Senza dubbio, la classe più competente, e la meno servile, è quella dei cuochi. (George Orwell)

Bistrot Chez Maurice



Zeru tituli 0

Posted on giugno 17, 2009 by Maurice

A naso, c’è qualcosa che non mi torna. Partito con un ”Great to see you, my friend”, leggendo gli scarni resoconti provenienti da oltre oceano mi pare che non ci sia nient’altro.
L’incontro del nostro premier con il presidente Usa mi pare sia riassunto tutto in quel "my friend", da non intendersi in senso bushiano (con annesse scorribande nel ranch texano), ma come formale sottolineatura di un rapporto di amicizia tra due paesi alleati da sempre, uno in posizione dominante, l’altro – il friend – obbligato ad accettare le richieste del "fammi un favore".
Non a caso è finito con le parole di Silvio (”Sarei molto contento di potermi augurare un rapporto personale amichevole e diretto con Obama. Saranno i fatti a dire. Credo che abbiamo ben cominciato”), intrise di speranza più che di presa d’atto di un rapporto tutto "pizza e ammore".

Obama con scaltrezza ha messo in saccoccia tutto quello che voleva: altre truppe in Afganistan, qualche detenuto da trasferire da Guantanamo alle patrie galere, e G8. Ufficialmente tutto qui, privatamente non è dato di sapere. Berlusconi, se voleva a tutti i costi fare il piacione con l’ospite americano, non poteva che accettare le richieste di collaborazione ("i nostri accordi bilaterali sono tra i piu’ forti del mondo").

Che la visione politica tra i due sia diametralmente opposta è stato detto tra le righe. Berlusconi ha sottolineato che la linea di Obama si basa su "posizioni non solo innovative e che guardano ad un diverso futuro, ma che sono concrete e di assoluto buon senso". Cioè l’esatto contrario della leadership del nostro, basata sulla restaurazione e la conservazione di privilegi personali.
Gli Stati Uniti non faranno da predellino su cui salire – e di cui il nostro ha estremamente bisogno per uscire "dall’accerchiamento" in cui è venuto a trovarsi di recente – in occasione del G8 dell’Aquila. Il cavaliere ha dovuto prendere realisticamente atto che ”non e’ pensabile che il G8 produca un corpo di regole e principi sulla crisi. Sara’ un primo passo, seguito dal G20 a Pittsburgh per arrivare a soluzioni condivise”. Una passerella, insomma, un passo obbligato che – è già scritto – non produrrà nulla di eclatante né di importante.

La freddezza dell’incontro ha trovato riscontro nella stampa italiana più attenta. Quella padronale, compresi i tg, l’hanno trattata come l’ultima sfilata di moda di Dolce & Gabbana, cioè pressoché nulla. Tale mancanza di enfasi è la cartina tornasole di quanto siano distanti le posizioni di qua e di là dell’Atlantico su tutti i temi.
Se l’imbonitore televisivo Berlusconi pensava di tornare a casa con un bel pacchetto di contratti da esibire ad amici e nemici, nel sacco ha solo le pive. Niente di niente. O meglio, una certezza c’è: con Obama non si scherza.
E’ possibile che qualche "scossone" venga proprio da lui (e Murdoch)? Forse che sì, ma anche forse che no, perché gli Usa hanno dimostrato a chiare lettere che l’Italietta non conta un fico secco.

Alla c.a. del Presidente Obama 1

Posted on giugno 15, 2009 by Maurice

Egregio signor Presidente Barack Obama,

domani mattina lei inconterà alla Casa Bianca il nostro presidente del consiglio. La prego di trattarlo con rispetto, vista la veneranda età, e di non far caso se si metterà a cantare O Sole mio: è malato, come afferma sua ex moglie (a proposito, tenga alla larga le stagiste e le sue collaboratrici femminili, specie se minorenni, non si sa mai).

Non faccia caso a quello che dirà, anzi si ricordi che è tutto il contrario di quello che dice. Noi in Italia ci siamo abituati. Non gli creda, neanche se lo giura sulla testa dei suoi figli.
Se dice che non è amico intimo di Putin o di Gheddafi, che si tratta solo di relazioni politiche, non gli creda: come si dice qui, tutti sanno che è culo e camicia con i personaggi più controversi (non a caso prende così tanti voti al nostro Sud). A noi non stupirebbe se da Washington prendesse un volo diretto per Teheran, per andare a fare i complimenti ad Achmadinejad.

Sappia, signor Presidente, se i suoi servizi non l’hanno informata a dovere, che lui è padrone di tre canali televisivi, ne controlla altri due per legge ed ha stretto amicizia con il proprietario di un sesto canale. Se noi italiani vogliamo sapere qualcosa di non controllato da lui abbiamo a disposizione una sola televisione, ed un solo giornale, in quanto tutti gli altri sono suoi o a lui ossequienti.

Lui non gradisce chi ha la pelle abbronzata o nera o gialla; detesta i giudici, i processi e qualsiasi inchiesta a suo carico. Chiunque accenna anche solo a criticarlo, lo ricordi signor Presidente, è un sovversivo e fa parte di quel complotto internazionale che lo vuole colpire, con a capo Lei ed il sig. Murdoc.

A discapito delle apparenze e dei numeri, non ha alcun potere nel suo governo. Se vuole trattare con chi veramente comanda in Italia si rivolga al sig. Umberto Bossi; in caso di impedimento può parlare anche con il sig. Roberto Maroni o il sig. Roberto Calderoli. Li potrà trovare tutti attorniati da squadracce in camicia verde (sono come quelle che voi americani avete combattuto qui ai tempi di Mussolini, solo che hanno cambiato colore).

Non gli faccia promesse e stia bene attento a quello che firma: potrebbe ritrovarsi con una fornitura di prosciutti o un materasso in lattice da pagare con versamento alle Bahamas o alle Cayman.

Con rispetto.

Corriere? Sveglia! 0

Posted on giugno 07, 2009 by Maurice

Al Corriere qualcuno li ha avvertiti che da qualche mese le cose sono cambiate in America?

Ora capisco come mai il primo quotidiano nazionale da un po’ di tempo sia così distratto anche sui fatti di casa nostra.
O forse, attento a non far innervosire Papi (piaggeria o paura delle minacce?), per non fargli dispiacere gli ricorda che alla Casa Bianca incontrerà ancora l’amico George. I tempi sono cambiati nel mondo, anche se per via Solferino tutto rimane come prima.

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