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maggio 09, 2010 by
Maurice
E’ tempo di consuntivi anche per l’Isola dei Famosi edizione 2010, finita come gli appassionati sanno (a chi non gliene importava niente è inutile ricordare com’è andata). Sui vari protagonisti ognuno ha dato e darà la sua interpretazione; la mia opinione – per quello che può valere – è che non ha vinto chi se lo meritava. Non si può avere tutto dalla vita.
I dati di ascolto dicono che l’Isola di quest’anno è stato un flop. Di certo alcune cose vanno riviste se vogliono continuare il format.
Prima di tutto Simona Ventura ha fatto il suo tempo e sotto cerone e silicone cominciano a vedersi le crepe. Voce importante nella scelta del casting, la Simona nazionale ha stufato con i soliti (ig)noti: dopo Albano ecco la Lecciso e speriamo che il prossimo anno non troviamo un altro Carrisi, dopo la Giada ecco la madre della Giada, dopo Francesco dei Pooh ecco Daniele sempre dei Pooh, e avanti con i cloni delle bonone, delle sfigate e dei fotoromanzieri, i burini ed i coatti. Possibile che non riesca ad andar oltre il giro delle sue amicizie e delle sue frequentazioni?
Una pezza alla carenza di veri famosi, disposti a giocarsi due mesi di lavoro, quest’anno è stata messa con il ricorso ai "figli di", oltre ai non famosi già inseriti nelle edizioni precedenti. Non è stata una grande invenzione per risollevare le sorti del programma di Rai2, visti i risultati.
Qualcuno ha detto che è stata un’edizione anonima, forse perché non ci sono state tirate isteriche dei capelli, uomini sull’orlo di una crisi di testosterone, litigate ai limiti della scazzozzata o scene da film porno in versione amatriciana. A proposito: personalmente trovo sempre più volgare il molto poco velato doppiosensismo della Ventura, degno più di Papi che di mamma Rai, anche fuori della fascia protetta. Il "pacco" o la "camporella" non fanno ridere e sanno tanto di avanspettacolo di periferia della peggior specie.
Ma veniamo al format in se stesso.
Il senso dell’Isola è mettere alla prova delle persone – famose o non famose qui non interessa – abbandonate come dei novelli Robinson in mezzo all’oceano per vedere se e come riescono a sopravvivere con i pochissimi mezzi a loro disposizione. La versione reality di Lost, insomma, senza terze dimensioni o escamotage paranormali. Il resto è roba da Grande Fratello.
Quindi: le nomination non hanno senso così come sono. Ma siccome il video ha bisogno di sangue, mettiamo in nomination tutti i naufraghi tutte le settimane; sarà il pubblico "sovrano" (ammesso che il televoto sia credibile) ad eliminare chi nella settimana ha fatto di meno per la sopravvivenza sua e del gruppo. Una Clarissa Bart doveva essere cacciata subito, il cuoco Simone doveva restare dentro per molto tempo.
Il leader del gruppo dovrebbe emergere da prove che siano a 360 gradi, dalla resistenza alla forza fisica, dall’abilità alla cultura. E se è leader deve avere anche gli oneri del leader, come dirigere ed organizzare il gruppo per quella settimana; sarà il televoto a dire se ha adempiuto al suo compito o ha fallito, rimandandolo a casa.
Ipotizzando che si tratti di un gruppo di naufraghi, dovrebbero essere dotati di un minimo di kit di sopravvivenza, a partire da un coltello a testa, abbandonati in un posto che abbia almeno un rigagnolo di acqua sorgente. E non sarebbe male che la selezione del cast avvenisse anche sulla dimostrazione di un minimo di conoscenza di tecniche di sopravvivenza. Insomma, uno splendido lato B è importante ai fini dell’attrazione televisiva, ma un’oca patentata non serve a salvare né se stessa né gli altri. E’ come se – per rimanere nei format venturiani – a X-Factor mettessero in gara una Belen stonata.
Insomma, come tutte le cose l’idea originaria è buona, la sua imitazione sa troppo di cartapesta. Tornare alle origini molto spesso è la mossa più azzeccata.
Tags: Isola dei FamosirealitytrashtvVentura
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Mass media
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aprile 10, 2010 by
Maurice
Il diritto al dissenso è giusto e sacrosanto, e quindi non ci scandalizziamo se 510 sindaci di tutti i colori politici, capitanati dal sindaco di Varese, il leghista Attilio Fontana, hanno restituito la fascia tricolore: "Vogliamo dare una spallata – ha dichiarato Fontana – tutti insieme all’assistenzialismo, ai soldi dati a pioggia a chi sbaglia e alle penalità per chi invece, come noi, abbiamo sempre rispettato gli impegni del governo. Noi lombardi siamo sempre stati la parte più propositiva del Paese, e questa manifestazione vuole essere uno stimolo per governo".
