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luglio 03, 2011 by
Maurice
Non quel Karl, ma un amico di un amico di Brunico che diversi anni fa mi fece il suo oroscopo, un malloppo così in tedesco con tanto di grafici astrali, pianeti in cogiunzione ed opposizione, che conservo con rispetto nella mia libreria.
Karl faceva l'operaio da qualche parte ed a tempo perso si dilettava con l'astrologia. Sapendo del mio interesse per la materia, un amico in comune mi propose un giorno un consulto gratuito di Karl. Gli diedi la mia ora e data di nascita ed una fotocopia della mia mano. Qualche tempo dopo ricevetti un intero fascicolo con disegni e note a margine, tutto scritto nella madrelingua di Karl per me incompresibile. Per avere una spiegazione almeno orale invitai il mio astrologo ad una cenetta in un ristorantino sperduto in quel di Montessilone e, fra un piatto di canederli ed un buon bicchiere di vino, mi illustrò il suo studio.
Allora presi con molto scetticismo la sua osservazione sulla mia salute: il tuo punto debole sono i reni, mi disse. Anche senza Rocchetta non avevo mai avuto problemi, a distanza di qualche anno però mi sono sorbito ben due coliche renali memorabili e, rimanendo in zona, due operazioni di ernia. 'Azzo se l'ha imbroccata.
Karl mi è tornato in mente negli ultimi giorni.
Raramente mi sono sentito così fertile di nuove idee e di volontà di realizzarle, come in questo periodo. In poche settimane ho messo in cantiere e portato a termine così tante iniziative, e senza sforzo, che mi stupisco di me stesso. Qualcosa sta cambiando?
E mi è venuto in mente Karl che allora mi aveva letto la vita passata, scandendola in periodi esatti di 12 anni (anche l'astrologia cinese – che trovo molto più interessante della nostra occidentale – divide la storia in cicli di dodici anni). Facendo i calcoli il prossimo anno scadrebbe quest'ultimo ciclo, non proprio esaltante: vuoi vedere che sto passando dal periodo di sfiga ad un momento decisamente fortunato? O che comunque sta finendo un tempo e se ne apre un altro?
Con tutti gli scongiuri del caso, spero tanto che Karl ancora una volta l'abbia vista giusta.
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Cazzeggiamenti
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luglio 06, 2010 by
Maurice
Sarà il caldo di questo solleone, sarà che da un giorno sono più vecchio di un anno, sarà che – a leggere i giornali – mi sembra di essere in un sogno dove cado nel vuoto e non mi sfracello mai al suolo, sarà, ma stavo meditando che non vale proprio la pena di scrivere alcunché. Tanto, chi mi legge? o cosa incide qualche latrato lontano quando nemmeno i rombi dei cannoni riescono a svegliare chi dorme?
Dopo aver dato una scorsa a giornali e settimanali online, letto diverse analisi e qualche commento, con noia mortale ho cominciato a scorrere i feed. Stavo per cancellare come letti una decina di blog quando un senso di colpa mi ha costretto moralmente a leggere questo prima di levare il grassetto a tutti.
Confesso, caro Loste, che ho fatto un salto sulla mia poltrona a rotelle. Le nostre reciproche confessioni private mi hanno aperto da tempo la tua anima, so come la pensi, sai come la penso io, sappiamo entrambi come la pensiamo sui tamburelli che rompevano i timpani – e non solo quelli – proprio quando decidevi di farti una pennica sotto l’ombrellone. Eppure mi hai stupito perché non sei come lo chef che si intrattiene tra i tavoli virtuali con le sue str…anezze, sbuffando sui migliori tempi andati ed il putridume di quelli attuali.
Tu hai sempre un aplomb molto inglese che ti invidio, come un pellegrino in marcia verso Compostela, mai rancorso contro il cielo che ci rovescia sulle spalle i peggiori temporali degli ultimi quindici anni, attento a dove mettere i piedi fradici ma fiducioso che prima o dopo raggiungeremo il leggendario santuario.
Eppure oggi, anzi ieri, anche tu hai tirato giù due bestemmie su tempora et mores. Quando ci vuole, ci vuole.
