Il passato ritorna sempre 0
Giorni frenetici questi ultimi nei quali le cose più disparate si sono accavallate l’una sull’altra. Prima la notizia di un grave lutto che mi ha riportato a risentire persone che ho visto per l’ultima volta addirittura 45 anni fa, poi le esequie nella città della mia gioventù, con annessi incontri – anche qui – con luoghi, amici e parenti che non vedevo da 30-35 anni.
Ho avuto un attimo di smarrimento nel perdermi in strade che un tempo conoscevo come le linee delle mie mani: anche le città cambiano pelle, si trasformano come dei rettili ad ogni nuova stagione. Poi ritrovi la strada, ritornano gli accenti della lingua natale, torni indietro con gli anni, anzi i decenni, riaffiorano i ricordi più segreti che sono rimasti incastrati nelle pietre delle strade o nei mattoni delle case. Come un’antica amante abbandonata e dimenticata, che emerge dalla nebbia del passato e porta con sè visioni, odori, suoni, sensazioni nuove, ma che dentro ha ancora un legame che ti lega ancora indissolubilmente, oggi e fino alla fine dei giorni.
E le persone. Alcune portano irrimediabilmente il segno del passare del tempo: i capelli canuti, le spalle piegate dalla vita, il corpo che comincia a rimpicciolirsi, quasi a concentrarsi per l’ultimo sforzo del passare da questa ad un’altra vita. Altre invece sono rimaste tali e quali nello sguardo, nel sorriso, nel modo di porgersi.
Anche ieri ho avuto la conferma di una mia vecchia teoria: nella vita ci si incontra sempre due volte. Il prete che ha officiato le esequie è il Baloo che accolse me, piccolo VP di 8 anni, nel branco dei lupetti, lo stesso che molti anni dopo intervistai durante il mio percorso giornalistico.
Ho ascoltato attentamente le sue parole durante l’omelia, cercavo più che il conforto personale la conferma di come la chiesa, questa società tutta sia cambiata (in peggio) da allora. Ed invece ho ritrovato il mio saggio Baloo, le stesse parole di forza, la stessa fede, addirittura lo stesso tono di voce. Se una fortuna ho avuto nella vita, è l’aver incontrato dei preti che mi hanno dato moltissimo, come uomini prima che come cristiani.
Lasciate le mie radici mentre il sole tramontava in un tripudio vermiglio all’orizzonte – come si vede da quelle parti forse quattro o cinque volte in un anno intero – mi sono ritrovato stamani con i primi fiocchi di neve che annunciavano che l’inverno è qui: ieri era il passato, letteralmente sepolto, oggi è la realtà, la vita dietro ai fuochi della cucina, aspettando che domani la gente venga a sfamarsi o a dilettarsi con il cibo.
L’ultimo servizio a mezzogiorno, prima di chiudere, fare le pulizie e le valigie, prendere l’aereo e lasciare il lavoro ed il freddo alle spalle. Mi gira la testa.















