre tre volte alla settimana.
Ho una mia teoria, che però mi dicono sia sballata in partenza, ma la espongo ugualmente.
Dalle sette e mezza, momento in cui chiudono le giocate, al momento in cui vengono "estratti" i numeri sulle varie ruote, c’è tutto il tempo perché il cervellone centrale della Sisal elabori tutte le combinazioni e partorisca quella che nessuno ha giocato. Il gioco va avanti pressoché all’infinito – con la conseguenza che aumenta sempre più il monte premi e la gente farlocca giochi sempre di più – finché arriva il giorno che qualcuno al ministero delle Finanze dà l’input che può uscire finalmente un vincitore.
Dicono che la teoria non regge perché le palline escono casualmente, anche se non c’è più il ragazzino bendato. Sarà.
C’è poi la teoria di un mio cliente che mi ha lasciato sbigottito nella sua perversa logica.
Torniamo all’intervallo tra le sette e mezza di sera ed il momento dell’estrazione: il cervellone può mettere a disposizione tutte le combinazioni non giocate per aggiudicarsi i 115.900.000 euro. Bene: escono i 6 numeri che nessuno ha indovinato, salvo uno, che nessuno saprà mai chi è.
La giocata fantasma viene immessa a posteriori in gioco, la memoria delle giocate della ricevitoria vincente viene appena appena ritoccata con la giocata "vincente", il gestore ottiene il suo piccolo premio, la gente commenta "speriamo che abbia vinto uno che aveva bisogno", e tutto ricomincia tre giorni dopo.
Obiezioni? Nessuna, tanto chi può controllare se e chi ha vinto? Con un piccolo particolare: che il "vincitore" è lo Stato che attraverso il ministero delle Finanze già controlla i Monopoli, la Guardia di Finanza che potrebbe indagare, e tutto il resto.
Lo Stato, che con l’incasso di 100 e passa milioni può pagare, per esempio, la ricostruzione dell’Abruzzo, senza sborsare un’euro di tasca sua, ma con i soldi prelevati agli italiani in maniera indolore.
Alla mia espressione per questo teorema di stupore il mio interlocutore (che pure agisce per conto dello Stato) mi chiede: ma lei ha fiducia nello Stato?
Fate voi.
C’è poi un’amara considerazione, sempre di questo mio commensale. Anche ammesso che qualcuno riesca a vincere realmente tutta la fortuna in palio, non gli rimarrà il becco di un quattrino perché mafia e/o camorra, con mezzi persuasivi di comprovata efficacia, si faranno girare la vincita in qualsiasi parte della terra il super fortunato si sia eclissato.
Un consiglio in caso di vincita: affidatevi ad un notaio. La sua parcella, per legge, è di 50 euro fisse. Ci risentiamo dalle Bahamas, se mi va bene.
Tags: miracolisognisuperenalotto
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Costume & Società
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luglio 20, 2009 by
Maurice
Potrebbe entrare nella rubrica "La sai l’ultima?" della Settimana Enigmistica, un cult per passare il tempo sotto l’ombrellone: Berlusconi conferma di voler vendere villa Certosa a Porto Rotondo (la scena del delitto) e confessa agli amici più intimi di voler andare da Padre Pio e di "voler cambiar vita".
Cosa vuol dire cambiar vita? Ma se ha appena detto che agli italiani (per fortuna non a tutti, ma solo ai suoi servitori) piace così! Messa così è un’implicita ammissione di colpa, la confessione del reo di tante malefatte private e pubbliche.
Se non fossimo abituati alle sue falsità quotidiane, ci sarebbe perfino da sperarci, non per lui (che un giorno mica tanto lontano dovrà renderne conto a Quello lì e alla storia) ma per il nostro disastrato paese. Ma è come credere alla volpe che perde il pelo, ma il vizietto se lo tiene ben stretto, o allo chef fumatore che dica di voler smettere di fumare domani e voglia andare a Lourdes per questo.
C’è da spanciarsi dalle risate.
Padre Pio dovrebbe fare il miracolo all’uomo di comprovata fede cattolica, al paladino dei valori cristiani della famiglia, della giustizia, dell’amore verso i fratelli più deboli, all’esempio di povertà evangelica. E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che Berlusconi si converta.
Oh, intendiamoci, l’agiografia è piena di fulgidi esempi: da Paolo di Tarso a sant’Ignazio di Loyola, da Francesco d’Assisi a Maria Maddalena. Nulla vieta che anche l’Innominato, di fronte al cardinal Borromeo, ritrovi la fede, ma erano altri tempi.
Mi immagino la scena. Silvio che torna a palazzo Chigi da san Giovanni Rotondo, chiama attorno a sè i fidi Paolo Bonaiuti, Mara Carfagna, Roberto Calderoli, Roberto Maroni, Angelino Alfano, La Russa, Gelmini, Tremonti e li manda tutti a quel paese.
Poi prende il telefono e fa altrettanto con Feltri, Belpietro, Mario Giordano, Emilio Fede, Carlo Rossella.
Va quindi al Quirinale, rinuncia all’immunità e vola a Milano per presentarsi ai giudici per raccontare – finalmente ed una volta per tutte – la verità, tutta la verità, soltanto la verità su tutto, dai suoi legami con Licio Gelli e le famiglie di Cosa Nostra ai processi in atto e a quelli archiviati a vario titolo.
Questa sì sarebbe una notizia, una grande notizia. Morirei volentieri berlusconiano.
Tags: miracoli
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Politica e democrazia