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luglio 14, 2010 by
Maurice
Non c’è due senza tre. In neppure due mesi e mezzo due ministri ed un sottosegretario si sono dimessi, dopo le pesanti accuse mosse dai giudici inquirenti. Forse per questo dal proclama ufficiale di Berlusconi di voler fare un esecutivo snello di soli dodici ministri siamo passati a ventitrè: se uno alla volta cadono, torniamo al vecchio progetto dei dodici apostoli, dimostrando che il cavaliere quello che promette fa.
Ironia a parte, Cosentino lascia il dicastero in accordo con Berlusconi, ma non il ruolo di coordinatore del PdL campano, così come Verdini rimane al suo posto. L’anomalia della situazione è palese: da una parte il capo del governo prende atto che tra i suoi strettissimi collaboratori vi sono persone indifendibili, e li allontana, dall’altra dichiara con i fatti che per il partito non sono così malfattori, e quindi possono tranquillamente continuare a svolgere i loro ruoli dirigenziali.
Questo modo di procedere mostra tutta la fragilità di Berlusconi e la sua strategia: è conscio che portare il marcio di fronte al voto di fiducia del parlamento lo condannerebbe in maniera irrimediabile; allo stesso tempo, però, non può dar ragione a Fini sulla questione (im)morale del partito. Così, prima di essere messo in minoranza, non si fa scrupolo di immolare uno dietro l’altro gli uomini del presidente, sperando di non ritrovarsi lui stesso su quell’altare come vittima sacrificale.
La contraddizione è tipica di questa maggioranza e del suo modo di concepire la politica. Da una parte il suo leader fa dichiarazioni solenni di cristianità, facendosi fotografare col fedele confessore o con il Santo Padre, dall’altra non si fa scrupoli a condurre una vita dissoluta con le escort. Da una parte invocano la legalità, dall’altra aizzano i contadini a stracciare le quote latte. Tanto per fare due esempi sotto gli occhi di tutti.
"Ma come? – domanda Filippo Rossi su FareFuturo – E i vostri sacri e inviolabili valori dove sono finiti? Ve li siete persi per strada? La parole roboanti, i discorsi duri e puri. Dove è finita la vostra destra? Dove sono finiti “dio patria e famiglia”? E la moralità? E il rispetto delle regole? E la tradizione? E l’eroismo? Dove è finita la vostra intransigenza? La vostra severità? Era solo retorica? Era solo una parola per riempire qualche manifesto e qualche striscione?Cosa direbbero i vostri eroi di questo silenzio? Ve lo siete chiesto? Cosa direbbero oggi Falcone e Borsellino sulle intercettazioni? O sulle varie cricche che stanno infestando la politica italiana? E di “Mangano eroe”, cosa direbbero “Giovanni e Paolo”? Chiedetevelo prima di mettere ancora le loro facce sui vostri manifesti".
Pare di assistere al countdown prima dell’implosione finale. E’ solo da vedere quanto sarà lungo questo conto alla rovescia. Nel frattempo il Paese aspetta un governo che faccia qualcosa, non per pararsi il culo, ma per affrontare i problemi del lavoro e della ripresa, del rinnovamento e del benessere dei cittadini. Però, parola di Berlusconi, non succederà nulla: è solo un governo del fare, promesse, s’intende.
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luglio 13, 2010 by
Maurice
Nello stretto giro di parenti e conoscenti nessuno, di fronte alla notizia di un arresto, accetta la realtà, nemmeno nel caso che il colpevole sia stato trovato con la pistola fumante: "Era un bravo ragazzo – si sente ripetere sempre -, un ragazzo tranquillo". E’ normale, perché ammettere di avere tra i parenti più stretti o tra gli amici un criminale significa ribaltare i valori su cui ci eravamo basati, fino a quel momento.
E’ normale, quindi, anche il serrate le fila ordinato dal premier ai suoi attorno prima a Scaloja, poi a Brancher, ora a Verdini e Cosentino. Il fatto è che la realtà è ben diversa da come la immagina il cavaliere, e far finta di niente non risolve i problemi di una maggioranza che si va sgretolando giorno dopo giorno.