Noi siamo figli (io un po’ più di te, per ragioni anagrafiche) di quegli anni che hanno rimesso in discussione tutto, i convincimenti dei nostri genitori e dei nostri fratelli maggiori, le convenzioni imperanti allora, gli schemi fissi, le rigidità. Come Le Corbusier abbiamo cominciato a costruire le nostre case ideologiche (che ritengo ancora una bella parola) ribaltando il concetto millenario del vuoto sul pieno, accorgendoci che mettendo il pieno sul vuoto avevamo uno spazio da vivere maggiore e migliore.
Al dogmatismo (questa sì che è una brutta parola) abbiamo sostituito il relativismo, la caducità, la messa in discussione dei principi, prima di tutto i nostri, per trovare un nuovo centro di gravità. Poi ci si sono messi in tanti ad abbattere le nostre case a piccoli colpi di scalpellino, ed il loro lavoro continua oggi, giorno dopo giorno. Speriamo in cuor nostro che quando si stancheranno, o quando finalmente qualcuno riuscirà a bloccare la loro opera devastatrice, siano rimaste intatte almeno le fondamenta per tirar su nuovi muri per una casa che resista anche a questi uragani.
E’ dura, ti capisco benissimo. Importante è instillare la convinzione nei nostri figli che una fetta di pane con la salsiccia (ricordami di farti provare la nostra) è meglio, molto meglio dell’hamburger. Grazie dell’idea per la cena.
Tags: anni '70apatiabloggerrinascita
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Politica e democrazia
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giugno 25, 2010 by
Maurice
Nessuno degli esperti che si sono succeduti sotto i riflettori delle tv dopo le 18.00 di ieri hanno detto una cosa banalissima, ma per me molto significativa: sui campi del Sud Africa c’erano 57 nazionali stranieri che militano nei nostri campionati di serie A e B, contro i soli nostri Rossi e Macheda (ma ognuno può aggiungere altri nomi, se li sa) che giocano fuori patria. Questo è un fatto incontestabile.
Il ct spagnolo ha potuto cogliere a piene mani dagli organici del Barcellona e del Real, quello tedesco dal Bayer, ma il nostro dove poteva prendere i suoi uomini? Dall’Internazionale, di nome e di fatto, prima classificata? Lippi si è assunto in pieno tutte le responsabilità della disfatta, ma questi erano i saldi rimasti sugli scaffali del discount calcistico italiano. Poteva portare Cassano e Balotelli: giusto, ma avrebbero potuto veramente cambiare il volto di questa nazionale? Ah, saperlo. E comunque questo è quello che offre il mercato.
Si dirà che anche quattro anni fa la situazione era identica, quindi sono sciocche le considerazioni d’apertura che coincidono in parte con quelle di Calderoli (com’é trasversale la passione sportiva!): "Questa prematura eliminazione – ha affermato il ministro – non è altro che il risultato di una demenziale politica sportiva, che ha portato alla cancellazione dei nostri vivai e che ha fatto sì che a vincere il campionato e la Coppa Italia, oltre che la Champions League, sia una squadra che di nostrano non ha neppure l’allenatore. Purtroppo per Lippi, però, in nazionale non possono giocare gli immigrati di lusso dello sport, e questi risultati ne sono la logica conseguenza".
Quello che sbaglia il ministro leghista sono le conclusioni che ne trae: cacciamo i giocatori stranieri. Non è così che cresce il calcio nostrano. Se è vero che la sentenza Bosman ha messo in crisi i nostri vivai giovanili, è anche vero che la presenza di fuoriclasse nelle nostre squadre può aiutare la crescita anche dei nostri giocatori.
Se vogliamo cercare delle colpe – oltre a quelle assodate del ct e dei convocati azzurri – queste partono da lontano, dalla Federazione che, a fronte della libera circolazione dei lavoratori pedestri all’interno dell’Unione Europea, non ha promosso una politica di sviluppo dei nostri settori giovanili.
Abbiamo quattro anni per il prossimi mondiali in Brasile, otto addirittura per quelli da assegnare per il 2018, un periodo sufficientemente lungo per impostare una seria politica sportiva con regole lungimiranti che coniughino i vari interessi in gioco: dei club, dei giocatori, della nazionale, degli sponsor. Perché, in definitiva, mentre noi ci esaltiamo o ci indignamo per la palla rotonda, la sostanza è sempre quella; c’est l’argent.
Il grande Aiax (della grande Olanda) era riuscito nell’intento, facendo crescere dal vivaio una squadra di club, ed una nazionale, che riusciva a creare entrate dalla vendita all’estero dei suoi campioni. Altri tempi, certo, ma non irripetibili.
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Attualità