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maggio 30, 2011 by
Maurice
La colonna sonora della mia mattinata di lavoro inizia con il buonumore del Ruggito del Coniglio, per continuare con il sarcasmo di Antonello Piroso con (ah)i Piroso, e quindi Apprescindere di Michele Mirabella (e Gordon Ramsay se le sue Cucine da incubo sua maestà Real Time pensa di mandarle in onda alle 12.10). Una colonna sonora leggera ma non disimpegnata, e mi dispiace che fra qualche giorno tutto finirà per lasciare spazio alla programmazione estiva, con tanto di film in bianco e nero e servizi giornalistici dalle spiagge.

Dimessa la giacca di direttore del telegiornale ed alzatosi dalla sedia di Nulla di Personale, Piroso ci ha guadagnato in verve, brio e simpatia finché… non vengono toccati alcuni argomenti. Per esempio il giornalismo.
Stamani Piroso ha dato la notizia della morte di Biagio Agnes, ex direttore generale della Rai, "inventore" della lottizzazione che assegnò la rete ammiraglia alla DC (ora al PdL), la seconda rete al PSI (ora alla Lega) e la terza al PCI (ora al PD). Data così, la notizia sarebbe già completa, sono i telespettatori a decidere se è giusto che un'azienda pubblica sia territorio da spartire o se sarebbe meglio – ammesso che sia possibile in un paese come il nostro – che i partiti ne rimangano fuori.
Il conduttore, invece, si è profuso in una filippica acida contro certi giornalisti (di sinistra?) che si dichiarano contro la spartizione politica, salvo poi avvantaggiarsene con ingordigia. Chi ha orecchie per intendere intenda, è sembrato dire Piroso, ma noi che non siamo del "giro" non abbiamo inteso a chi si riferisse. Come diceva Umberto Eco, spesso i giornalisti parlano non per i lettori, o i telespettatori in questo caso, ma perché altri capiscano. In questa occasione Piroso non è stato né elegante né corretto con chi lo stava seguendo.
Giro di là e trovo Mirabella con Chiara Beria di Argentine che presenta il suo libro Di profilo. Chi è la giornalista e scrittrice? E'
figlia di Adolfo, già presidente dell'Associazione nazionale magistrati e Procuratore Generale di Milano e di Cecilia Vallardi (famiglia per 7 generazioni editori a Milano; Chiara, siede nel cda della Fondazione Vallardi onlus su designazione del sindaco di Milano ). (Wikipedia)
Penso che la signora Beria d'Argentine sia un'eccellente intellettuale, non ho nessun elemento per mettere in dubbio le sue capacità professionali. Ma, caro Piroso, se si fosse chiamata Maria Rossi, sarebbe quello che è adesso?
E se Alessandro Borghese non fosse figlio dell'attrice Barbara Bouchet e dell'imprenditore Luigi Borghese, pensi caro Piroso che sarabbe lì a riempire il video di Real Time a tutte le ore?
E se lo chef che scrive qui si fosse chiamato Oldani o Bottura, essendone figlio o parente, pensi caro Piroso che sarebbe ancora qui ad aspettare una risposta dall'editore a cui ha sottoposto la sua idea di libro quasi un anno fa?
Non scandalizziamoci, o scandalizziamoci per tutti.
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Cucina, Mass media
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settembre 20, 2010 by
Maurice
Sono esilaranti i commenti del dopo partita alla terza (ma anche alla seconda) di campionato. Domenica scorsa: il Chievo, la grande rivelazione di quest’anno; ieri: già dimenticato per un gollonzo in casa.
Il Cesena oggi in testa alla classifica: grandi romagnoli in compagnia con i campioni d’Europa. E’ la nuova rivelazione. Fino a prova contraria, magari domenica prossima, quando il Catania gliele suonerà. Roma e Fiorentina in crisi patocca, forse già in B alla terza giornata, finché un 4-0 (come la Juve, già all’estrema unzione al secondo turno) le riporterà a lottare per lo scudetto. Qualcuno ricorda i bianconeri del Trap, brocchi fino a Natale e vittoriosi alla fine?
A proposito di Fiorentina, chi glielo dice a Della Valle del bidone che ha preso per dirigere la squadra? Ricorda tanto quel bravo concimatore (:spargitore di letame), dal grande carisma ma zero tituli. E’ dura fare l’allenatore: se al microfono di Variale non le spari grosse non sei nessuno. Anche quando il 22 maggio l’Inter si cucirà sulla maglia il 19esimo (o diciottesimo?) scudetto, per gli "esperti" il mite zio Rafa sarà poco più di un degustatore di lambrusco.
