Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0



Allons enfants de la droit 0

Posted on giugno 19, 2010 by Maurice

Prendere tre nomi:

  • Aldo Brancher
  • Licio Gelli
  • Ipr Marketing

e trovare il fil rouge che li unisce.
Aldo Brancher, chi era costui? Ricorriamo a Wikipedia per saperne qualcosa di più dell’ex prete, da oggi ministro al Federalismo (oltre ai tre già con le stesse mansioni):

Detenuto per 3 mesi nel carcere di San Vittore, fu uno dei pochissimi inquisiti di Mani pulite a ricevere solidarietà dall’ambiente esterno: lo rivelò il suo datore di lavoro Silvio Berlusconi raccontando che "quando il nostro collaboratore Brancher era a San Vittore, io e Confalonieri giravamo intorno al carcere in automobile: volevamo metterci in comunicazione con lui".
Scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, è stato condannato con giudizio di primo grado e in appello per falso in bilancio e finanziamento illecito al Partito Socialista Italiano. Brancher viene assolto in Cassazione grazie alla prescrizione per il secondo reato e alla depenalizzazione del primo da parte del governo Berlusconi, del quale faceva parte.
Viene indagato a Milano per ricettazione nell’indagine sullo scandalo della Banca Antonveneta e la scalata di Gianpiero Fiorani all’istituto creditizio: la Procura ha rintracciato, presso la Banca Popolare di Lodi, un conto intestato alla moglie di Brancher con un affidamento e una plusvalenza sicura di 300mila euro in due anni.

PinocchiDalla promessa (la milionesima?) di Berlusconi di fare un governo agile con 12 soli ministri, uno oggi ed uno domani siamo arrivati a quota 23 e non è ancora finita perché, quando il capo si deciderà a rinunciare all’interim di Scaloja, saremo esattamente al doppio (tanto gli italiani non ricordano nulla). La cosa non è però piaciuta neanche ai fans destrorsi ed è istruttivo leggersi i commenti alla voce del padrone.
Licio Gelli. Fino a ieri era considerato il "mandante" di tutta l’azione politica del fratello massone Berlusconi; oggi, come rivela l’Espresso, anche il venerabile si sente deluso da questo governo:
"Ho grandi riserve. Ci sono gli stessi uomini di vent’anni fa e non valgono nulla. Sanno solo insultarsi e non capiscono di economia. Tremonti è un tramonto. Il Parlamento è pieno di massaggiatrici, di attacchini di manifesti e di indagati. Chi è sotto inchiesta deve essere cacciato all’istante, al minimo sospetto".
Alla domanda se vede ancora in Berlusconi il realizzatore del Piano Rinascita, Licio Gelli afferma: "Non è adatto. Inoltre, non ha molti collaboratori di valore", bollando senza mezzi termini la Lega: "La Lega per me è un pericolo. Sta espropriando la sostanza economica dell’Italia. Le bizzarrie di Umberto Bossi hanno già diviso il Paese. Bisogna dire basta".
Ipr Marketing, l’istituto di sondaggi di Repubblica.it  ha effettuato il 15 giugno scorso la solita indagine mensile sul governo ed i partiti:

La percentuale di chi dice di avere ‘molta o abbastanza fiducia’ nel premier è pari al 41% come in maggio, dato lontano dal 62% fatto segnare nell’ottobre 2008, ma anche dal 48% registrato allo scadere del 2009.

Ecco quindi il fil rouge: ma chi è questa gente senza memoria e senza senso della morale che crede ancora nelle promesse a vuoto? E’ solo la cricca e gli amici della cricca? Uno alla volta però si sveglia e la situazione si fa incandescente; mi mette a disagio che anche Gelli la pensi come me: "Qui siamo oltre i margini della rivolta. Siamo alla Bastiglia".

