Per un momento non voglio pensare alla tragedia di quelle famiglie genovesi che hanno perso i bambini ed i congiunti sotto la piena dell'acqua; per loro non c'è prezzo che tenga.
Penso invece a quei ristoranti che hanno visto entrare in sala, in cucina, nei depositi e nelle cantine metri cubi di acqua e fango: già da oggi, a locale chiuso, dovranno mettersi a buttar via la roba, a lavare il tovagliato, a ripulire ogni angolo dell'esercizio che – quando sarà completamente asciutto, non prima – dovrà essere ritinteggiato. E ringraziare Iddio se non saranno stati toccati gli impianti elettrici, i motori, il gas e gli scarichi.
Per tutto questo non ci sono assicurazioni che rimborsino alcunché. Neppure le polizze incendio, ammesso che siano state stilate bene – e non in economia – con la clausola "Eventi speciali", prevedono i danni per alluvione: bisogna ciucciarsela, tirar fuori altri soldi di tasca propria (o dalle banche) per rimettere in sesto la baracca, mentre i fuochi rimangono spenti ed i tavoli deserti.
La riflessione su quanto è successo a Genova porta a pensare a quello che potrebbe succedere a noi. "Da noi non potrebbe mai succedere una cosa del genere", sibila la suocera, come se Madre Natura avesse preferenze sui siti da colpire.
E' vero che la provincia di Trento ed i comuni fanno il massimo per la messa in sicurezza del territorio; vero anche che qui è più facile rimanere bloccati per la nevicata eccezionale piuttosto che per la pioggia, ma…
C'è sempre una prima volta per tutto. Quattro anni fa, sempre di questi tempi, ci siamo trovati una sera con l'acqua che entrava in sala. Poca cosa, ma era tanta la furia delle precipitazioni che le condutture di scolo non tenevano più: pur essendo state rifatte di recente e sovradimensionate per la normale amministrazione, non sono certo state concepite per raccogliere l'acqua piovana di quattro mesi che potrebbe cadere in una sola mezz'ora.
Il nostro ristorante è ai bordi della piazza principale del paese; davanti alla porta scorre sottoterra la tubazione di scolo, molti tombini raccolgono dalle grate l'acqua, ma siamo in discesa. Quella volta che ce la siamo vista bruttina, le strade che corrono a fianco erano diventati torrenti in piena, proprio come a Genova, e la rete fognaria rigurgitava fuori dai pozzetti l'acqua che non riusciva più a smaltire sottoterra.
Speriamo di no, ma potrebbe esserci una prima volta anche per noi. Checché ne pensi la suocera – colpita nell'onore personale al solo pensiero che Giove Pluvio si accanisca con il "suo" Trentino – ho pensato ad una paratia che blocchi il portone d'entrata. La costruirò, la terrò da parte sperando di non doverla usare mai, ma la farò. Aiutati che il ciel t'aiuta. Mettere la testa sotto la sabbia, sperando che non succeda a me, è tanto dissennato quanto disatroso. Mettersi poi a piangere dopo il disastro, non risolve i problemi a monte, e fa tanto girare le palle.
Non quel Karl, ma un amico di un amico di Brunico che diversi anni fa mi fece il suo oroscopo, un malloppo così in tedesco con tanto di grafici astrali, pianeti in cogiunzione ed opposizione, che conservo con rispetto nella mia libreria. Karl faceva l'operaio da qualche parte ed a tempo perso si dilettava con l'astrologia. Sapendo del mio interesse per la materia, un amico in comune mi propose un giorno un consulto gratuito di Karl. Gli diedi la mia ora e data di nascita ed una fotocopia della mia mano. Qualche tempo dopo ricevetti un intero fascicolo con disegni e note a margine, tutto scritto nella madrelingua di Karl per me incompresibile. Per avere una spiegazione almeno orale invitai il mio astrologo ad una cenetta in un ristorantino sperduto in quel di Montessilone e, fra un piatto di canederli ed un buon bicchiere di vino, mi illustrò il suo studio.
Allora presi con molto scetticismo la sua osservazione sulla mia salute: il tuo punto debole sono i reni, mi disse. Anche senza Rocchetta non avevo mai avuto problemi, a distanza di qualche anno però mi sono sorbito ben due coliche renali memorabili e, rimanendo in zona, due operazioni di ernia. 'Azzo se l'ha imbroccata.
