Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0



Lo iodio non sempre fa bene 3

Posted on marzo 15, 2011 by Maurice

Sappiamo tutti i benefici che lo iodio apporta al nostro organismo, soprattutto al nostro metabolismo controllato dalla tiroide, tanto che le autorità sanitarie nazionali e mondiali raccomandano l'uso del sale iodato in cucina.
Ricordo che da piccolino, per colpa di una infezione polmonare, mio padre mi portava in spiaggia alle cinque del mattino. Facevamo lunghe passeggiate solitarie sulla battigia, qualche bagno in mare (é da allora che ho imparato a nuotare), ma soprattutto lunghi e profondi respiri per inalare tutto lo iodio possibile, presente nell'aria in misura massiccia prima del sorgere del sole (o almeno così mi dicevano allora).
Sale iodatoNon ho più avuto a che fare con lo iodio fino all'autunno del 1986, quando la nube radioattiva sprigionatasi a Cernobyl arrivò anche sulle nostre amate cime montane, contaminando tutto. Non è mai stato dimostrato, ma io ne sono stato sempre convinto: il mio amato Capo improvvisamente cominciò a manifestare sintomi inusuali che gli esami clinici portarono alla conclusione di una forma di ipertiroidismo.
Ripeto, nessun medico lo ha mai confermato, ma la relazione di causa ed effetto con la nuvola radioattiva per me è fuori discussione. Le patologie legate alla tiroide hanno una eziologia riconducibile ad una predisposizione genetica o a fattori ambientali dovuti alla carenza di iodio, ma il mio Capo non aveva nessun antenato affetto dal morbo di Basedow, né aveva avuto sintomi rilevanti prima di allora. Dopo la solita cura di Tapazole tutto è tornato nella normalità e non ci sono state più ricadute. Come volevasi dimostrare.
Tutto questo discorso per invitare i lettori di questo blog a rizzare le antenne.
Non sappiamo – e forse non ce lo diranno mai con esattezza – cosa sta succedendo in Giappone. Anche ieri nei dibattiti televisivi c'erano fior fiore di scienziati che sostenevano le rispettive tesi ideologiche sui reali pericoli (o meno) dei danni alle centrali nucleari provocati dal terremoto e dallo tsunami.
Se danni ci saranno, da noi non arriveranno domani o dopodomani, ci vuole tempo perché una nuvola incolore ed insapore faccia il giro del pianeta. Ma attenzione a sintomi nuovi: eliminate subito il sale iodato che non sempre fa bene. E rivolgetevi al medico: un esame del T3 e del T4 è semplice, indolore e preciso.

Il fumo non fa bene alle donne in cucina 1

Posted on marzo 06, 2011 by Maurice

L'ho sempre detto che il fumo delle grigliate fa male, oltre che appannare gli occhiali, e fa ancora più male alle donne post-menopausa che, con questi tempi moderni, non si sa più quando arriva e capita che a 60 anni una resta ancora incinta, come santa Elisabetta. A dirla con tutta chiarezza è un recente studio pubblicato sul BMJ (British Medical Journal).
CuocaIo mi preoccupo della salute del mio Capo e voglio conservarmela ancora a lungo, nonostante tutto. Da tempo vorrei che non condividesse più i fumi delle grigliate con me, che si dedicasse a mansioni più salubri, come starsene in sala e non essere in mezzo ai piedi tutto il giorno. Lo dico per la sua salute, mica per altro.
Se qualcuno deve sacrificarsi, che sia qualcuno meno a rischio, una in pre-menopausa ad esempio, molto in pre-menopausa, diciamo fra i venti ed i trent'anni, che non soffra di vampate di calore né però di sindromi premestruali, mestruali o post-mestruali. Niente esplosioni di ormoni in cucina, al massimo in dispensa dove può stare più fresca spogliandosi per qualche minuto anche della divisa (io tanto non guardo).
Lo dico per il suo bene, mica che mi interessi una bella terza (come minimo) di pizzo nero, o un filo interdentale che si intuisca sotto il completo bianco della chef.
Il fumo delle grigliate fa male, lo dicono gli inglesi ma lo sappiamo ormai tutti. E' meglio che, se l'aiuto dev'essere una donna, lasci a me la griglia e si dedichi invece a guarnire i piatti, piegandosi a 90 gradi per non sbagliare il decoro o per sistemare con precisione le insalatine. Per la sua salute.
Ah, l'articolo del BMJ parlava del fumo delle sigarette? non di quello delle grigliate? Beh, come non detto.