Giusto. Ma quale governo? Se non sbagliamo a Roma governa ancora la premiata ditta B&B, quella che ha abolito l’Ici senza tanto pensarci su, che ha mandato in malora i comuni che oggi si lamentano delle mancate entrate. Quando l’opposizione si dichiarò contraria alla mossa propagandistica fu bollata come la solita "sinistra delle tasse"; ora invece viene fuori che aveva ragione, parola di sindaci, anche leghisti.
Bene, si potrebbe dire se non fosse che a rimetterci siamo tutti noi: dalle buche nelle strade ai tagli alla cultura, dalle restrizioni alle mense scolastiche all’impossibilità di creare iniziative di sviluppo locale.
Male, perché il governo Bossi-Belusconi dimostra ancora una volta che quello che conta non è il bene dei cittadini (raccolti nei Comuni), ma semplicemente il potere, funzionale alla propria incolumità giudiziaria e alla gestione del sottobosco clientelare.
Da sempre – a mia memoria – si dice che il Palazzo è lontano dalla gente, né più né meno del critico televisivo che guarda l’Isola dei Famosi sull’iPhone. E’ gente che è lontana dalla realtà, che vive in una realtà virtuale tutta loro, che non hanno la più pallida idea di quanto paga una famiglia per la bolletta della luce o del telefono, che non sanno quanto costa un pieno di benzina, che ignorano quanto tempo le persone "normali" trascorrono in treno per andare e tornare dal lavoro.
E’ gente che scorre le rassegne stampa e le statistiche preparate dai portaborse, e pensano in questo modo di conoscere i problemi dei due lavoratori sulla gru della regione, o quelli delle famiglie riportate al reddito di vent’anni fa ("Non si stava poi così male allora" ha detto il capo del governo).
Fosse vero che la gente si sente rappresentata solo a livello locale, c’è da sperare che la prossima volta segua l’esempio del proprio sindaco e sappia quale giudizio dare su questo governo. Sono convinto invece che molti pensino di vivere in un reality dove il voto è una telefonata sulle nomination.
Tags: reality
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Politica e democrazia
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marzo 25, 2010 by
Maurice
C’è un posto solo in cui la finzione è accettabile, anzi è funzionale alla sua stessa essenza, ed è il teatro ed il cinema. Fuori di questo ambito tutto il resto è insopportabile, dalle bugie all’apparire senza essere. Fuori della politica, il massimo della finzione è il falso realismo dei reality, e stasera sul gradino più alto della clasifica si è imposta l’Isola dei Famosi, dei non famosi e dei figli di papà.
Precisiamo. Non sono falsi gli sforzi dei "naufraghi" per sopravvivere fra penuria di viveri, incapacità personali a darsi da fare per migliorare l’esistenza e inclemenza del clima (e che quest’anno finora non ci sono stati tifoni!). Non c’è nemmeno un copione, di questo ne sono convinto, che i concorrenti debbono recitare.
La vera finzione sta nella regia del gioco. La produzione fa e disfa come e quando vuole per arrivare al fine prestabilito, per far vincere cioè il predestinato. Quest’anno doveva essere Aldo Busi, ma l’incidente di percorso della settimana scorsa è stato così grave – per l’azienda parapubblica, controllata dal Capo messo in discussione dallo scrittore – da costringere a cambiare il programma con lavori in corso.
Anche la Lecciso faceva parte del piano di portarla avanti: nella prima settimana di nomination, quando lei aveva caldeggiato il voto per tornare a casa, la produzione ha tagliato subito le telefonate prima che il "verdetto" del pubblico (ammesso che sia veritiero) le regalasse il biglietto di ritorno. Quando Loredana è arrivata allo stremo, anche la produzione ha dovuto prender atto della sua volontà, e l’ha fatta allontanare dall’isola.
Se è vero che questo reality è un gioco, nulla vieta che i concorrenti possano anche mettersi d’accordo per tattiche e strategie. Per la produzione, invece, non è così: basta che le varie prove non vadano come lei aveva previsto perché vengano invalidate, ed è già la seconda volta che succede quest’anno.
Interprete massima di questa finzione è Simona Ventura che pensa di essere arrivata ormai nell’olimpo delle star televisive di tutti i tempi. Il suo credo è l’audience e su questo non transige, disposta com’è a passare sopra tutto e tutti, a partire dal casting per finire al suo protagonismo in video. Stasera, ad esempio, è andata contro la regola del voto segreto per aizzare la cagnara tra Federico e la (ex) fidanzata; tutto olio che cola per gli indici d’ascolto, salvo poi indossare la maschera della contrita e dell’afflitta per la rottura in diretta.
A questo punto volete sapere chi verrà buttato fuori e chi vincerà? Basta guardare il montaggio della striscia quotidiana per capire dove il pubblico è intruppato a votare, sempre ammesso che il voto sia reale e non reality.
Alla prossima puntata e buon divertimento.
Tags: giochiIsola dei FamosirealityVentura
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Cazzeggiamenti