Senza dubbio, la classe più competente, e la meno servile, è quella dei cuochi. (George Orwell)

Bistrot Chez Maurice



C’è un Fini anche in casa leghista? 0

Posted on agosto 19, 2010 by Maurice

Litania di panzanate, degne di Spinoza.it, profferite da Umberto Bossi in canotta vacanziera d’ordinanza e probabilmente sotto l’effetto di sostanze strane. Così si è espresso: "Per uscire dai pasticci, per avere stabilità nel Paese occorre avere forze politiche che hanno anche una grande forza in Parlamento".
Il trotaE difatti questa maggioranza, mai così forte numericamente in Parlamento, ha dimostrato e sta dimostrando come riesce a far uscire l’Italia dai "pasticci" della disoccupazione, del declino economico, sociale e morale, della ripresa che non decolla ("Ne usciremo meglio degli altri", Tremonti dixit), del pessimismo delle famiglie, delle imprese, dei giovani. Probabilmente Bossi si riferiva alla stabilità di una classe politica distante dalla realtà di tutti i giorni, intoccabile nei suoi interessi di casta ed impunibile per la corruzione esondata fuori dei limiti della decenza. O forse pensava ai suoi sostenitori padani, stabili nell’evasione fiscale e nello sfruttamento della manodopera clandestina.
Altra perla del Bossi pensiero (?) è: il PD e Fini "hanno una paura boia del voto e quindi fanno di tutto per mettersi di traverso sulla linea del voto". Ma è proprio vero che sia l’opposizione ad aver paura delle urne, e non sia invece un monito rivolto ai propri (ex) sostenitori?
Durante un recente incontro con delle persone – di cui conoscevo l’indiscussa fede leghista – sono rimasto sorpreso dalle "nuove" dichiarazioni contro "il covo di corrotti che sono tutti nel PdL" più che ai tempi di tangentopoli, a tutti i problemi economici "che questo governo non risolve", alla rabbia che sta montando tra la gente "per le promesse fatte e non mantenute", e via di questo passo.
Vuoi vedere che anche nel "territorio" leghista sta dilagando la convinzione che anche Bossi & c. abbiano fatto e stiano facendo i loro sporchi interessi, invece che quelli annunciati (ma mai realizzati) ad ogni pie’ sospinto alla gente del nord? Vuoi vedere che la gente sta comprendendo che il federalismo serve solo a sistemare amici e parenti, come ha fatto papà Umberto con il Trota?
Se questa sensazione fosse vera, gli appelli di Bossi al voto sarebbero solo una chiamate alle armi per i suoi caporali. Come d’altra parte sta facendo Berlusconi con vertici e riunioni più o meno segrete e gli ordini alla campagna acquisti, tutti segni di debolezza di una squadra che comincia a dubitare del proprio allenatore.

Gossip ferragostano, ma mica tanto 2

Posted on agosto 10, 2010 by Maurice

Non rientra nello stile di questo blog rincorrere il gossip, anche perché lo chef è fuori dai salotti e dai circuiti che contano. Però succede che i "cittadini" che si accomodano ai tavoli del bistrot portino dalle metropoli notizie scontate, risapute da tutti meno che da noi, sempliciotta gente di montagna. E questo fa notizia, qui.
cocaGià aveva fatto scalpore a suo tempo la diceria del regalino dei 70 miliardi di Berlusconi a Bossi in cambio della fedeltà perenne (vedi qui, qui con tutti i link collegati, ma anche sul serissimo Corriere); venire ora a sapere perché e percome al senatur gli è venuto un ictus, ci ha lasciato perlomeno sconcertati. Siamo nel campo dei pettegolezzi, ma che "a Milano lo sanno tutti" riporta all’antico adagio che vox populi è vox Dei.
Non riporto i fatti che ognuno può andare a leggere qui con dovizia di particolari, ma anche qui o qui. La Repubblica allora glissò sulle circostanze che provocarono il grave malore di Bossi; certo che attorno all’episodio c’è stata un’accurata opera di pulizia, di cui rimane traccia solo nei blog, che non sono certo una fonte così attendibile da giurarci sopra.
Forse dovremo aspettare che la Lega rompa con Berlusconi perché Vittorio Feltri, sempre bene informato fino alla doverosa rettifica, ci dia i particolari su quella sera particolare, a casa di Luisa Corna.
Sta di fatto che la cocaina, fra i vari danni, provoca anche

  • Aumento della frequenza cardiaca
  • Aumento della contrattilità del ventricolo sinistro
  • Aumento della pressione arteriosa
  • Accelerazione del processo arterosclerotico, con rischi considerevoli di trombosi, infarto miocardico e danni permanenti al sistema cardio vascolare

come avviene nel caso di un ictus.
Se la notizia è vera, è ovvio l’imbarazzo in casa leghista (così si spiegherebbe anche la difesa di Berlusconi ai tempi dell’affaire D’Addario ed escort varie). Oltretutto il consumatore di cocaina – così diffusa nei fine settimana a Milano e dintorni -  "può subire un’importante alterazione del proprio comportamento sociale fino ad osservare un mutamento (solo a volte reversibile) del proprio orientamento sessuale" (Wikipedia). Insomma, sapere che l’eroe del celodurismo può diventare frocio non è certo piacevole per la causa secessionista.

