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marzo 28, 2010 by
Maurice
Ricordate il Sifar? o il Sid? o il Sisde? Per i più giovani ricordo che non erano dei modelli fiscali, ma le sigle dei nostri beneamati servizi, quelli segreti. Ormai fa parte della storia di questo nostro Paese, e si trova ancora qualche traccia delle sue malefatte qui.
A quei tempi, quando c’era lo zampino dei servizi, invariabilmente spuntava qualche sigla anarchica. Il caso più clamoroso fu l’assassinio del capitano Calabresi per il quale fu incriminato, processato e detenuto, l’anarchico Pietro Valpreda, salvo poi nuove rivelazioni che portavano appunto ai servizi segreti. Chiedo venia se, quindi, quando spunta ancora qualche sigla "strana" per fatti "strani" in tempi "strani" il sospetto emerge sempre in una certa direzione.
Pur in assenza ufficiale di sondaggi, molti danno il PdL in grave difficoltà, per l’offensiva leghista al nord e per le lotte intestine dappertutto. Anche osservatori non certo comunisti – uno per tutti: Feltri, come abbiamo già evidenziato nei giorni scorsi – paventano la sconfitta del baraccone del cavaliere e quindi eravamo tutti ansiosi di conoscere le coup de théâtre che avrebbe ribaltato le sorti. Invece, come dice Zucconi, il sacco di Babbo natale è vuoto e ne è venuto fuori solo un pacco "bomba" all’indirizzo della Lega, un pacco "sospetto" per Arcore ed un sacco di terra, sempre allo stesso indirizzo; per par condicio – e per i dubbiosi come il sottoscritto – c’è pure un regalo per l’entourage di Nichi Vendola.
Effettivamente sono rimasti a corto di risorse: avessero affidato a qualche ufficio Mediaset di inventarsi una trovata pubblicitaria, ne sarebbe venuto fuori qualcosa di più efficace, tipo uno squilibrato mentale che lanci una qualche statuetta. Buttali via tre-quattro punti percentuali, ma c’è sempre tempo prima che chiudano i seggi.
Male che vada, c’è sempre la possibilità di brogli elettorali. Anche in assenza di candidati di italiani all’estero, ci sono sempre le ‘ndrine a dare una mano, non solo al Sud. E poi, notizia fresca fresca, c’è sempre l’interpretazione soggettiva delle norme, come hanno già anticipato Cicchitto e Gasparri: potete anche fare un sudoku sulla scheda, "l’intenzione di voto è chiara", purché sia vicino al nome della Polverini.
Cosa non si farebbe per salvare la sedia.
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Politica e democrazia
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marzo 19, 2010 by
Maurice
Ho la sindrome del tifoso escluso, quella – per esempio – dello juventino di fronte al successo di Mourinho in Champions: non mi tocca minimamente. Mi accade per queste elezioni regionali. Sarà perché la mia regione "speciale" per il momento è esentata da questa incombenza, sarà perché sotto l’etichetta il pacco è vuoto. Non c’è la suspence della sorpresa.
Di cosa bisognerebbe sorprenderci? Al Nord si sa che la Lega farà manbassa; si tratterà solo di vedere quante regioni si porterà via. Anche nel Veneto, dove si potrebbe pensare ad un colpo di reni dell’elettorato degli ex Forza Italia contro lo "scippo" della candidatura del presidente uscente, tutto andrà liscio come l’olio: in buon ordine tutto l’elettorato di centro-destra metterà la croce su Zaia, minacciato di morte (?) secondo fonti leghiste (questa sì che è propaganda politica originale ed a basso prezzo).
Al centro un po’ di interesse potrebbe venire dal testa a testa fra Polverini e Bonino, tutto il resto – Sgarbi compreso – è noia. Rinvio delle elezioni di un mese o scrutinio per il 28-29 come da decreto: niente riesce a dare un minimo di sprint ad una campagna elettorale fatta di carte bollate e null’altro.
Al sud non sapremo mai quanti seggi si portano a casa le mafie, fenomeno dato per scontato come ad ogni elezione. Non c’è sorpresa, non ci sarà un sussulto d’orgoglio della gente perbene per l’antipotere statale.
Tutto è sospeso in attesa dei verdetti come in una bolla di sapone, o come una commedia dell’arte dove ogni personaggio recita il ruolo già codificato, con un premier che alza quotidianamente i toni per raccogliere attenzioni e voti, con un’opposizione che bisbiglia, con un’opinione pubblica che è più interessata alle gesta dell’Inter o delle Ferrari, che non alle puttanate (è proprio il caso di dire) della Santanchè.
Molto più interessante è sapere cosa avverrà dopo il 29 marzo, una volta chiusi gli scrutini, dichiarati i vincitori (sempre quelli del proprio schieramento politico) ed i vinti (sempre quelli dello schieramento opposto), anche se dovesse finire 13-0 per l’uno o per l’altro.
Sarà interessante vedere quali movimenti sismici porterà il successo o la sconfitta del PdL, perché questi sì sono ancora imprevisti. Se vincerà la linea Berlusconi che fine farà Fini? Se la incarterà e se la porterà a casa, e per un pezzo si ritirerà a meditare sitibondo nel suo castello? O il 1° aprile è la data della svolta? E se il PdL dovrà registrare una sconfitta (non dall’opposizione, ma dalla Lega) cosa succederà al precario equilibrio di maggioranza e governo?
Ognuno guarda il tavolo da gioco nascondendo le proprie carte ancora da giocare. Il bello sarà vedere chi ha bleffato e chi invece ha la mano vincente. Al momento tutto è nelle mani della tifoseria che pare molto restia a partecipare al gioco, soprattutto quella di centro-destra, disillusa da un governo con una larghissima maggioranza che però non affronta i problemi concreti della gente, impegnata com’è a difendere il capo dalle patrie galere.
Ma neanche l’astensionismo sarà una sorpresa, nemmeno se sarà alla francese, perché la via al qualunquismo e al disimpegno è tracciata da tempo.
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