Meno normale è la reazione dei diretti interessati: nessuno è colpevole, è solo un polverone, è solo fango gettato su persone rispettabili dai soliti magistrati rossi che complottano contro Berlusconi. Peccato che spesso costoro di rosso abbiano ben poco: come rileva Phastidio.net " basterebbe prendersi la briga di andare a controllare, e si scoprirebbe che Luca Palamara è di Unità per la Costituzione, mentre Piercamillo Davigo è di Magistratura Indipendente. Le due correnti più moderatamente destrorse della magistratura associata italiana".
Eppure tutti si dichiarano innocenti (e tali sono fino a sentenza definitiva, per la verità), anche se dovrebbe esistere un’etica in base alla quale i signori indagati dovrebbero almeno tenere la bocca chiusa, almeno fino alla sentenza – in un senso o nell’altro – del tribunale che agisce, è bene ricordarlo, in nome del popolo italiano. La dichiarazione preventiva di innocenza fa l’effetto contrario, e più gli interessati e gli amici si ostinano a difendere l’indifendibile, e più nell’opinione pubblica si radica l’opinione della loro colpevolezza. Molto meglio sarebbe tacere e rimettersi alla clemenza della corte.
Il momento per questa maggioranza non è facile. Berlusconi sa benissimo cosa sta succedendo attorno a lui, tra diatribe interne con i finiani e con Tremonti, inchieste giudiziarie che stanno venendo a galla una dopo l’altra, come gli gnocchi in una pentola in ebollizione, ed un nuovo fronte di conflitti, aperto stavolta da un fedelissimo del premier come Galan contro la fedelissima Lega, rea di coprire i malfattori delle quote latte.
Come in una partita di battaglia navale, quando il fuoco nemico arriva vicino, prima o poi anche la corazzata più potente viene colpita. Che poi è nella logica del diritto, oltre che nel buon senso: Tanzi è stato condannato perché non poteva non sapere del crac che stava investendo la Parlamat, il direttore di un giornale viene co-imputato assieme al proprio giornalista in caso di reato a mezzo stampa. Perché esiste una responsabilità oggettiva di chi dirige o deve controllare.
Come per il genitore di un minorenne, un capo del governo non può chiamarsi fuori dal gioco losco che avviene attorno al tavolo del consiglio dei ministri: se ne è a conoscenza è correo, se ne è all’oscuro non può dirigere un esecutivo senza sapere cosa fanno i suoi più stretti collaboratori. Se non sarà un tribunale umano a giudicarlo, c’è sempre il tribunale della storia ad emettere la sentenza.
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Politica e democrazia
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luglio 09, 2010 by
Maurice
Che tutta la fretta per approvare la legge bavaglio nascondesse qualche inghippo, l’avevamo capito tutti. Ma che i gattini ciechi, nati dalla gatta frettolosa del proverbio, si chiamassero Flavio Carboni & C. nessuno lo sospettava. Nessuno, ad eccezione del capo del governo, che con mirabile tempismo riesce tutte le volte a farsi approvare le leggi con cui scagionarsi dai processi che vedono coinvolto lui o i suoi soci in affari o i suoi più stretti collaboratori.
Purtroppo per lui di recente la stampa non imbavagliata è riuscita a smascherare le indecenze, battendolo sul tempo: così è successo per Scajola, così è successo per Brancher, costretti entrambi alle dimissioni a furor di popolo.
Ora spunta questa nuova associazione di tipo massonico, con al centro Carboni, condannato per il fallimento del Banco Ambrosiano, accusato dell’omicidio di Roberto Calvi, ma poi assolto nei successivi gradi di giudizio. Un pedigree di tutto rispetto.
Ora è stato arrestato per l’eolico sardo, e con lui sono indagati altri personaggi imprenditoriali e politici (tra cui il coordinatore del PdL Verdini) per associazione a delinquere e di violazione degli articoli 1 e 2 della legge Anselmi sulle associazioni segrete (legge P2). Tutti insieme, fra l’altro, avrebbero anche tentato di influenzare alcuni giudici della Corte Costituzionale in merito al lodo Alfano.