Partita finisce quando arbitro fischia 2

Posted on marzo 11, 2010 by Maurice

Nei sondaggi non ammaestrati ad usum delphini Berlusconi ed il governo sono in caduta libera: gabinetto al 38%, PdL al 43% e premier al 44%, i dati più bassi dal maggio 2005. Forse anche per questo il nostro eroe è un po’ nervosetto e neanche il Milan riesce a tirarlo su (solo la punturina per le occasioni importanti di palazzo Grazioli-D’Addario). Aldilà delle battute basta girare un po’ fra la gente per capire che il vento sta girando.
RooneyPassando tra i tavoli del ristorante in questi due ultimi giorni ho captato al volo frasi per nulla criptate e significative del malumore che il pateracchio delle elezioni regionali ha fatto esplodere. La gente, intendo quella che finora ha votato per il governo in carica, non ha accettato soprattutto il decreto legge della notte dei Lunghi Coltelli: ma come – dicono tutti – da noi vogliono la puntualità rigorosa nel presentare la denuncia dei redditi o nel pagare le tasse, e loro possono fare quello che vogliono, fare e disfare date ed ore, mettere o non mettere timbri e firme.
Quella che sembrava una cavillosità per master in giurisprudenza si sta rivelando il tallone d’Achille di questo esecutivo. La gente ha capito benissimo che non ci sono toghe rosse o bolscevichi che ordiscono gomblotti, ma solo incompetenti che vorrebbero guidare le città, le province, le regioni e la Nazione, ed invece non sono capaci di fare (il famoso "fare") neppure le cose più elementari, come riempire dei moduli e consegnarli in tempo.
Anzi, la gente se ne frega delle pseudo giustificazioni o del tentativo di scaricare sugli altri le responsabilità delle proprie inettitudini: stavolta la solita strategia dello scarica barile non sta reggendo, cifre alla mano. Segno importante, perché dimostra che la gente – sempre quella – ha smesso di credere religiosamente negli slogan e si sta interrogando razionalmente sulle capacità della squadra che ci comanda.
Forse anche in questo ci stiamo americanizzando. Negli Stati Uniti il reato peggiore di cui può macchiarsi un politico, ed un presidente per primo, è mentire anche sul privato, come avvenne per Clinton; da noi la gente sta dimostrando che crede ancora in un minimo di regole uguali per tutti, che non può esistere una legge per i sudditi ed una diversa per il re. Ed il re non ha il potere di crearsi le regole a proprio uso e consumo, neanche se lo decide un Parlamento ammaestrato e sono sottoscritte da un Quirinale messo all’angolo.
Insomma, passi per il fallaccio a piedi uniti o per il fallo di mano in piena area o per il rigore non concesso, tutta roba per le discussioni al bar Sport, ma quando l’arbitro fischia la fine della partita questo vale per tutti. Cambiare le regole a partita conclusa non è concepibile, neppure per il tifoso più sfegatato.

La strategia dei colpi di sole 0

Posted on agosto 20, 2009 by Maurice

Può peccare di partigianeria il sondaggio di Repubblica sulle sparate estive della Lega, ma i dati forniti da Ipr Marketing su un sondaggio a caldo sugli stessi temi evidenzia come gli italiani siano ben distanti dalle tesi antipatriottiche di Bossi & C. Anzi, pare proprio che se continueranno in quella direzione gli ululati leghisti siano destinati a ritorcersi contro.
Ier l’altro, leggendo il blog di Ilvo Diamanti, pensavo alla secessione del Nord dall’Italia, ipotesi inverosimile ma possibile in un paese ormai alla deriva, senza fari di riferimento, dove i punti fermi sono stati sistematicamente abbattuti da un uomo-sistema per i suoi interessi e piaceri personali.
OrgyTutto è possibile se il sogno delle giovinette non è diventare un’astronauta o una scrittrice di fama, una ricercatrice da Nobel o una top manager, ma una starlette stesa sul letto di Putin o – male che vada – almeno una comparsa del Grande Fratello, con il beneplacito delle rispettive mamme cattoliche.

Che faremo noi dell’estremo nord senza fazzoletto talebano al collo, in caso di secessione?
Dopo secoli di dominio per terra e per mare, la Serenissima che mi ha dato i natali aveva issato sul ponte la bandiera bianca, arrendendosi alle truppe del kaiser austro-ungarico. E non più di un secolo fa la terra che mi ha adottato era parte integrante del grande impero di Franz Josef. Quindi, nel malaugurato caso di uno smembramento leghista dello Stato, perché non chiedere l’annessione a quella terra che già fu la nostra patria? Provocazione per provocazione.

