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luglio 13, 2010 by
Maurice
Nello stretto giro di parenti e conoscenti nessuno, di fronte alla notizia di un arresto, accetta la realtà, nemmeno nel caso che il colpevole sia stato trovato con la pistola fumante: "Era un bravo ragazzo – si sente ripetere sempre -, un ragazzo tranquillo". E’ normale, perché ammettere di avere tra i parenti più stretti o tra gli amici un criminale significa ribaltare i valori su cui ci eravamo basati, fino a quel momento.
E’ normale, quindi, anche il serrate le fila ordinato dal premier ai suoi attorno prima a Scaloja, poi a Brancher, ora a Verdini e Cosentino. Il fatto è che la realtà è ben diversa da come la immagina il cavaliere, e far finta di niente non risolve i problemi di una maggioranza che si va sgretolando giorno dopo giorno.
Meno normale è la reazione dei diretti interessati: nessuno è colpevole, è solo un polverone, è solo fango gettato su persone rispettabili dai soliti magistrati rossi che complottano contro Berlusconi. Peccato che spesso costoro di rosso abbiano ben poco: come rileva Phastidio.net " basterebbe prendersi la briga di andare a controllare, e si scoprirebbe che Luca Palamara è di Unità per la Costituzione, mentre Piercamillo Davigo è di Magistratura Indipendente. Le due correnti più moderatamente destrorse della magistratura associata italiana".
Eppure tutti si dichiarano innocenti (e tali sono fino a sentenza definitiva, per la verità), anche se dovrebbe esistere un’etica in base alla quale i signori indagati dovrebbero almeno tenere la bocca chiusa, almeno fino alla sentenza – in un senso o nell’altro – del tribunale che agisce, è bene ricordarlo, in nome del popolo italiano. La dichiarazione preventiva di innocenza fa l’effetto contrario, e più gli interessati e gli amici si ostinano a difendere l’indifendibile, e più nell’opinione pubblica si radica l’opinione della loro colpevolezza. Molto meglio sarebbe tacere e rimettersi alla clemenza della corte.
Il momento per questa maggioranza non è facile. Berlusconi sa benissimo cosa sta succedendo attorno a lui, tra diatribe interne con i finiani e con Tremonti, inchieste giudiziarie che stanno venendo a galla una dopo l’altra, come gli gnocchi in una pentola in ebollizione, ed un nuovo fronte di conflitti, aperto stavolta da un fedelissimo del premier come Galan contro la fedelissima Lega, rea di coprire i malfattori delle quote latte.
Come in una partita di battaglia navale, quando il fuoco nemico arriva vicino, prima o poi anche la corazzata più potente viene colpita. Che poi è nella logica del diritto, oltre che nel buon senso: Tanzi è stato condannato perché non poteva non sapere del crac che stava investendo la Parlamat, il direttore di un giornale viene co-imputato assieme al proprio giornalista in caso di reato a mezzo stampa. Perché esiste una responsabilità oggettiva di chi dirige o deve controllare.
Come per il genitore di un minorenne, un capo del governo non può chiamarsi fuori dal gioco losco che avviene attorno al tavolo del consiglio dei ministri: se ne è a conoscenza è correo, se ne è all’oscuro non può dirigere un esecutivo senza sapere cosa fanno i suoi più stretti collaboratori. Se non sarà un tribunale umano a giudicarlo, c’è sempre il tribunale della storia ad emettere la sentenza.
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Politica e democrazia
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luglio 09, 2010 by
Maurice
Che tutta la fretta per approvare la legge bavaglio nascondesse qualche inghippo, l’avevamo capito tutti. Ma che i gattini ciechi, nati dalla gatta frettolosa del proverbio, si chiamassero Flavio Carboni & C. nessuno lo sospettava. Nessuno, ad eccezione del capo del governo, che con mirabile tempismo riesce tutte le volte a farsi approvare le leggi con cui scagionarsi dai processi che vedono coinvolto lui o i suoi soci in affari o i suoi più stretti collaboratori.
Purtroppo per lui di recente la stampa non imbavagliata è riuscita a smascherare le indecenze, battendolo sul tempo: così è successo per Scajola, così è successo per Brancher, costretti entrambi alle dimissioni a furor di popolo.
Ora spunta questa nuova associazione di tipo massonico, con al centro Carboni, condannato per il fallimento del Banco Ambrosiano, accusato dell’omicidio di Roberto Calvi, ma poi assolto nei successivi gradi di giudizio. Un pedigree di tutto rispetto.
Ora è stato arrestato per l’eolico sardo, e con lui sono indagati altri personaggi imprenditoriali e politici (tra cui il coordinatore del PdL Verdini) per associazione a delinquere e di violazione degli articoli 1 e 2 della legge Anselmi sulle associazioni segrete (legge P2). Tutti insieme, fra l’altro, avrebbero anche tentato di influenzare alcuni giudici della Corte Costituzionale in merito al lodo Alfano.
I reati sono tutti da dimostrare, e saranno i tribunali ad accertare la verità. Però una domanda sorge spontanea: che ci azzecca il lodo Alfano con gli intrallazzi dei faccendieri? Cosa c’entra l’immunità delle alte cariche dello Stato con l’eolico sardo? Evidentemente per i giudici indaganti c’entra, se nel mandato di cattura si fa riferimento anche a questo.
Nell’ordinanza del gip si legge che i tre erano legati in "una associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti" caratterizzata "dalla segretezza degli scopi" e volta "a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali nonché degli apparati della pubblica amministrazione"
Visto che Carboni e soci non rivestono cariche istituzionali, per quale motivo e per conto di chi allora avevano tentato di "condizionare il funzionamento degli organi costituzionali"? Dovevano coprire qualche alta carica dello Stato? Napolitano? Berlusconi? Schifani? Fini? Ed è forse un caso che, fra i quattro, solo il capo del governo si è sempre scagliato contro la corte Suprema, rea di cancellare i decreti ad personam? Ed è forse un caso che Berlusconi facesse parte di quella loggia P2 della quale ora si ipotizza una sorta di resurrezione (ammesso che sia mai morta)?
Altro che legge bavaglio per impedire la fuga di notizie sulle notti brave nelle varie ville con le escort. Se i fatti verranno confermati, qui – ma la faccenda non è finita – si parla di una banda segreta che legava faccendieri senza scrupoli, manovalanza di partito ed un’alta carica dello Stato.
Lo scenario (ripetiamo: se sarà confermato in tribunale) è sconvolgente. Bilanci fasulli, tresche editoriali, giudici corrotti, rapporti con la mafia siciliana sono quisquilie di fronte alle nuove rivelazioni. Per decenni c’è stata un’associazione segreta che ha governato l’Italia, non solo per i loro sporchi interessi, ma per un ordine nuovo che alla base aveva proprio l’annullamento della democrazia. Roba da non credere.
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