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settembre 01, 2009 by
Maurice
Due bicchieri di vino non danno ebbrezza: parola di ministro. Non entro nella discussione sulla quantità necessaria a mandare in balla un diciottenne o un cinquantenne, una donna o un uomo, una persona mingherlina o una robusta: ognuno è un caso a parte. Personalmente posso dire che di recente, a conclusione di un corso di enologia, mi sono praticamente scolato una bottiglia di vini diversi; alla prova dell’etilometro risultavo 0,00 ma ammetto con sincerità che di ritorno a casa non ero nel pieno delle mie capacità di guida, pur non essendo in stato di ebbrezza.
Ci sono altre cosette, invece, da rilevare.
Per esempio: dato che l’alcool è considerato unanimemente al mondo una droga (dei poveri, si dice, ma pur sempre una droga), a quando la proposta di liberalizzare tutte le droghe leggere? Perché due bicchieri di Prosecco sì, ma una canna no? Solo perché in Veneto non ci sono produttori ufficiali di cannabis che assicurano il voto?
E qui veniamo alla seconda questione, che riguarda il modo di far politica di quei beoni con la cravatta verde che di vino e di birre – con annessi cori su Napoli – se ne intendono.
Ammantata di belle parole sugli interessi dei produttori nazionali di millesimato, la proposta di Zaia svela come nasce la politica della Lega.
Sappiamo che nel Carroccio convivono anime ed estrazioni diverse, dai fondamentalisti clericali (Borghezio) agli ex Lotta Continua (Maroni). Non c’è un background culturale, anzi non c’è proprio cultura, non c’è un percorso ideologico e politico che affondi le proprie radici in valori di qualche tipo, anche perché di valori nella Lega non ce n’è proprio. Come si fa allora un programma o più semplicemente una proposta politica?
Si va per osterie e si ascolta cosa dice la gente: è ora di finirla coi negri che rompono i c… ai semafori. Ed ecco una bella legge contro gli stranieri.
Basta con ’sti preti che non perdonano neanche una trombata con una puttana. Ed ecco Bossi che si incarica di andare in Vaticano a tirare quattro saracche per sistemare le cose dell’amico Silvio.
Fino alle cose più banali: Non si può più farsi due goti (traduco per i non veneti: bicchieri) di rosso che se ti beccano quelli della Stradale ti ritirano la patente. Ed ecco il ministro che liberalizza l’alcool.
Questa è la tattica del partito "ben inserito nel territorio", sensibile ai problemi della gente. Così si conquistano i voti, non sugli ideali, ma sulle fesserie e sul qualunquismo d’osteria.
Se fossi Massimo Moratti comincerei a preoccuparmi: e se Zaia o Calderoli dovessero capitare in un bar Sport dove sono tutti milanisti o juventini?
Tags: moralitàscemenzeZaia
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Costume & Società, Politica e democrazia
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luglio 31, 2009 by
Maurice
Nella tristissima latitanza di una qualsivoglia novità politica, mi lascio coinvolgere volentieri e con entusiasmo dai mondiali di nuoto di Roma con tanta voglia di vacanze e di mare.
Quando i cameramen non inquadrano i fisici da far invidia dei pallanuotisti o delle nuotatrici, l’obiettivo si sposta sul pubblico e non di rado capita di vedere bambini e ragazzini di entrambi i sessi, più o meno interessati a quanto succede in vasca. Tutti senza sfocature o mascherature, di prassi invece quando un qualsiasi tg manda in onda un servizio sui minori.
Ma, allora, esiste o non esiste la privacy?
Ha fatto scalpore la notizia di quel padre che stava fotografando il proprio figlio in piscina a Trento, allontanato di prepotenza dal personale di sorveglianza in nome della privacy. Come sanno bene molti fotografi che rischiano il linciaggio fisico, oltre che morale, se per caso fanno delle foto ai bambini in spiaggia.
In tempi di paranoia come questi, in cui in nome della libertà è tutto vietato, esiste una regola a cui attenersi?
Con le mie modelle (molto poche, in verità) ho un patto che ci vincola e che trova fondamento nella legge: io ho il diritto d’autore sulla foto, il copyright, loro hanno il diritto alla privacy per la pubblicazione di una loro immagine. Tutto qui.
Non è vero che non si possono fotografare le persone, purché siano in pubblico. Quindi, se cammino per strada, vado al mercato o ad una manifestazione di qualsiasi tipo, vedo una bella ragazza (o un bel uomo) e lo fotografo, non faccio nulla di illecito, e la persona in questione non può opporre nessun veto, anche se si tratta di minori.
Il discorso è diverso se quelle foto le voglio pubblicare o esporre, per esempio, ad una mostra fotografica: devo avere l’autorizzazione dell’interessato che a sua volta, se vuole pubblicarle, deve avere la mia autorizzazione che normalmente pregiudica l’obbligo della citazione dell’autore.
