Il circo bianco, anzi grigio, anzi nero 2
Siamo agli sgoccioli, qualcosa potrebbe ancora succedere ma, visto che non crediamo ai miracoli, possiamo dire fin da adesso che le olimpiadi bianche di Vancouver per noi sono state peggio che un disastro. A memoria, penso che una cosa del genere non si sia mai vista.
Su 25 nazioni l’Italia si classifica al 21° posto; peggio di noi il Kazakistan, l’Estonia, la Croazia, il Giappone e – altra sorpresa – la Finlandia, sesta nel medagliere storico. Meglio di noi i sudcoreani che notoriamente vanno a sciare sul mar Giallo, gli australiani che fanno biathlon nel deserto di Gibson, gli olandesi che si dedicano alla libera dai mulini a vento. Stavolta non abbiamo neanche la scusante che se noi siamo andati male, gli altri sono andati peggio, anche se qualche ottimista dirà che poteva andare in maniera pessima.
D’altra parte, se è vero che lo sport è l’anima di una nazione, la nostra è perfettamente in linea con i tempi che viviamo in questa terra di navigatori, ma non di sciatori o hockeysti.
"Io penso che per segnare bisogna tirare in porta", diceva Vujadin Boskov. Se vogliamo ottenere dei risultati, bisogna investire nel capitale umano che abbiamo, in maniera razionale ed innovativa.
Prendiamo l’esempio degli Stati Uniti (non voglio sentire l’obiezione che loro 270 milioni, noi solo 60: fate le proporzioni e vedrete che siamo sempre molto sotto alla media). Mio figlio, nell’anno che ha studiato colà, mi raccontava che al mattino c’era scuola, al pomeriggio tre ore di allenamento nello sport scelto: lui, italiano, giocava a football e per tre ore tirava calci alla palla ovale. Ogni istituto superiore partecipa ai campionati statali e da lì i migliori vanno al college con la borsa di studio, che viene confermata solo se il giovane dà risultati di studio e sportivi.
Da noi – per rimanere nell’ambito degli sport invernali – chi vuole andare avanti deve avere una famiglia ricca alle spalle. Un ragazzino delle medie, solo per partecipare alle gare regionali, costa alla famiglia non meno di 4-5 mila euro l’anno. Solo più avanti con gli anni può entrare nei gruppi sportivi militari che gli garantiscono una paga mensile e la possibilità di fare sport ad alti livelli.
Non esiste un Milan dello sci, o un’Inter dello slittino o una Juve del pattinaggio: ognuno si arrangia con i propri mezzi.
Sono almeno vent’anni che l’ho detto: occorre costruire una scuola federale nazionale per lo sci e per gli sport bianchi che fornisca un’istruzione media e secondaria, e nel contempo tiri su i ragazzini per essere i campioni di domani. Un collegio sportivo, per tutti coloro che dimostrano di avere qualità e che diano risultati, senza trascurare la formazione scolastica.
Non parliamo di miliardi di euro, forse qualche milione che, comunque, è sempre un investimento per il futuro. Ovvio che è una bella utopia per un paese in cui ai giovani viene inculcato l’ideale di fare il tronista, andare al Grande Fratello o a X-Factor; male che vada c’è sempre un posto a Montecitorio come ex velina, escort più o meno professionista, o igienista dentale dell’ultima ora.
Non lamentiamoci.
Update delle 23.35
Con la stupenda vittoria nello slalom di Giuliano Razzoli risaliamo di qualche posto nel medagliere per nazioni. Complimenti al nostro ragazzo emiliano, ma il giudizio complessivo non cambia.