Il diavolo e l’acquasanta 0

Posted on luglio 28, 2010 by Maurice

La verità spesso non è tutta bianca o tutta nera, vi sono mille sfumature intermedie per cui bisogna andare cauti. A volte, invece, questo non è possibile, quando per esempio la scelta è tra due opposti, tra il bene ed il male, tra libertà ed oppressione, tra innocenza e colpevolezza, tra il diavolo e l’acquasanta.
Giudice BorsellinoRoberto Saviano ha posto un problema: "Dov’era la Lega quando la ‘ndrangheta si infiltrava in Lombardia?", dopo che gli inquirenti hanno scoperto una vasta rete mafiosa radicata da anni nel regno delle camicie verdi. Ovviamente la domanda ha scatenato il putiferio, perché una cosa è ridere delle buffonate e del folclore da sagra paesana del Carroccio, altra cosa è attaccarlo sulle sue reali capacità di governare, soprattutto nel cosiddetto territorio dove vorrebbe essere "ancorato".
Fare spallucce al sindaco di Treviso per le sue insensate stupidaggini è una cosa, mettere in discussione il malgoverno della Lega è minare alle fondamenta la ragion d’essere di questo partito al nord, quello dei puri e duri, quello che da sempre ha tracciato sul Rubicone il confine tra virtù (al nord) e tutti i mali peggiori (al sud).
Saviano ha messo una bomba sotto il culo di Bossi, Zaia e Cota, che hanno già i loro grattacapi, denunciando perlomeno omissioni politiche nelle amministrazioni locali. Il che sottintende altre domande, come: se un sindaco o un presidente di provincia o un presidente di regione non sa che nel suo territorio si è infiltrata la mafia, come farà a scovare gli evasori fiscali se (non quando) dovesse esserci il federalismo fiscale?
Se poi non tutti gli amministratori locali in camicia verde hanno la furbizia di Bossi, qualcuno potrebbe anche avere "le mani in pasta" con la ‘ndrangheta e – se per caso la magistratura potesse un giorno beccarne qualcuno – gli scricchiolii denunciati da Saviano potrebbero trasformarsi nel crollo di tutto il palco, portando con sè attori e figuranti.
Ovvia quindi la reazione tanto scomposta quanto volgare di Castelli: "Saviano è accecato e reso sordo dal suo inopinato successo e dai soldi che gli sono arrivati in giovane età", ed aggiunge: "Non ci siamo limitati a scrivere quattro cose e a partecipare a quattro conferenze. Né siamo diventati ricchi per questo".
Frasi che possono essere interpretate in molteplici modi, da quello più innocente (I soldi ce li siamo fatti a Roma ladrona e nei consigli di amministrazione) a quelli meno esplicitabili, pena una denuncia per diffamazione.
Comunque sia, questo è un caso in cui non si può stare un po’ di qua ed un po’ di là. O si è con la mafia o si è contro. Saviano sappiamo da che parte sta, su altri la domanda dell’autore di Gomorra ha sollevato qualche dubbio.

Gli accecati del Bounty 1

Posted on luglio 19, 2010 by Maurice

Il "mio" direttore di riferimento, finalmente tornato sullo strapuntino a scrivere di cose serie, avanzava qualche giorno fa una proposta in parte condivisibile: qualcuno dica a Cesare di levarsi dalle palle ché il gioco è durato anche troppo ed è finito, prenda i suoi stracci e se ne vada felice e beato in qualche atollo di sua proprietà a godersi da "pensionato sfigato" il resto dei suoi giorni.
Ammutinati del BountyPersonalmente non sono d’accordo con il "metodo Nixon", impunità perenne in cambio dello smammare subito ma, se proprio l’Italia tutta deve pagare un prezzo, potremmo accettare anche questo purché ne veniamo fuori una volta per tutte, affidando le sorti del Paese a qualcuno che lo rimetta in sesto dopo tutti questi anni di partiti del malgoverno.
Certo non possono dirglielo né Napolitano né Bersani, intenti come sono a pulirsi la bocca dopo aver sgranocchiato l’ultimo bambino. Non riesce a farglielo capire neppure il suo ex socio Fini, non lo capirebbe neanche se glielo dicesse il compare di briscola Bossi, anche se volesse. Forse, ma tanto forse, potrebbe farci un pensierino se gli togliesse il mandato il suo padre venerabile Gelli, ma è tutto da dimostrare che costui, oltre alle recenti critiche, abbia voglia di farci una croce sopra dopo che Cesare ha già fatto molto per la confraternita.
Spetta dunque ai suoi tirare fuori le unghie. Ma chi, nel Bounty, ha il fegato di rimangiarsi sedici anni di signorsì?