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Attualità
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giugno 28, 2010 by
Maurice
I nostri splendidi mezzi e bellimbusti, che ci fanno compagnia sui canali di stato (si fa per dire) dalle 17 a notte inoltrata tutti i giorni in collegamento dal Sud Africa, hanno inaugurato una nuova rubrica: le dieci
domande da porre a Lippi e ad Abete dopo la nostra eliminazione ai mondiali.
Giustamente in un paese libero la stampa libera ha tutto il diritto ed il dovere di mettere sotto accusa il potere, anche calcistico, ma noi "fruitori finali" abbiamo il diritto-dovere di fare altrettanto verso l’informazione, soprattutto se pubblica? Io penso di sì, quindi da cittadino, che non capisce una bella mazza di calcio come loro, pongo anch’io dieci domande ai giornalisti Rai e ai loro accompagnatori.
- Pensate che i vostri giudizi siano più qualificati di quelli fatti al bar Sport?
- Per quale motivo il CT Lippi doveva far sue le vostre indicazioni?
- Visto che a gran voce dite che Lippi doveva aver coraggio a rinnovare la nazionale, perché doveva portare in Sud Africa anche i vecchietti Totti e Del Piero?
- Avete doti di preveggenza per affermare che Cassano e Balotelli avrebbero davvero cambiato le sorti del nostro mondiale?
- Perché di fronte ai vincitori siete così servili, tanto quanto siete boriosi di fronte agli sconfitti?
- Perché non avete mai criticato la sentenza Bosman e la mancanza di politiche per i vivai delle società che dovrebbero garantire il ricambio?
- Quanto siete condizionati dai club e dalle pressioni politiche esterne?
- Quanto vi interessa realmente la crescita sportiva della Nazionale, e quanto invece la polemica a fini audience?
- Non pensate di essere corresponsabili anche voi della disfatta per tutta la pressione psicologica prima e durante la competizione?
- Perché, se siete così bravi, non avete fatto gli allenatori?
Giuro che con questo non parlerò più di calcio, salvo fatti clamorosi ovviamente.
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Mass media
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giugno 10, 2010 by
Maurice
Dopo i mondiali in chiaro, finalmente anche le buste paga dei mezzibusti Rai in chiaro. Con i voti scontati della maggioranza e di una opposizione obnubilata è passato il commissione l’emendamento alla bozza del nuovo contratto di servizio con la Rai (a firma di Alessio Butti, perito della seta ed "esperto di comunicazione multimediale"), per cui, nei titoli di coda, compariranno i compensi di Santoro e della Gabanelli, di Floris e della Dandini, di Fazio e di Augias. Perché sono questi i nomi del mirino di Berlusconi e di Brunetta,
i compagni miliardari da sputtanare coram populi.
Molto argutamente Phastidio.net – vicino alle posizioni del centrodestra – mette in evidenza la falsità e la faziosità di una simile operazione:
indicare solo i compensi dei conduttori ma non i ricavi prodotti dalla trasmissioni (il margine di contribuzione) è un perfetto non senso. Giovanni Floris percepisce 400.000 euro annui? Si, ma sostiene (fino a prova del contrario) che un solo blocco pubblicitario di una puntata di Ballarò copra i suoi compensi.
Ma questo è un discorso che non ha sfiorato nemmeno le eccelse menti dei commisari PD.
Con tutta sincerità non me ne può importare una mazza di quanto prende Santoro. Al limite mi importa di più sapere la misura delle tette di Simona Ventura, se sono sode o cadenti, o la circonferenza del capezzolo: questo sì che andrebbe nei titoli di coda dell’Isola. Per il resto, qualcuno ha mai letto chi è il costumista del Mattino su RaiUno, o la truccatrice di Milly Carlucci? Si dirà che sono due cose diverse, ma l’effetto soporifero e disturbante sarà il medesimo.
Volevano fare un’opera di trasparenza? Bene. C’è un sito Rai, che anche i nonnini possono consultare, dove si possono pubblicare i compensi del microfonista o dell’aiuto cameraman: che necessità c’è di metterlo nei titoli di coda? A meno che il compenso non sia considerato una componente artistica, come i personaggi e gli interpreti, gli autori della colonna sonora e gli studi di Cinecittà.
