Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0



L’assoluta importanza del titolo 4

Posted on dicembre 17, 2011 by Maurice

Stretti nella morsa del bisogno di informazione e della limitazione temporale, scorriamo i giornali, più che leggerli. Scorrere i giornali significa leggere i titoli e, quando ne troviamo uno di interessante – per l'enunciazione o per i contenuti – ci soffermamo ed allora sì leggiamo tutto (o quasi) il testo.
Prendiamo il dibattito sulla fiducia al governo. Sappiamo già come va a finire (approvato) e quindi la cronaca della giornata, anche se twitterata, non frega assolutamente a nessuno: gli ululati dei quattri cani rabbiosi della Lega, la risata suina di Calderoli, la pennichella di Berlusconi mentre parla Cicchitto, le vajassate della Mussolini contro Fini (a che pro?), la gita di Di Pietro a Samarcanda passando per Bengodi, domani nessuno li ricorderà. Non fanno storia, e neppure cronaca.

Allora andiamo a leggere i commenti delle "grandi" firme, il verbo dei maître à penser, gli opinion maker.
Non vale perdere tempo su quanto scrivono Travaglio o Belpietro, sono come i film sui banditi e gli indiani in bianco e nero: alla fine arrivano sempre i nostri. Non c'è suspence, non c'è trama, vincono sempre i buoni. Visto un film visti tutti, letto un pezzo (o sentito in tv) una volta letto per sempre.
Andiamo allora alla ricerca del titolo più curioso, più accattivante, più pornografico, seguendo con la coda dell'occhio il nome dell'autore. "Sono una mamma col fiatone" di Manuela Campitelli. Ma chi è? Ancora con 'ste palle sulle donne, proprio du' palle. "Nel Parlamento italiano i più pagati d’Europa", non bastavano Rizzo e Stella e Grillo, adesso ci si mette anche LaVoce.info, basta!, ormai sappiamo anche il costo delle pizzette alla buvette del Transatlantico.
Ed ancora. "Non cedere al terrorismo economico!" incita Jacopo Fo; facile dirlo con un conto corrente a otto cifre, più difficile prendere un kalashnikov ed andare a Wall Street a farne fuori qualche decina. Oppure: "Con B. senza Imu ma anche senza casa" scrive Lidia Ravera, dopo che Tito Boeri – valente economista non certo berlusconiano – qualche giorno fa ha smascherato, cifre alla mano, il sensazionalismo dei giornali: tranquilli, per noi poveri mortali con poche decine di mq nulla cambia. Forse la Ravera teme per il suo pied-à-terre a Capalbio e a Porto Rotondo.

Allora per non essere fraintesi sulla propria integrità politica ecco la rincorsa ai distinguo a sinistra, che più sinistra non si può e non si deve per non essere tacciati di inciucismo: "Guardi quanta ricchezza in Italia, signor Monti" di Cannavò, "Pd, il grande assente" di Flores d'Arcais, "Se (anche) Clooney scarica Obama" di Pontiggia, "Pd, partito di latta e flop eterno" di Cornaglia, "Quanto ci costa Monti?" di Carugi.
Questi sarebbero i grandi analisti. Meglio il mio barista Michele, detto Cimitero, che legge solo la Gazzetta dello Sport, ma che sa che questa manovra solo Monti poteva farla (gli altri si sono cagati sotto al solo pensiero), che poi seguiranno gli altri provvedimenti (bisogna ricostruire l'Italia sfasciata da vent'anni di sfascismo), che non si può avere tutto e subito.
Michele, un macchiato con la brioche, e viva la Juve.

Lunedì al Bar Sport 0

Posted on settembre 20, 2010 by Maurice

Sono esilaranti i commenti del dopo partita alla terza (ma anche alla seconda) di campionato. Domenica scorsa: il Chievo, la grande rivelazione di quest’anno; ieri: già dimenticato per un gollonzo in casa.
Rafael BenitezIl Cesena oggi in testa alla classifica: grandi romagnoli in compagnia con i campioni d’Europa. E’ la nuova rivelazione. Fino a prova contraria, magari domenica prossima, quando il Catania gliele suonerà. Roma e Fiorentina in crisi patocca, forse già in B alla terza giornata, finché un 4-0 (come la Juve, già all’estrema unzione al secondo turno) le riporterà a lottare per lo scudetto. Qualcuno ricorda i bianconeri del Trap, brocchi fino a Natale e vittoriosi alla fine?
A proposito di Fiorentina, chi glielo dice a Della Valle del bidone che ha preso per dirigere la squadra? Ricorda tanto quel bravo concimatore (:spargitore di letame), dal grande carisma ma zero tituli. E’ dura fare l’allenatore: se al microfono di Variale non le spari grosse non sei nessuno. Anche quando il 22 maggio l’Inter si cucirà sulla maglia il 19esimo (o diciottesimo?) scudetto, per gli "esperti" il mite zio Rafa sarà poco più di un degustatore di lambrusco.