Karl mi è tornato in mente negli ultimi giorni.
Raramente mi sono sentito così fertile di nuove idee e di volontà di realizzarle, come in questo periodo. In poche settimane ho messo in cantiere e portato a termine così tante iniziative, e senza sforzo, che mi stupisco di me stesso. Qualcosa sta cambiando?
E mi è venuto in mente Karl che allora mi aveva letto la vita passata, scandendola in periodi esatti di 12 anni (anche l'astrologia cinese – che trovo molto più interessante della nostra occidentale – divide la storia in cicli di dodici anni). Facendo i calcoli il prossimo anno scadrebbe quest'ultimo ciclo, non proprio esaltante: vuoi vedere che sto passando dal periodo di sfiga ad un momento decisamente fortunato? O che comunque sta finendo un tempo e se ne apre un altro?
Con tutti gli scongiuri del caso, spero tanto che Karl ancora una volta l'abbia vista giusta.
E' normale che, non avendo niente di meglio, si possono mettere in menu anche le farfalle con panna prosciutto e piselli, all'insegna del vintage culinario. Non è normale che anche i giornali "seri" cadano sulla buccia di banana delle allergie primaverili, dell'influenza prevista sotto Natale o – come in questi giorni – sulle previsioni del tempo per la prossima estate. A pochi giorni dalle elezioni amministrative e nel pericoloso funambulismo del non prendere posizione sui potenti in carica ora e forse domani, non c'è di meglio che parlare di calcio, di donne o del tempo, argomenti sempre buoni per passare il tempo a tavola, quando non c'è di meglio su cui discettare.
Volendo riempire qualche colonna di piombo o una pagina web, ci si può sempre tenere sul generico, senza paura di sbagliare: per questa estate avremo tempo bello con qualche temporale, temperature più o meno nella media stagionale, correnti d'aria calde intervallate da qualche parentesi d'aria fresca da nord, mari in genere calmi con possibilità di qualche temporanea burrasca locale. Anche un pirla, come chi scrive, può fare delle previsioni senza sbagliare.
Il Corriere, invece, sposa con coraggio ed imprudenza le previsioni del Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), l'ente meteo statunitense, che non è il dio in terra neanche se è americano.
Sappiamo tutti quale importanza ha il tempo nella scelta delle vacanze: solo un mentecatto andrebbe in questi giorni a passar le ferie sul delta del Mississipi. Sposare la tesi che i mesi estivi in Italia saranno meno caldi e piovosi, è una bella iniezione d'ottimismo per tutti quegli operatori turistici che sperano in una bella stagione per risollevare le finanze della propria azienda. Anche se non sarà vero, già si mette una pulce nell'orecchio a chi sta programmando le ferie rimanendo in patria. Se farà freddo e pioverà per l'intera stagione, meglio rimandare le vacanze o andarsene in qualche angolo sperduto del mondo più assolato.
Peccato che questi scribacchini non si scomodino più di tanto, neanche per fare qualche clic in Internet per verificare se tutti la pensano allo stesso modo. Il vostro chef – che non è più giornalista, non è pagato per scrivere e non ha ore da buttar via per verificare tutte le notizie – si è preso la briga di cliccare su ilmeteo.it che non è prestigioso forse come il Noaa, ma molto più affidabile del meteo ufficiale di Rai1, Rai2 e Rai3. Ai lettori sincerarsi cliccando sul link.
Insomma, anche uno come Bendandi (o i suoi interpreti) può bucare clamorosamente il terremoto dell'11 maggio a Roma. Figurarsi chi fa solo un copia-incolla.
Occorreva una buona notizia – ma perché i giornali ed i tiggì non sono fatti solo di queste? – per raddrizzare una giornata nata male e continuata ancora peggio. Ce la dà ancora una volta La Stampa Benessere, una fonte inesauribile di informazioni per la nostra salute fisica e psichica. Si tratta del solito studio anglosassone, questa volta condotto dal professor Lewis Wolper della University College di Londra, studio che però ha qualcosa di valido, avendo coinvolto oltre 340.000 persone; la tesi di partenza, che è stata confermata dopo accurate ricerche è che
il vero benessere interiore si raggiunge solo a 85 anni.
