Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0



Tutto diverso, grazie alla fantasia 2

Posted on novembre 20, 2011 by Maurice

C'è sempre un modo di farlo meglio, diceva un mio docente ad un corso di vetrinistica. Parole sacrosante. Solo che spesso ci accontentiamo, ci accomodiamo, ci lasciamo prendere dalla pigrizia del risultato già ottenuto: perché cambiare?
Uno dei compiti che ci attende durante il periodo di chiusura per le cosiddette ferie, è la preparazione del ristorante per il Natale. Tiriamo su dalla cantina scatoloni e sacchi dove abbiamo riposto alberi ed alberelli, addobbi vari, corone, babbi natale e ci mettiamo all'opera. Con un occhio rivolto sempre al bollettino meteo cerchiamo di anticipare le nevicate per non trovarci con la tenda del dehors ancora giù o con l'esterno da spalare prima di metter su gli addobbi.
Christmas Wreath 1Il mio Capo, in uno dei (rari) momenti di genialità, quest'anno ha spostato i vasi dei bossi esterni sopra la pedana del dehors, in un gruppo (concetto base della vetrinista) ben composto, quello più malandato dietro, poi il più alto e quindi il più basso davanti. Proprio una bella composizione.
Con gli alberi così ben collocati era superfluo il solito abete che facciamo tutti gli anni. Abbiamo allora messo i fili delle luci ad intermittenza sui bossi, giocando in un modo diverso: non più in forma circolare partendo dai rami più piccoli per scendere a quelli più grandi, ma in verticale dalla cima alla base, seguendo la forma delle chiome. Ne è risultato che adesso le luci, quando alla sera sono accese, riproducono luminosamente la forma dell'albero. Tutto un altro spettacolo.

Negli anni passati mimetizzavamo i supporti orizzontali della tenda, rimasti scoperti, con un festone di finto pino e lucine. Quest'anno abbiamo cambiato.
Il festone l'abbiamo messo sopra all'insegna bassa, sui paletti della palizzata che delimita il dehors. Oltre a fare un effetto migliore, evidenzia il nome del ristorante e l'occhio non vede più la struttura nuda della tenda, attratto verso il basso dal verde e dalle luci.
Per finire, sopra la porta d'entrata – dove quest'estate avevamo collocato una vaschetta con una specie di edera ricadente – abbiamo giocato con altri festoni di pino. Il tocco finale è la corona natalizia, con tanto di babbi natale, palline e pacchetti multicolori, che abbiamo sistemato sulla porta d'entrata alla moda americana.
Tutto materiale che avevamo già, a costo zero, ma ripensato e riutlizzato in modo diverso. E' questo il segreto. Come in cucina, dove gli alimenti di base sono sempre quelli, ma vengono trattati e proposti in maniera diversa per catturare la golosità dei clienti. Come con il sesso, dove a volte basta variare qualcosa per ottenere degli effetti speciali.
Speriamo che se ne accorgano anche i clienti.

Presto, Natale è già qui 2

Posted on ottobre 27, 2011 by Maurice

Siamo già a Natale. Chi non fa questo lavoro, fatto di padelle, mal di schiena e tendini rotti, penserà che il mio calendario ha perso due fogli. Cominciano solo ora ad ingiallire e cadere le foglie sugli alberi, calano le prime nebbie nelle pianure e vengono tirate fuori solo ora le padelle forate per le caldarroste.
Puntuali come i treni tedeschi arrivano ora le alluvioni delle ricorrenze dei Santi e dei Defunti: chi ha detto che sono le conseguenze dell'effetto serra e della cementificazione selvaggia vada a rivedersi le calamità di fine ottobre-inizi di novembre nel corso degli anni: massima acqua alta a Venezia a +1,94 m (4 novembre 1966), alluvioni di Firenze (3 novembre 1844 e 4 novembre 1966), alluvione di Salerno (25-26 ottobre 1954), alluvione del Polesine (novembre 1951), alluvione a Biella (3 novembre 1968), tanto per citare le più famose.

Da qui a Natale il passo è breve, brevissimo. Passata la prossima settimana tutto precipita. Chiudiamo i battenti per le sospirate ferie (?) annuali, tiriamo su la tenda esterna in previsione della neve che ha già fatto capolino sulle cime, portiamo via i tavoli del dehors, ritiamo i vasi delle piante, riesumiamo dalle cantine gli addobbi natalizi, cambiamo il menu, prepariamo il menu di Capodanno, rinnoviamo le sale con pungitopo e vischio.
Il rito si ripete tutti gli anni ed ha un qualcosa di allegro e malinconico allo stesso tempo. Cominciamo a respirare aria di spumante e pandori, di piatti ipercalorici e bollenti, via le vivande fredde e le verdure dell'orto, occorre sprigionare la fantasia per lavorare patate e cavolfiori, topinambur e verze, maiali e stufati, senza cadere nelle facili ripetizioni che – se anche Natale viene tutti gli anni – i fedeli commensali in tavola vogliono trovare sempre qualche novità appetitosa.
D'ora in poi guarderemo fuori dalle finestre, prima di andare a dormire, se sbolfrina, comincia a fioccare o è ancora sereno, aspettando la neve – croce e delizia – che per noi vuol dire pane, come dice il proverbio antico.
Preparate piumini, gomme da neve e sci: Natale è subito qui.

Bella la vita in montagna 6

Posted on dicembre 01, 2009 by Maurice

Sarò sincero: la prima neve di quest’anno mi ha mandato in depressione. Ho ancora sulla pelle il sale del Mar Rosso e negli occhi le immagini della Parigi di mio figlio, e mi trovo buttato brutalmente dentro la dura realtà dell’inverno montano.
Trento-MalèSono contenti gli sciatori (e gli operatori turistici) ma passare dalle vacanze alla piatta realtà del lavoro non è facile. Ho cominciato in surplasse, con le preparazioni, le ultime manutenzioni di cucina e sala, la messa a punto dei piatti, e mi ritrovo a dover già riaprire bottega, con i clienti di tutti i giorni, le facce di tutti i giorni, la routine di tutti i giorni.
Per fortuna abbiamo ancora qualche giorno di "riscaldamento" dei muscoli prima che da sabato salgano i patiti dello sci per il lungo ponte di Sant’Ambrogio. Dalla pigra silenziosità del borgo alpino in qualche ora passeremo alla baraonda cittadina, con le file di macchine che cercano un parcheggio ultracomodo, i clacson che danno sui nervi, gli antifurti che scattano al passaggio di una nuvola per traverso, i vigili municipali che si sbracciano e soffiano ininterrottamente nei fischietti.
Per domenica è prevista altra neve. Passeremo la notte con nelle orecchie il clangore delle pale dei mezzi sgombraneve che vanno su e giù per le vie e le piazze, con i loro bip-bip delle retromarce. E speriamo che sia neve, perché se la temperatura si alza dovrò sistemare le ultime luci degli alberi di Natale sotto l’acqua, bagagnandomi fin dentro le mutande.
Lo so che c’è anche di peggio nella vita. Un piccolo assaggio l’ho avuto stasera, dopo una giornata filata via liscia, troppo liscia: praticamente ultimata la linea di preparazioni, sono venuti i fornitori di vini e bevande a fare il pieno, è arrivato il nuovo POS della banca (cordless, finalmente!), domani verrano a riempire la cisterna di gasolio. Tutto ok. Fino a stasera, quando è partita la pompa del bruciatore. Per fortuna che il tecnico è abituato alle chiamate serali e si è precipitato a riparare l’impianto.
Beh, signori, l’inverno è arrivato, per quattro mesi sarà così.

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