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maggio 07, 2010 by
Maurice
La parola che più piace alla destra, da Washington a Roma, è "comunista", e ci vorrebbe Freud per dare un’interpretazione psicanalitica del perché questa parola sia intesa come la massima offesa con cui bollare l’avversario. Comunista è chi non la pensa come la destra ufficiale, tanto che perfino il presidente della Camera Gianfranco Fini è diventato "compagno" per il solo fatto di non voler obbedire agli ordini del Capo cofondatore del partito. Da questo punto di vista il comunista è colui che si chiama fuori dal pensiero imposto, chi ragiona con la sua testa e che ha il coraggio di manifestare il proprio dissenso: non mi sembra affatto un’offesa, ma anzi un valore aggiunto.
Da noi comunisti sono tutti gli altri, non allineati e alleati contro il governo ed il suo capo; negli Stati Uniti comunista è addirittura il presidente Obama, reo di aver toccato con la sua riformetta sanitaria i santuari del profitto capitalistico come le compagnie di assicurazione e le case farmaceutiche. Se dovesse veramente rifare le regole di Wall Street e dell’alta finanza, non sappiamo quali epiteti saranno scagliati contro di lui.
Penso che tutti, anche a destra, concordino con il fatto che lo scoppio della bolla immobiliare e finanziaria americana – con conseguente crisi mondiale – non sia stata causata da un complotto comunista, ma sia stata un’implosione del sistema capitalistico basato, come ebbe a dire Benedetto XVI, sull’avidità di pochi. Senza andare tanto lontano, tutto è cominciato con la deregulation reaganiana, quando la destra americana diede via libera allo sciaccallaggio selvaggio, perché di questo si è trattato.
Gli "esperti" liberali giurano che solo il libero mercato è capace di autoregolarsi, espellendo dal mercato stesso le aziende che non meritano di starci e premiando solo quelle che rispondono ai canoni d’impresa. Così "giustamente" il mercato ha fatto piazza pulita di colossi come la Pan Am (ve la ricordate?) e tante altre compagnie aeree considerate fuori mercato, per arrivare alla fusione di questi giorni di United e Continental, sopravvissute alla mattanza e certamente esempi tutt’altro che fulgidi di servizio orientato al mercato (altro bello slogan di lor signori).
Più di quarant’anni fa – prima ancora di Reagan, quindi in tempi non sospetti – nella Populorum Progressio Paolo VI andava
"Al di là del liberalismo. Ciò significa che la legge del libero scambio non è più in grado di reggere da sola le relazioni internazionali. I suoi vantaggi sono certo evidenti quando i contraenti si trovino in condizioni di potenza economica non troppo disparate: allora è uno stimolo al progresso e una ricompensa agli sforzi compiuti. Si spiega quindi come i paesi industrialmente sviluppati siano portati a vedervi una legge di giustizia. La cosa cambia, però, quando le condizioni siano divenute troppo disuguali da paese a paese: i prezzi che si formano "liberamente" sul mercato possono, allora, condurre a risultati iniqui. Giova riconoscerlo: è il principio fondamentale del liberalismo come regola degli scambi commerciali che viene qui messo in causa" (il grassetto è dell’Autore).
E’ falso, quindi, che il mercato si autoregola, nel senso che premia i bravi e punisce i cattivi: restano sul mercato solo gli squali, molto spesso i delinquenti, e dietro all’americano "good for you" si cela solo il più bieco egoismo che passa sopra gli individui, le carriere, i problemi delle persone e delle famiglie, i sentimenti.
Portare una critica a questo sistema immondo, prima che avulso da qualsiasi legge matematica (infatti l’economia non è una scienza), è passare per comunisti. Rendersi conto che così non può più andare avanti, pena il collasso del pianeta intero sotto tutti i profili (economico, politico, ambientale, sociale, e gli esempi sono sotto gli occhi di tutti in questi giorni) è considerato comunista.
E’ ora invece di porre delle regole precise, in ogni paese ed in tutto il mondo, a salvaguardia della legittima ricompensa per chi investe in capitale o in lavoro: non si tratta di portare l’economia sotto il controllo politico, ma di porre dei paletti al libero arbitrio. Perché una cosa è la libertà ed un’altra è il libero arbitrio (andarsi a vedere sant’Agostino per capire la differenza).
Sennò, continuando così e parafrasando Einstein, che sosteneva che la quarta guerra mondiale si combatterà con le clave, la prossima crisi finanziaria mondiale si concluderà con il baratto delle conchiglie. Meglio quindi pensarci prima e darci una regolata.