Penso che il prof. Wolper abbia ragione.
Fra qualche anno anch'io passerò nelle file dell'esercito della vecchiaia, come tutti, compresi quelli che stanno leggendo queste righe e si fanno belli con la loro carta d'identità.
Non ho detto che andrò in pensione, che è un altro discorso. Bisognerà vedere allora, quando sarà, se ci saranno ancora soldi in casa governativa o se si li saranno mangiati tutti, se oltre alla finestra avranno aperto anche un terrazzo (magari sul vuoto), o se nel frattempo non sarà arrivato il guru di turno a proclamare che le pensioni vanno date solo a chi ha superato i 30 mila euro di retribuzione mensile.
Ammesso e non concesso che le cose vadano come sono adesso, è molto plausibile che comunque non mi potrò godere l'assegno statale perché in coda con me alle Postitaliane ci sarà l'esattore della banca che fulmineo mi sfilerà il gruzzoletto per pagare le rate dei mutui. A conti fatti mi libererò del conto Dracula a 85 anni, appunto, per schiantare il giorno dopo aver incassato la prima pensione piena.
Pessimismo? No, concreto realismo. Dopo aver passato una vita ad arabattarmi per il denaro e la gloria, senza averli mai raggiunti, arriverà finalmente il giorno che, pagati i debiti, potrò finalmente godermi un bel tumore ai polmoni o le reazioni nucleari di qualche centrale o la nuova crisi finanziaria globale. Ebbè, signora mia, non si può aver tutto dalla vita.
E’ meglio l’eccesso di prudenza o un po’ di spregiudicatezza? Come dicevano i nostri vecchi, meglio andare piano per andare sano e lontano, o è meglio rischiare per rosicare? La ragione ce l’ha sempre chi alla fine vince.
Se la Roma non avesse vinto il derby tutti avrebbero crocifisso Ranieri per aver sostituito Totti e De Rossi. Se Fini si smarcherà da Berlusconi e riuscirà ad eclissarlo costruendo una destra moderna, liberale ed europea, tutti osanneranno al suo genio politico; se invece finirà a fare consulenze mentre la ditta B&B impererà sull’Italia suddita e divisa, tutti lo additeranno come il grande pirla del XXI secolo. Da lunedì un po’ tutte le compagnie aeree tornano a volare, polvere islandese presente o assente sui cieli d’Europa. Bastonate da giorni di inattività, costrette a restituire i biglietti già pagati, con le borse che le castigano su tutti i mercati, le Air Companies hanno deciso di far girare i motori, incrociando le dita che silicio ed altri materiali non entrino nei reattori e trasformino gli airbus in meravigliose social coffins. Se alla fine della settimana non sarà successo niente, aspettiamoci già la crocefissione di Enac e Protezione Civile (per restare in Italia); ma se anche un solo 747 sarà costretto ad un atterraggio di fortuna perché ad un pilota è andato un moscerino nell’occhio, garantito che si scateneranno le reprimende sul profitto cercato a tutti i costi. Per scaramanzia non parliamo di qualcosa di peggio.
Sotto un certo profilo in questi giorni è bello leggerele notizie, le previsioni, i commenti più disparati sul vulcano Eyjafjallajoekull (io sono riuscito a scriverlo, voi provate a pronunciarlo). Chi dice che si sta esaurendo, chi rivanga la precedente eruzione che durò un anno e mezzo. Chi prevede un’estate fredda e piovosa, chi se ne frega e dice che la Champions si svolgerà regolarmente. Chi prevede già l’addio al sushi ed alla frutta esotica, chi la butta sul metafisico. Manca solo (ma da qualche parte qualcuno l’avrà anche detto senza che io me ne sia accorto) quello che dica che è il podromo del 2012, l’anno della fine del mondo e dell’inizio del (mancato) pagamento delle rate Fiat.
A scanso di figure barbine – come certi giudizi definitivi sul campionato alla terza giornata – meglio star zitti e vedere l’effetto che fa. Personalmente per i prossimi cinque mesi non ho prenotato nessun volo.