Lasciateci la parola scritta 0

Posted on luglio 08, 2010 by Maurice

C’è un vezzo che anche i più seri giornali online stanno adottando sempre più frequentemente: i servizi in audio o video (quando funziona il link).  Qualcuno dirà che è il tripudio della tecnologia a 360°: dalla carta stampata siamo passati alla pagina elettronica che permette di inserire file di tutti i tipi, compresa l’odiosa pubblicità che copre l’intero foglio o in formato finestra che si apre proprio sulle righe che vorresti leggere.
Vabbè, gli sponsor sono l’anima del commercio e senza di essi non potremmo avere gratis le notizie sul web, e quindi passino, ma che per sapere una notizia dobbiamo per forza sorbirci il giornale in formato radio o tv, a me rompe parecchio.
Ditemi anacronistico, demodé e tutti sinonimi che vi vengono in mente, ma a me il giornale è quello che si apre scricchiolando, quello che si può piegare. O, nella versione elettronica, quello che mi da il titolo, magari il cappello, l’incipit ed il link per andare a leggere il servizio intero su un’altra pagina. Come il libro, che si sfoglia, si sottolinea o si commenta a margine, a cui si fa l’orecchia o si inserisce il segnalibro per sapere dove siamo arrivati: il tablet – per il momento – non mi affascina affatto.
Ora, se voglio avere le notizie in sonoro o in video, mi ascolto la radio o la tv, magari via Internet, come faccio al mattino con il Ruggito del Coniglio, mentre "sfoglio" Repubblica ed il Corriere, apro la posta elettronica e vedo se ci sono novità sul blog e su Facebook.
A questa idiosincrasia contribuisce un fatto molto banale: la necessità, ovviamente, di accendere i box o di mettere le cuffie. La prima opzione va bene se sono solo in casa, ma se sono le tre di notte o qualcun altro in famiglia sta guardando la televisione nello stesso locale, sono d’obbligo le cuffie. E basta un jack non inserito alla perfezione per avere un filmato stile anni ’20, cioè muto, con relativa incazzatura per capire perché nel videoclip non hanno messo il sonoro fino a scoprire – dopo ripetuti tentativi su Risorse del Computer, programmi vari audio e via dicendo – che è solo lo spinotto non inserito fino in fondo.
Non ho ancora capito perché vengono messi i servizi giornalistici in video, se per una forma di pigrizia nel mettersi alla tastiera (encomiabile Marco Travaglio che dà contemporaneamente le due versioni) o per una forma di vanità dell’autore a cui piace vedere la propria immagine sul web. O probabilmente è il mezzo più veloce, e quindi più economico, per trasmettere un messaggio. Personalmente, quando un tempo mi era venuta l’idea di fare il blog anche in streaming (ricordate?), ho trovato una fatica immane dover scrivere e poi anche leggere il post, un giochetto che non valeva la posta della vanità.
Sia come sia, lasciate i video a YouTube o a YouPorn e dateci le notizie scritte. La parola scritta dà il tempo di essere assimilata e metabolizzata, conservata a futura memoria o sezionata per la critica presente. L’immagine è bella come una rete di Sneijder, ma dopo il fischio dell’arbitro è già passata.

Dieci domande ai giornalisti sportivi 0

Posted on giugno 28, 2010 by Maurice

I nostri splendidi mezzi e bellimbusti, che ci fanno compagnia sui canali di stato (si fa per dire) dalle 17 a notte inoltrata tutti i giorni in collegamento dal Sud Africa, hanno inaugurato una nuova rubrica: le dieci RaiSportdomande da porre a Lippi e ad Abete dopo la nostra eliminazione ai mondiali.
Giustamente in un paese libero la stampa libera ha tutto il diritto ed il dovere di mettere sotto accusa il potere, anche calcistico, ma noi "fruitori finali" abbiamo il diritto-dovere di fare altrettanto verso l’informazione, soprattutto se pubblica? Io penso di sì, quindi da cittadino, che non capisce una bella mazza di calcio come loro, pongo anch’io dieci domande ai giornalisti Rai e ai loro accompagnatori.