Stessa trasparenza non sarà – pare – applicata alle altre reti detenute dal padrone di tutte le tv, per cui non sapremo mai quanto prende Emilio Fede nonostante "la stagione delle prediche dal piccolo schermo – parole del PD Giorgio Merlo – accompagnate dal silenzio sui compensi è definitivamente chiusa". Questo diritto noi cittadini non ce l’abbiamo, nonostante paghiamo tutti il canone Mediaset, spalmato sul prezzo del Dixan e della Barilla.
E se proprio vogliamo parlare di trasparenza, pubblichino sulla Gazzetta Ufficiale quanto costa a noi cittadini un rutto di Bossi od una scoreggia di Gasparri: questo sì che ci interessa, oltre ovviamente a stipendio, indennità varie, chilometri in auto blu ed aereo gratuito, biglietto d’ingresso in tribuna all’Olimpico, gettoni di presenza nei diversi consigli di amministrazione, affitti agevolati della casa a Roma, mutui a tasso zero sulla seconda e terza casa, bruschette alla buffeteria del Transatlantico, parrucchiere parlamentare e chi più ne ha più ne metta.
Voglion fare i moralisti? Comincino da se stessi, tutto il resto è populismo demagogico, anche se viene dall’opposizione.
Tags: castaguadagniipocrisiaRai
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Politica e democrazia
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aprile 02, 2010 by
Maurice
Grande o grandissimo merito del successo politico di Berlusconi è sempre stato imputato alle televisioni che possiede, alle reti cosiddette pubbliche ma occupate, ed ai giornali dichiaratamente proni. Lo scandalo di un partito-persona che possiede ed occupa gran parte dei mezzi di comunicazione è pari allo scandalo di un’opposizione che, quand’era al potere, avrebbe potuto risolvere il problema del conflitto di interessi e non l’ha fatto per sospetta non volontà.
Comunque sia, il voto di domenica e lunedì ha dimostrato che anche questo è un luogo comune.

La Lega. Il partito di Bossi ha tre canali ufficiali di comunicazione di massa. Il quotidiano di partito La Padania di cui non si sa né la tiratura nè il numero di abbonamenti; poco male, perché qualche copia li venderà sicuramente, almeno per prendere i contributi dello Stato ladrone, ma che faccia opinione è molto discutibile. E’ il classico foglio di partito, per dimostrare che "anche noi ce l’abbiamo"
C’è un sito web collegato al giornale, ma non funziona, quindi è come se non esistesse.
Ma c’è anche una televisione, Tele Padania, (il sito è aggiornato al 10 gennaio!) che trasmette qualche ora al giorno su TeleCampione. Niente in tutto, quindi. Eppure ha piazzato due suoi uomini a presidenti di regioni di tutto rispetto. Ok, Zaia ha beneficiato di ogni trasmissione Rai sull’agricoltura con una o addirittura due interventi in un quarto d’ora, ma questo non basta a giustificare il suo successo elettorale.
Vendola, ma anche Emma Bonino che, anche se non ha vinto, è arrivata ad un soffio per sedere sulla poltrona di governatore. Entrambi non hanno certo sfruttato per ogni giorno di campagna elettorale cinque canali televisivi a diffusione nazionale né una schiera di quotidiani partigiani. La Bonino, poi, ha avuto contro anche i vescovi. Eppure.
L’astensionismo. Ha toccato il 35,81% (dati ufficiali del Viminale) a cui possiamo aggiungere 116.161 schede bianche o nulle, in netto calo rispetto alle precedenti tornate, segno che chi una volta esprimeva nella scheda il proprio disappunto, ora non si scomoda neppure per andare al seggio.
Eppure da tutti di tutte le parti c’è stato l’appello al voto: anche in questo caso tv e giornali non hanno inciso significativamente. Molto di più ha potuto il web, dove molti hanno fatto professione di astensionismo.
E’ il caso quindi di riflettere sulla presunta importanza della televisione come fattore determinante della scelta elettorale. Più importante, invece, sono i contenuti dell’informazione di massa. Non a caso Internet, almeno per un 30-40% (guarda caso: la stessa percentuale di astenuti) di italiani è la fonte principale di notizie, capace com’è di fornire tutto ed il contrario di tutto.
Per il resto non bastano due multe per divieto di sosta a Rai e Mediaset per avere un’informazione almeno corretta, se non imparziale. Si può fare propaganda elettorale anche silurando i giornalisti o i non allineati all’Isola dei famosi. Un giorno il governo di sinistra dovrà sciogliere questi nodi.
Tags: Raistampatv
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Mass media, Politica e democrazia