Prima dei tutto c’è di mezzo una poltroncina in damasco rosso che rende, puliti puliti, ventimila euro al mese. Chi ci sa fare ottiene molto di più: un ministero fantasma lo ha ottenuto anche Brancher, un ministero vero lo ha avuto anche la Gelmini, figurarsi cosa si può avere da Cesare in cambio di qualche piccolo favore. Una sedia da direttore di giornale o telegiornale, un appaltino, una presidenza in qualche authority, c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Il problema di fondo è che nessuno è disponibile ad ammettere di aver sbagliato "perchè – come dice sempre il mio direttore di riferimento – è duro ammettere di essere stati fatti fessi e di avere creduto al magnifico affare proposto dal magliaro con la valigia alla stazione". Sfido chiunque ad ammettere di aver preso una fregatura con la Toyota o con l’ultimo iPhone4: fa parte della psicologia umana.
Di Lippi ce n’è uno solo. E’ più facile dire che l’incendio l’ha appiccato la solita sinistra, le solite toghe rosse, i soliti giornali, o ammettere che non si tratta di "qualche mela marcia" ma "al massimo una cassetta di mele marce" piuttosto che ammettere il proprio fallimento. Come dice Bill Gates: "Il successo porta cattivi consigli. Induce persone intelligenti a credere di non poter sbagliare ed è una guida inaffidabile per il futuro".
Lasciamo allora che Roma bruci completamente, mentre Cesare suona la cetra per i suoi cortigiani.

La cricca della Valtellina 0

Posted on giugno 17, 2010 by Maurice

Da Corso Italia 35.

A proposito dell’onestà degli amministratori della Lega e dell’ex partito del buon governo, oggi partito dell’amore per i soldi: la Guardia di Finanza ha arrestato all’alba di stamani sette politici e signorotti della Bassa Valtellina, in provincia di Sondrio, per concussione, concorso in concussione, truffa aggravata finalizzata all’erogazione di fondi pubblici e da ultimo – ma non certo per gravità – turbativa d’asta.
CercinoDella cricca fanno parte il presidente della Cm di Morbegno Silvano Passamonti, l’assessore (e presidente del Bim) Giacomo Rebuzzi, il direttore generale Salvatore Marra, il direttore di Eventi Valtellinesi Luca Spagnolatti, l’ex sindaco di Cercino nonché imprenditore edile Renzo Barona, il segretario comunale di Cercino Franco Gusmeroli e la libera professionista Simona Vitali. L’elenco potrebbe però allungarsi ad altri personaggi della periferia, ma anche del Pirellone.
L’inchiesta della procura di Sondrio parte da lontano, dall’autunno del 2007, a seguito delle indagini su un delitto fallito, tre attentati incendiari e due arresti per una mancata estorsione da centomila euro, inchiesta che ha sollevato il velo su un giro di appalti truccati per opere pubbliche in Valtellina. In tale occasione emergeva anche il nome dell’ex assessore provinciale alla viabilità Jonny Crosio, grande amico di Bossi, appena eletto deputato per la Lega, lo stesso Crosio che firmava la proposta di legge costituzionale (modifica dell’art.68 della Costituzione) che darebbe mani libere ai parlamentari anche se condannati in via definitiva.
Una storia, questa, che nulla ha da invidiare ai metodi della mafia meridionale: terreni edificabili estorti a prezzi stracciati (11 mila euro al metro quadro) con la minaccia di esproprio a 4 mila euro, quando il valore di mercato era di 50 mila, terreni poi edificati dalle ditte coinvolte nell’inchiesta con il beneplacito di comune e regione che pagava fatture appositamente gonfiate. "Mi sono sentito – ha dichiarato una vittima – come se qualcuno fosse venuto con la pistola a minacciarmi di vendere".
La vicenda, per una realtà piccola come la Valtellina, ha avuto l’effetto di una bomba, anche se – pare – molti sapevano da tempo delle tresche tra amministratori locali ed imprenditori. Ciò non ha impedito, però, che fosse eletto a Roma ladrona un rappresentante della Valle ladrona.



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