Non credo ai colpi di sole ferragostani sulle truppe di Pontida. Credo invece al fumo dei lacrimogeni per offuscare la vista.
La messinscena delle ultime settimane, concordata e ratificata dal grande amico Silvio, non ha lo scopo di mettere in discussione le basi della nostra identità nazionale, quanto distrarre il popolo bue dai veri problemi quotidiani.
Sai quanto me ne può fregare del dialetto nelle scuole quando il sistema Italia (o Padania) funziona come la Malpensa? Questa gente non ha né le idee né la voglia di migliorare il paese.
In un momento di assonnamento ho detto sì allo sfruttato del call center per la trasformazione del contratto telefonico, ma poi ci ho ripensato. Telecom che fa? Mi taglia inopinatamente la linea e chissà quando me la ridarà.
Alla vigilia di ferragosto mi si rompe la lavatrice: devo andare alla fontana per lavare i panni perché l’assistenza è in ferie ed aspettare settembre perché riapra.
Sissignori, questo è il sistema Italia, dove le piccole cose che non funzionano creano grandi disagi.
Questo vuole la gente, non pagliacciate o promesse a vanvera. Governare, dirigere la barca, non sparare ai gabbiani perché mangiano i rifiuti buttati a mare. Ma questo non porta consenso e denaro nelle casse del partito.

Siamo italiani, non galantuomini 0

Posted on giugno 03, 2009 by Maurice

Affideresti e faresti educare i tuoi figli da Silvio Berlusconi? Secondo un sondaggio di Crespi Ricerche, il 72% degli italiani interpellati, dice di sì. Ha risposto “sicuramente sì” il 52% del campione, “probabilmente sì” il 20%. Totale positivi pari al 72%. La voce “sicuramente no” ha raccolto il 14%, mentre “probabilmente no” soltanto il 6%. Totale negativi al 20%. “Non so/non risponde” 8%.

La notizia è riportata da Blitzquotidiano, e dice tutto, se è vera. Dico se, perché ho il vago sospetto che il sondaggio sia falso, e comunque impostato in maniera non corretta.
Ma se è vero e fatto con tutti i crismi della serietà professionale, allora per l’Italia non c’è speranza per il prossimo futuro.
Non stiamo a disquisire sulla frase pronunciata da Franceschini e sugli intenti del leader PD, ma sulle risposte del campione sondaggiato. Avrebbe anche potuto dire: dareste le chiavi della vostra macchina al Cavaliere?
La domanda implica se Berlusconi è una persona affidabile, come capo del governo, come imprenditore, come uomo.
Se il 72% che ha risposto sì ha dato un giudizio politico, beh, possiamo andarcene tutti a casa, sederci tranquilli in poltrona ad ascoltare i Pink Floyd o i Negramaro e leggere l’ultimo thriller di Michael Connelly, aspettando che il Padreterno lo chiami nel numero dei più (ammesso che prima di morire non trasformi anche formalmente la democrazia in monarchia).
Se il giudizio riguarda le sua capacità imprenditoriali, mi vien da concludere che pochissimi sanno da dove sono piovuti i soldi per costruire Milano 2 o metter su Mediaset, ed altrettanti pochi giudicano come negativa la gestione delle sue società, come il Milan degli ultimi anni, per fare un esempio tangibile.

Se, infine, il 72% approva la sua moralità privata, mi chiedo che cosa vadano predicando i preti tutte le domeniche nelle omelie, di quale etica e di quale coscienza siano permeati gli italiani. Se così è, smettiamola di far finta di scandalizzarci ogni volta per uno stupro, un assassinio, un pilone dell’autostrada caduto, un’evasione fiscale, una discarica o una villa abusive.

Siamo italiani, nel peggior senso del termine. Invito a leggere qui per continuare a capire perché.

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