Fin qui la legge, che è molto chiara in proposito.
La prassi è ben diversa. Per fotografare un bambino è sempre bene chiedere il permesso verbale ai genitori, chiarendo che è solo per passione fotografica; in caso contrario si rischia – è già successo – si essere prelevati da un paio di carabinieri per fare una capatina in caserma dove hai voglia di spiegare che non sei un pedofilo.
Analogo è il discorso con le modelle o i modelli: è frustrante, oltre che imbarazzante, spiegare alla persona che hai puntato che il tuo interesse al suo viso o al suo corpo (nudo) è solo di natura "professionale". Spesso si viene scambiati per porchi maniaci sessuali, o gay se si tratta di maschietti.
Anche in questo campo l’onestà non è più creduta.
Tags: dirittifotografialeggimoralità
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Costume & Società
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luglio 27, 2009 by
Maurice
In realtà c’è un’Italia cattolica sicuramente moderata ma forse non ancora istupidita dai giochi di prestigio dei maghi della destra. È un pezzo di società poco conosciuto, che non si fa sentire, difficilmente voterà a sinistra, ma è perfettamente in grado di togliere la fiducia a un leader politico, e di sgretolarne la base di compenso, Per questa base cattolica, il pellegrinaggio a Pietrelcina e nei luoghi di Padre Pio contiene una strumentalità talmente plateale da generare addirittura un’insofferenza ulteriore. Il paese, come scrive Boffo a proposito della sfasatura fra il Berlusconi politico e il Berlusconi più ludico, potrebbe sentirsi "raggirato".
Così scrive Edmondo Berselli in un’acuta analisi per Repubblica alla quale aggiungo una considerazione.
E’ facile intuire chi sta dietro la machiavellica strategia della conversione del presidente puttaniere, l’avv. Sbavo Ghedini, che se ne intenderà di diritto, ma non di psicologia. Il nostro Sultano si è sposato in chiesa la prima volta, poi ha divorziato, poi si è risposato in Comune rendendolo per la Chiesa "pubblico peccatore"; il nuovo divorzio da Veronica cancellerebbe questo status, reintegrandolo nella comunità dei credenti, ed un "atto pubblico di redenzione" – come un pellegrinaggio da Padre Pio – ne suggellerebbe l’ufficialità e lo farebbe ritornare nelle grazie di quell’elettorato cattolico che lo sostiene tacendo.
Ghedini ed il suo cliente non hanno però considerato un piccolo particolare. Dopo essere stati "raggirati" dalla condotta dissoluta del premier (il divorzio si può anche accettare, ma non le schiere di zoccole esibite senza pudore) quei cattolici silenziosi potrebbero sentirsi offesi nella loro fede dalla "strumentalità plateale" del viaggio a Pietralcina.
Come è già successo per tante strategie ideate da Ghedini, anche questa potrebbe rivelarsi un boomerang per il suo cliente: come si dice da quelle parti, cornuti sì, ma mazziati no.
Resta da vedere se la chiesa cattolica continuerà a grattarsi il prurito senza quasi batter ciglio, o se vorrà prender posizione su un atto tanto farisaico quanto dissacratorio. Viene in mente Gesù che prende la frusta e caccia i mercanti dal tempio; avranno il coraggio i vescovi italiani di fare altrettanto?
Tags: moralitàvaloriVescovi
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Chiesa, Costume & Società
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luglio 14, 2009 by
Maurice
Temporale estivo sul TG3 per le parole del vaticanista Roberto Balducci che ha illustrato le vacanze di papa Ratzinger dicendo che "con lui ci saranno due gatti. Gli strapperanno un sorriso, almeno quanto i proverbiali quattro gatti (forse un po’ di più) che hanno ancora il coraggio e la pazienza di ascoltare le sue parole".
In mancanza di una interpretazione autentica, mi azzardo a pensare che Balducci si riferisse con malizia a tutti quei sedicenti cattolici che razzolano male e predicano bene, infischiandosene delle parole del Sommo Pontefice. Un nome a caso? Beh, lascio alla fervida immaginazione di ognuno. Quelli che invece ascoltano la Parola e la praticano son ormai quattro gatti, appunto.
Dati ufficiosi indicano che i praticanti cattolici non superano il 25% degli italiani, ma fonti del clero cattolico affermano che solo una persona su dieci frequenta la messa domenicale, con un leggero incremento al sud. Ed è di poco più di un mese fa l’allarme dell’episcopato sul calo delle confessioni.
Dopo quasi trent’anni di pontificato di Giovanni Paolo II questo è il risultato: i cattolici italiani – ma non solo loro – si allontanano sempre di più dalla pratica religiosa che, per un credente, è fondamentale per mantenere il contatto con Dio e la comunità dei fedeli. Altro che santo subito.