  1. Pensate che i vostri giudizi siano più qualificati di quelli fatti al bar Sport?
  2. Per quale motivo il CT Lippi doveva far sue le vostre indicazioni?
  3. Visto che a gran voce dite che Lippi doveva aver coraggio a rinnovare la nazionale, perché doveva portare in Sud Africa anche i vecchietti Totti e Del Piero?
  4. Avete doti di preveggenza per affermare che Cassano e Balotelli avrebbero davvero cambiato le sorti del nostro mondiale?
  5. Perché di fronte ai vincitori siete così servili, tanto quanto siete boriosi di fronte agli sconfitti?
  6. Perché non avete mai criticato la sentenza Bosman e la mancanza di politiche per i vivai delle società che dovrebbero garantire il ricambio?
  7. Quanto siete condizionati dai club e dalle pressioni politiche esterne?
  8. Quanto vi interessa realmente la crescita sportiva della Nazionale, e quanto invece la polemica a fini audience?
  9. Non pensate di essere corresponsabili anche voi della disfatta per tutta la pressione psicologica prima e durante la competizione?
  10. Perché, se siete così bravi, non avete fatto gli allenatori?

 Giuro che con questo non parlerò più di calcio, salvo fatti clamorosi ovviamente.

Italia-Nuova Zelanda: per favore, un po' di silenzio 1

Posted on giugno 20, 2010 by Maurice

I bookmakers ci davano a 1,22, in caso di pareggio la quota saliva a 6,00 e fino a 15,00 in caso di vittoria della Nuova Zelanda, come a dire che non c’era storia per la seconda partita del girone F. Invece è andata come è andata, con la nazionale azzurra generosa ma stitica in fatto di realizzazioni.
Azzurri 1Ovviamente tutti a sparare sulla diligenza, esperti e meno esperti, con la sola differenza che i primi sono pagati (e a volte strapagati) per sparare, gli altri nisba. Cosa saggia sarebbe aspettare almeno la fine delle partire del girone, o ancor meglio del campionato, prima di tirare le somme o dare giudizi, tanto Lippi fa comunque quello che vuole; ma, si sa, se i soloni del calcio rimanessero silenti come si riempirebbero ore di trasmissione e pagine intere dei giornali?
Per non smentirmi non voglio quindi dare nessun giudizio tecnico sulla squadra, il CT o i singoli giocatori, ma azzardare qualche risposta a quanto ho sentito dire da lor signori, primo fra tutti Marino Bartoletti, che ho sempre stimato per le sue conoscenze calcistiche e musicali, tornato in auge con la tessera del centrodestra dopo un lungo periodo di silenzio.
Nel dopo partita il buon Marino ha esordito criticando la scelta di Lippi di aver fondato la nazionale sul blocco Juve (5 undicesimi). Sono d’accordo; è un peccato però che non abbiamo potuto portare in Sud Africa Milito, Maicon, Eto’o, Julio Cesar, Zanetti, Samuel o Muntari che hanno vinto Coppa Italia, scudetto e Champions. Saperlo prima, potevamo naturalizzarli tutti per avere un blocco Inter.
"Non posso accettare – ha proseguito Bartoletti – che i campioni del mondo in carica pensino di passare il turno con un altro pareggio contro la Slovacchia". Orbene, prendiamo l’Italia di Bearzot, campione del mondo nell’82, quando nella prima fase incontrammo la Polonia, il Camerum ed il Perù; finimmo secondi del girone con 3 punti, tre pareggi (0-0 con la prima e 1-1 con le altre due), il resto lo conosciamo, con Pertini  in tribuna a gridare per la gioia.
E qui passiamo ad una obiezione che fanno tutti gli esperti di calcio: a questa nazionale manca la qualità. Benissimo. In Spagna scesero in campo Zoff, Collovati, Scirea, Gentile, Cabrini, Oriali, Bergomi (per sostituzione disperata), Tardelli, Conti, Graziani, Rossi (reduce da due anni di squalifica per il calcio scommesse), Causio e Altobelli. Bearzot fu aspramente criticato per non aver portato in Spagna Beccalossi e Pruzzo. Dopo, ripeto dopo e solo dopo la vittoria mondiale i nostri furono insigniti del marchio di qualità: prima solo l’1% degli intervistati da Gallup in 19 paesi dava credito agli azzurri (per la serie: facile parlare dopo).
Italia-Nuova ZelandaOggi pomeriggio abbiamo assistito ad una partita di calcio, dove 11 giocatori si contendono la gara contro altri 11 giocatori diretti da un arbitro e da due assistenti che possono anche non vedere fuorigioco e falli vari. Questo è il calcio, non è una gara di tiro al piattello. Nella tabella della Gazzetta dello Sport le statistiche parlano da sole e non occorre essere degli esperti per capire da quale parte stava la qualità.
Non per fare il tremontiano, ma anche l’Inghilterra non è andata oltre il pareggio contro un’Algeria che si difendeva in undici, per non parlare della "grande" Germania che le ha prese dalla Serbia. Per una volta tanto, prima di sputare sentenze aspettiamo almeno la fine del girone.

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