I sogni son desideri 0
Nel commento al post precedente Armarobi mi chiede di parlare di cucina. Ma lo sai che i medici sono gli unici a non guardare mai ER o Grace Anatomy?
La cucina mi occupa tutta la giornata e, salvo casi particolari come stamani (quando mi sono dimenticato gli ossobuchi in forno e li ho ritirati quando erano già carbonizzati), la vita nel bunker scorre via sostanzialmente uguale tutti i giorni, tra alti e bassi, tra clienti che danno soddisfazione ed altri che non capiscono una mazza. Più o meno è sempre la solita menata, e non c’è niente di interessante.
Parliamo di ricette? Se vai su Google alla voce spaghetti con gli scampi hai 677.000 risultati: vuoi che io sia il 677.001? Quindi, di cosa si parla nel Bistrot?
Ovviamente dipende dall’interlocutore. Con il Lino si può parlare della Juve o dell’Inter, di più non si può pretendere. Con qualche altro amico si può parlare di gnocca, con qualche cliente che conosci da tempo o che capisci da che parte sta si discute – si fa per dire – di politica, più che altro si satireggia o ci si consola a vicenda.
Oppure, come una di queste sere, dopo il caffettino e la grappa e la sigaretta di rigore si sogna con il Capo del jackpot del superenalotto, e si litiga.
Sì, perché in caso di improbabilissima vincita le rispettive strategie divergono notevolmente. Lei – mi dice – metterebbe il cartello alla porta di Chiuso per ferie e l’indomani dormirebbe fino a mezzogiorno. Bella furba – ho replicato io – così anche il più deficiente del paese fa due più due (notizia della vincita e ristorante che chiude improvvisamente in piena stagione) e ti ritrovi mezza valle sotto le finestre per sapere, vedere, congratularsi e chiedere un piccolo obolo di qualche migliaia di euro. Soluzione (mia): dopo essere rimasto sveglio tutta la notte a riflettere sul cosa fare del bottino, la mattina seguente scendi regolarmente in cucina, fai pranzo e cena come se nulla fosse. Al massimo potrei fare una telefonata al mio amico e collega Andrea: quanto ti danno al villaggio? Bene, molla tutto subito, fai fagotto e vieni su al triplo di paga: a me è venuto un dolore qui che non posso più lavorare. Così comincio a godermi la ricchezza.
Poi, il 1° agosto, alle tre di notte chiudi casa, metti il cartello al ristorante (questa volta sì) Chiuso per ferie a tempo indeterminato, vai all’aereoporto e chi s’è visto s’è visto.
Sdraiati sotto l’ombrellone di una qualche isola vergine dei Caraibi – il Capo, io ed i nostri figli con relativi amori – tra stuzzichini di aragosta e long drink ghiacciati si può parlare tranquillamente su come impiegare il gruzzoletto in maniera intelligente, per assicurare a noi una serena vecchiaia (Dio e salute permettendo) ed un roseo futuro ai nostri figli. Per la serie: e vissero tutti felici e contenti.
Di questo si parla al Bistrot, finché arriva la prima coppia e cominciano le danze. Domani è un altro giorno, dopodomani un altro, finché arriverà settembre e ricominceremo a vivere.