Qualcosa non torna.
Non ho dati in proposito, ma – a quel che ricordo – nei turbolenti anni ‘60 e ‘70, nonostante la contestazione imperante anche dentro la chiesa, il dibattito vivace sul cattolicesimo portava una maggiore affluenza ai sacramenti, dalla messa alla confessione, senza parlare del matrimonio, oggi in forte declino a favore del rito civile.
Il fondamentalismo cattolico attuale ha i connotati della grande fabbrica di denaro e di consensi politici, ma con poca fede e ancor meno professione di fede. I milanesi, per fare un esempio, sanno bene perchè il governatore della Lombardia Formigoni preferisce la poltrona di Milano a quella romana: da sotto il mantello della Madunina può gestire ed amministrare le varie "opere di bene" cattoliche di Comunione e Liberazione, dell’Opus Dei e simili, grandi serbatoi di voti in cambio di posti di lavoro controllato. Ovviamente la Comunione non c’entra niente.
Il paradosso è che chi parla di necessità di una moralità pubblica e privata sono proprio i non cattolici dichiarati. I difensori della fede preferiscono le tette ed i culi televisivi, la violenza martellante dei serial americani, salvo poi scandalizzarsi della criminalità familiare e chiedere la castrazione chimica o la pena di morte (ci arriveremo anche a quella, con buona pace dei difensori della vita).
Se dalla Chiesa arrivasse più frequentemente e più esplicitamente qualche condanna per i comportamenti dissoluti degli italiani (a cominciare da chi li guida), per l’immoralità dilagante in tutti i settori (politica, finanza ed economia per prime), per le palesi ingiustizie che colpiscono i più deboli, forse qualche anima in più entrerebbe nelle chiese deserte.
Il fondamentalismo dei teocon non premia, neanche in termini numerici. Sarebbe ora che ci pensasse anche Sua Santità, prima che sia troppo tardi per tutto e per tutti.
Update: come volevasi dimostrare.
Tags: Benedetto XVIChiesamoralitàvalori
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Chiesa
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giugno 29, 2009 by
Maurice
Accipicchia, 10 mila euro a botta! Probabilmente ce ne saranno di quelle che hanno anche un prezzo maggiore di Patrizia, però è sempre una bella cifretta. E calcolando che pare fossero sempre una ventina a prezzo variabile, i calcoli sono belli che fatti: 20 x 10.000 (di media) = 200.000 a festino.
Tralasciamo i costi di banketing, affitto auto per andata e ritorno, alberghi, farfalline d’oro e gioiellini simili da regalare, che a vario titolo possono anche essere fatturati.
Ma una (venti) escort di sicuro non emettono la ricevuta fiscale al momento del congedo dal letto matrimoniale. E difatti il corrispettivo era ben chiuso in busta, senza contrassegni della Repubblica spero.
Vediamo la faccenda (Barigate, Grazioligate o Cortinagate, come la vogliamo definire) dal punto di vista fiscale.
Nessun umano di buon senso gira con 200 mila euro nel portafoglio: con tutti i neri che girano la Lega insegna che è meglio essere prudenti. In genere la gente si tiene un po’ di argent de poche per i piccoli acquisti, per il resto usa la carta di credito, neanche più gli assegni. Lo vedo bene in ristorante, dove a scontrino fiscale anche di soli 30 euro corrisponde analoga carta di credito. Dicono che Gianni Agnelli, che era Gianni Agnelli, girasse sempre senza una lira in tasca. Ma erano altri tempi.
Ora, 200 mila a festino non fatturabili devono corrispondere a 200 mila in entrata, non fatturati. Chiunque, che può scaricare, lo fa con piacere, anche se si tratta del compenso del giardiniere, dello stalliere o del posto barca. Sono tutte tasse risparmiate. Se non si scaricano è perché non sono scaricabili: o perché corrispettivo di azioni illecite, o perché provenienti da attività illecite, o tutt’e due.
Non so, non mi interessa e non invidio l’aliquota fiscale di papi o delle sue aziende. Pensiamo solo ad una ritenuta d’acconto del 20%: su 200 mila euro (a festino) se i calcoli non sono sbagliati fanno 40 mila euro di tasse, che si potrebbero risparmiare se si potessero denunciare. Non sono quisquilie.
Il che ci riporta al nocciolo della questione: da dove provengono questi fondi neri?
Negli Stati Uniti Al Capone venne arrestato, processato e condannato non perché capo della mafia, non per essere stato il mandante di una miriade di assassinii, ma per evasione fiscale. Prima o dopo è possibile che la nostra Guardia di Finanza arriverà a contestare anche i 200 mila euro di nero (a festino). C’è ancora molto da spiegare.
Tags: evasorimoralità
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Attualità