I reati sono tutti da dimostrare, e saranno i tribunali ad accertare la verità. Però una domanda sorge spontanea: che ci azzecca il lodo Alfano con gli intrallazzi dei faccendieri? Cosa c’entra l’immunità delle alte cariche dello Stato con l’eolico sardo? Evidentemente per i giudici indaganti c’entra, se nel mandato di cattura si fa riferimento anche a questo.
Nell’ordinanza del gip si legge che i tre erano legati in "una associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti" caratterizzata "dalla segretezza degli scopi" e volta "a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali nonché degli apparati della pubblica amministrazione"
Visto che Carboni e soci non rivestono cariche istituzionali, per quale motivo e per conto di chi allora avevano tentato di "condizionare il funzionamento degli organi costituzionali"? Dovevano coprire qualche alta carica dello Stato? Napolitano? Berlusconi? Schifani? Fini? Ed è forse un caso che, fra i quattro, solo il capo del governo si è sempre scagliato contro la corte Suprema, rea di cancellare i decreti ad personam? Ed è forse un caso che Berlusconi facesse parte di quella loggia P2 della quale ora si ipotizza una sorta di resurrezione (ammesso che sia mai morta)?
Altro che legge bavaglio per impedire la fuga di notizie sulle notti brave nelle varie ville con le escort. Se i fatti verranno confermati, qui – ma la faccenda non è finita – si parla di una banda segreta che legava faccendieri senza scrupoli, manovalanza di partito ed un’alta carica dello Stato.
Lo scenario (ripetiamo: se sarà confermato in tribunale) è sconvolgente. Bilanci fasulli, tresche editoriali, giudici corrotti, rapporti con la mafia siciliana sono quisquilie di fronte alle nuove rivelazioni. Per decenni c’è stata un’associazione segreta che ha governato l’Italia, non solo per i loro sporchi interessi, ma per un ordine nuovo che alla base aveva proprio l’annullamento della democrazia. Roba da non credere.
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giugno 30, 2010 by
Maurice
Nel giorno in cui Dell’Utri viene riconosciuto dal tribunale d’appello uomo di mafia (la parte "scontata" per il suo ruolo di collegamento tra la mafia e Belusconi è, però, sempre sotto indagine a Palermo) e nello stesso giorno
in cui il senatore mafioso Dell’Utri inneggia al compare assassino Mangano, anche i giovani pidiellini alzano la voce:
"Oggi più che mai sentiamo l’esigenza di avviare una profonda riflessione all’interno del partito dopo questa condanna che rimane gravissima soprattutto per un uomo impegnato in politica. Non ci uniremo al solito coro di solidarietà già tristemente visto negli anni scorsi per i politici condannati. Il nostro movimento giovanile non può rimanere in silenzio davanti a fatti che minano la credibilità di un intero partiti".
Ma, nonostante il coro osannante dei berluscones, anche altri giovani di centrodestra, quelli di Azione universitaria, affemano:
"Mentre Dell’Utri continua a definire un eroe il mafioso Vittorio Mangano, noi affermiamo con orgoglio che gli eroi dei giovani siciliani sono persone come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino".
Fa loro eco la componente finiana del PdL:
"E fanno bene, questi ragazzi “di destra” a dire che non ci stanno. Ma non ci stiamo neanche noi, senatore Dell’Utri. Questo paese ha bisogno di eroi, forse. E ha sicuramente bisogno di onorare con più onestà, più convinzione e più forza tutti gli eroi che ha avuto. Comprese le tante, troppe vittime (più o meno illustri) uccise dal cancro mafioso. Sì, l’Italia ha bisogno di eroi. Ma certamente di eroi come il suo, senatore Dell’Utri, non sa che farsene".
Cosa sta succedendo nel partito dell’amore?