I colori in tavola 2

Posted on gennaio 13, 2011 by Maurice

Sono ben un paio di centinaia i prodotti "strani" che troviamo nei nostri cibi, dagli additivi ai conservanti ed ai coloranti, tutti beninteso ammessi dalla legge italiana e comunitaria. Niente di velenoso o dannoso per la salute, intendiamoci, ma tant'è che da molte parti si grida allo scandalo.
Red and blue liquids inside graduated test tubesRicordate il Bitter San Pellegrino (l'osceno Sanbittèr) bianco? La moda non durò forse neppure un paio di stagioni e credo che sia stato sepolto in fretta e furia. Ovvio: l'acqua è bianca e trasparente, ma l'aperitivo è rosso per antonomasia. Conosco gente che non ha mai neppure assaggiato il cavolo cappuccio rosso (che poi è viola) perché il suo colore dev'essere verde, e quello rosso non ha lo stesso sapore e "chissà cosa ci mettono dentro".
Buona parte di conservanti, coloranti & c. servono a trattare le carni. Una bistecca di manzo dev'essere rosso vivo, mentre quella di vitello butta sul rosa: se la prima fosse appena rosa e la seconda bianca, dubiteremmo della sua qualità, e quindi giù con i coloranti. Un po' come avviene con la trota salmonata: il gusto è pressoché identico alla iridata, ma il darle da mangiare i gamberetti la fa assomigliare per colore al salmone, con cui però non ha niente da spartire, e più appetibile al nostro cervello.
E' da quella parte di materia che sta sotto ai capelli che parte ogni impulso al desiderio (o al rifiuto) del cibo, con tanto di abbinamento inconscio tra colore e sapore. Vi siete mai chiesti come mai non esista in natura la rosa nera, e che nessun piatto (con una sola eccezione) sia nero? Perché in fisica il nero è un non-colore, e quindi non sollecita nessun appetito nel nostro cervello, con l'esclusione – come dicevo – del nero di seppia. Ed oggi, sapendo come funzionano le cose denro di noi, gli esperti di marketing hanno buon gioco, per cui tutto il bio è verde, gli alimenti di qualità sono oro e la menta è verde, anche se in natura in suo succo è bianco.
Neanche frutta e verdura scappano alla logica del marketing. Ho già citato il cavolo rosso e la menta, ma la lista è lunga in fatto di coloranti ed anche di altri additivi chimici, con buona pace dei vegetariani che pensano che solo che ciò che cresce nei campi è buono.
Mi raccontava un contadino della bassa padana che la sera viene seminata l'insalata e la mattina dopo vengono raccolte le piante già alte una trentina di centimetri. Terra benedetta? No, solo chimica.
Se non vogliamo tutto ciò le vie da percorrere sono due: o accettare il "non naturale" controllando che non ecceda mai i limiti imposti dalla legge, o farci il nostro orticello privato – magari sul terrazzino – con annessa qualche stia per polli e conigli. Fuori di questo rimane solo da pagare profumatamente qualcun altro che lo faccia per noi.

La patatina tira sempre (2) 9

Posted on marzo 03, 2010 by Maurice

In tempi in cui si sdogana ormai tutto, dai fasci littori alle foibe, non poteva non essere sdoganata anche la patata OGM. L’Unione Europea, dopo 12 anni di dibattiti, ha detto sì alla coltivazione della patata geneticamente modificata Amflora "per uso industriale", nonché l’utilizzo dei prodotti dell’amido della stessa Amflora come mangime per gli animali. Aspettiamoci i soliti tre giorni di dibattiti impestati sui no (tantissimi) agli OGM, contro i (pochissimi) sì, senza sapere in effetti di cosa si parla.
4220422_f8a31f6bce_oCome tutte le cose all’italiana, anche questo argomento viene affrontato "per sentito dire" e sulla base di preconcetti ideologici, con la differenza che in questo caso c’è una buona compagnia contraria agli OGM che va dall’estrema destra all’estrema sinistra (vedi qui, qui e qui, ma anche qui).
Prepariamoci a sentire le cose più esilaranti del tipo: gli OGM fanno ingrassare le aziende chimiche e farmaceutiche. Il problema non è sulla liceità che gli OGM siano brevettati, ma sui profitti che derivano da questi brevetti. Come dire: non è giusto che le industrie che costruiscono armi guadagnino, ma non mettiamo in discussione che è lecito costruire armi.
O ancora: no alla chimica nel cibo. Come se l’acqua di fonte che beviamo non fosse costituita da due atomi di idrogeno ed uno di ossigeno (per i talebani anti chimica segnalo questo).
Nessuno, però, mi dice – dati non contraffatti alla mano – perché gli OGM sono pericolosi, o non lo sono affatto. E’ sempre per sentito dire, probabilmente, forse, potrebbe darsi che nel lungo andare, chi lo sa.