Dopo lo "scambio di vedute" in direzione nazionale tra i cofondatori del partito, Berlusconi si illudeva che una mano di calcestruzzo bastasse a saldare la crepa che Fini aveva prodotto nel muro di gomma. La spallata, invece, ha avuto l’effetto domino sulle menti meno compromesse dello schieramento. Certo il capo ci ha messo abbondantemente del suo – vedi affare Brancher, non ancora chiuso – sorretto dai suoi che tra cricca e mazzette stanno riportando il Paese indietro di vent’anni.
Nel caso di Berlusconi – afferma Sofia Ventura sul finiano FareFuturo – questo è accaduto solo in parte: alla rottura con la “vecchia politica” della Prima Repubblica è seguita la promessa di una Italia più libera e liberale, ma questa promessa ha stentato a prendere forma e soprattutto negli ultimi anni si è persa in un partito e in una politica sempre più timorosi delle sfide del nuovo, restii ad affrontare le radicali innovazioni necessarie a questo paese (dal welfare alle professioni, dal fisco all’istruzione, all’insegnamento universitario e alla ricerca, per fare solo alcun esempi), sempre meno liberali sul piano etico, sociale ed economico, talvolta tentati da atteggiamenti reazionari.
Tante scosse di avvertimento. Prima o poi arriva anche il Big One. La popolazione è avvisata.
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settembre 29, 2009 by
Maurice
Girando fra i tavoli stasera ho captato due discorsi tra loro diversi, ma con diversi punti in comune: il quasi proscioglimento di Alberto Stasi per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, e la cattura di Roman Polanski per un rapporto sessuale avuto con una tredicenne nel 1977.
Per il delitto di Garlasco si volta pagina. Alla faccia dei Ris, la nuova perizia neutrale chiesta dal giudice scagiona il ragazzo da ogni accusa e questo dimostra la pericolosità del nostro sistema investigativo: quando i carabinieri ti mettono gli occhi addosso, son cavoli tuoi.
Siccome le statistiche (quelle del mezzo pollo) affermano che la maggior parte dei delitti avvengono nell’ambito familiare (quando serve, sennò è opera di un "clandestino"), è ovvio che – non esistendo più i maggiordomi – i responsabili degli assassini sono nell’ordine: il marito, la moglie, l’amante dell’uno o dell’altra quando c’è, il fidanzato, il padre (di Tommy), la madre (di Cogne) o qualche altro parente o affine. Poco importa se quelle statistiche si riferiscono ai casi risolti: quelli rimasti senza colpevole sono tali perché l’assassino non fa parte della cerchia dei consanguinei.
Se decidete di ammazzare qualcuno, quindi, sceglietelo lontano dal vostro albero genealogico, e nove volte su dieci la farete franca, a meno che non siate così imbecilli di andarlo a raccontare al bar. DNA, impronte, profili psicologici e tutte le altre corbellerie che vi possono inchiodare esistono solo nei libri di Michael Connelly o nei telefilm come CSI, NCIS o Cold Case.
Per uno prosciolto un altro entra in galera. Polanski ha ammesso il fatto, ma si è sempre difeso affermando che la fanciulla era consenziente.
Sembra la trama dell’ultimo libro di John Grisham, Il Ricatto, ma in America funziona così: anche se la minorenne è consenziente, la trombata per un maggiorenne è reato. In altri termini: se a 70 anni me la faccio con una alla festa dei (di lei) 18 anni va tutto bene, ma se a 19 anni me la faccio con la compagna di classe il giorno prima del compleanno rischio l’incriminazione.
Nel caso del regista, se stupro c’è stato, è giustissimo che paghi la sua pena, anche trent’anni dopo, ed è poco edificante la mobilitazione del mondo dello star system a suo favore. Ma se la bimba non vedeva l’ora di farsi il regista, magari – aggiungo io – con la prospettiva di ottenere una qualche particina in un film, beh, le cose sono diametralmente diverse.
Può essere biasimevole che un 44enne vada a letto con una tredicenne, alla stessa maniera di un 72enne con una 17enne. Negli Stati Uniti, però, uno va in galera, in Italia lo candidano addirittura al Nobel per la pace.
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