Il primo OGM moderno fu ottenuto nel 1973 da Stanley Cohen (Stanford University School of Medicine) e Herbert Boyer (University of California, San Francisco). I due ricercatori, grazie all’uso combinato delle nuove tecniche di biologia molecolare che si stavano sviluppando in diversi laboratori, come l’uso dell’enzima ligasi (1967), degli enzimi di restrizione e della trasformazione batterica1970-72), riuscirono per primi a clonare un gene di rana all’interno del batterio Escherichia coli, dimostrando che era possibile trasferire materiale genetico da un organismo ad un altro tramite l’utilizzo di vettori plasmidici in grado di autoreplicarsi, abbattendo di fatto le barriere specie-specifiche (wikipedia).

Bene, dopo quasi quarant’anni nessuno porta cifre, dati, numeri che ci dicano cosa fa bene e cosa fa male. Insomma, cosa ci vuole – e qui mi riferisco all’Europa e all’Italia – a prendere un campo, recintarlo con il doppio filo spinato, coltivarlo a patate Amflora, darle in pasto a bestie e uomini volontari (né più né meno di quanto si fa con i nuovi prodotti farmaceutici) per un bel po’ di anni… e vedere l’effetto che fa?
In questo gioco nichilista, ma un po’ in tutto quello che si riferisce all’ambiente, è interessante la posizione della sinistra, sempre e comunque negativa e priva di idee alternative: è come se dicessimo no all’automobile, ma non potessimo in alternativa usare il treno. Se ci sono dubbi su una soluzione, è serio perlomeno proporre qualcos’altro di altrettanto valido: se un contadino produce sottocosto e negli OGM vede una maniera per poter essere redditizio, una volta detto no, cosa gli offriamo in cambio? La battaglia è sempre di retroguardia, segno della debolezza delle idee.
Non si tratta di essere a favore o contro la manipolazione, ma essere contro – comunque – al pressapochismo ed alla propaganda di parte, di qualsiasi parte.

Un brodo primordiale 0

Posted on ottobre 29, 2009 by Maurice

La mia amica Eleonora in quel di Strasburgo è ammalata. Tutti i miei auguri, sperando che sia l’influenza maiala. Sì, sperando, perché dicono gli esperti – e chi ormai non lo è, visti tutti i servizi dei tiggì propinatici da molti mesi a questa parte – è più leggera della "normale" influenza stagionale. Sappiamo tutto, dai sintomi al decorso della malattia, dalle precauzioni ai farmaci da assumere, fino alla dieta da seguire.
369892603_310e2251e8_bSecondo i medici, praticamente, in caso di attacco morboso bisogna mangiare leggero, modello corsia ospedaliera: brodino con relativa pastina scotta, una fettina trasparante di prosciutto ovviamente cotto, una patata lessa, il tutto annaffiato da abbondante acqua minerale.
Quelle rare volte che mi è successo di rimanere bloccato a letto per l’influenza, quando cioè la temperatura sale oltre i 38 (sotto bisogna lavorare comunque), la mia dieta è stata la seguente: tutto quello che mi andava di mangiare, se mi andava.
E’ vero che la vecchia minestrina della nonna è un toccasana, lo dice la scienza. Ma attenzione: quando si parla di tazza di brodo non si intende il doppio brodo Star o il classico Knorr, ma quel liquido sublime che si ottiene facendo sobbollire lentamente per qualche ora in acqua una gallinella possibilmente ruspante, con un gambo di sedano, una carota, una cipolla (gialla e con la buccia, se vogliamo avere un colore ancora più dorato), un pomodoro intero, qualche grano di pepe e magari un rametto di timo. Solo in questo modo si ha una botta di energia che, però, non affatica l’organismo con la digestione.
Un brodo siffatto non è di tutti i giorni, neanche al ristorante. Così, se sono costretto a letto, o non mangio affatto – il che è un sintomo chiaro che siamo vicini ai 40 di febbre – o mi faccio un pasto completo, compreso il mio bicchiere di vino ed il caffè per chiudere.
Sono dell’opinione – e le amiche dottoresse blogger mi contestino tranquillamente – che ognuno dovrebbe sentire il proprio corpo, essere attento ai messaggi che il cibo che abbiamo davanti manda al cervello, a prescindere dalla golosità. Succede anche quando siamo ammalati.
Se, davanti ad un brodino incolore-inodore-insapore, il cervello mi manda un messaggio negativo, vuol dire che quel tale "alimento" non mi apporta nessun beneficio; meglio una porzione ridotta di pasta al pomodoro, se dal cervello arriva il segnale di semaforo verde. Già siamo abbattuti per il morbo, perché affligerci ulteriormente con parvenze di cibo?
La risposta sarebbe che, se lo stomaco e dintorni non sono affaticati dalla digestione, l’organismo dirotta tutte le sue energie a combattere i germi patogeni. Ma, ribatto, se il corpo è già debilitato, perché indebolirlo ulteriormente non somministrandogli un po’ di forza con il cibo?

Avvertenze: questo post non ha assolutamente carattere scientifico e riporta solo considerazioni personali. In caso di malattia consultare il proprio medico. E’ scritto consultare, non obbedire.

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