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Bistrot Chez Maurice 2.0



Stress da idiozia correlata 6

Posted on giugno 07, 2011 by Maurice

Non oso immaginare come sarebbe l'Italia se a capo del Governo non ci fosse un imprenditore e non ci fosse un ministro apposito per la semplificazione burocratica.
CalderoliScommetto una cena che nessuno dei miei lettori sa che dal 1° gennaio di quest'anno è in vigore una nuova normativa – il Decreto Legislativo n.81 del 9 aprile 2008 – che recepisce una direttiva europea e che riguarda tutte le aziende, indipendentemente dalle dimensioni, la Fiat ed il mio ristorante nella stessa misura: si tratta del rischio di stress da lavoro correlato. Questa la dizione, e non chiedetemi cosa significhi in italiano corrente.
In pratica i nostri governanti europei ed italiani si preoccupano della salute dei dipendenti stressati dal lavoro (dei titolari non gliene frega una beata mazza a nessuno) e dettano nuove norme perché i datori di lavoro individuino le cause dello stress, ed ovviamente siano obbligati ad eliminarle. Non basta una bella tazza quotidiana di succo di melograno, come indicato da una ricerca della Università Regina Margaret di Edimburgo (Uk), occorre di più, molto di più.
Per capire se la mia cameriera o la lavapiatti sono stressate occorre fare un'analisi accurata dell'azienda, di cui l'assenteismo per malattia od il turn over del personale sono solo due tanti indici di rischio. Per compilare il tutto non basta una laurea alla Bocconi, oppure sono sufficienti 80 euro per incaricare la propria associazione di categoria (sic!) che farà tutto lei. Ovvio che noi, non avendo un master, abbiamo per forza imboccato la seconda strada.
Da ignoranti, però, ci siamo posti alcune semplici domandine.
Per esempio: se ho la sfiga di avere in carico due dipendenti in età fertile che, disgraziate!, si sono fatte ingravidare ed il medico dice loro di avere una gravidanza a rischio, e se tali dipendenti tre giorni no e sette giorni sì sono in malattia, il mio ristorante è a rischio stress.
Che caspita ne posso io se non hanno il fisico di mia moglie, che ha lavorato fino a sette ore prima di partorire? Saranno ben cetrioli loro, mica del mio ristorante.
Oppure: se ho una ragazza magari neo-laureata che fa la cameriera in attesa di trovare una sistemazione migliore, e mi lascia dopo un mese perché le hanno offerto di fare il direttore marketing alla Barilla, che colpa ne ha la mia azienda se se ne va e devo trovarne un'altra, e poi un'altra e poi un'altra?
Lo stress viene a me, non a loro.
Sono solo due esempi banali banali, tratti dalla realtà quotidiana, non dalla fantascienza. Ed allora mi chiedo: con quale parte del corpo i legislatori hanno scritto questa legge a Bruxelles? E chi sta a Roma a comandare, non si è reso conto di quello che andava imponendo a tutti i suoi colleghi? E quel ministro per la semplificazione, si intende solo di porci e di porcate, o ha la più pallida idea di cosa rappresenta una normativa del genere?
Per fortuna che viviamo nell'era del libero mercato, dove lo Stato non deve entrare dentro i cancelli aziendali. Se eravamo in uno stato socialista, cosa sarebbe accaduto?

 

Smoking permitted 0

Posted on gennaio 27, 2010 by Maurice

Repubblica_fumo

Calano le vendite di sigarette (-3%) ed aumentano i fumatori (+3,5%) nell’ultimo anno, con un’inversione di tendenza che aveva visto una diminuzione di viziosi del 12%. Un controsenso? Pare proprio di no, visto che è aumentato il contrabbando.
Gli studiosi dicono che è colpa della crisi economica che ha aumentato lo stress, le preoccupazioni, il tempo libero per disoccupati e cassintegrati; messi tutti insieme questi fattori avrebbero portato alla ripresa del vizio in (ex) fumatori. E’ un’ammissione implicita che la sigaretta, se proprio non rende più sereni, ha almeno un effetto placebo sulla tensione fisica e psicologica: non a caso – e sono proprio i crociati anti fumo che lo rivelano – i chirughi si fanno una bella tirata appena usciti dalla sala operatoria per ripristinare lo stato di tranquillità psico-fisica dopo la tensione dell’operazione.
Secondo gli stessi crociati il rimedio è aumentare il costo del pacchetto. Si badi bene: non trovare dei sistemi reali per smettere di fumare o per non iniziare mai (sarà vero che fra due anni avremo il vaccino?), ma incidere sul portafoglio del tabagista. E’ come se, di fronte agli incidenti mortali che avvengono sulle strade, si invocasse l’aumento dei prezzi delle auto.
Al momento di rientrare in Italia dalle ferie io, come gli altri viziosi, abbiamo fatto scorta di sigarette all’aeroporto egiziano: a fronte di 4,5 euro a pacchetto in Italia, lì abbiamo pagato esattamente un terzo. Il che significa che lo Stato incassa due volte il prezzo di mercato di un pacchetto di sigarette.
Ovvio, quindi, che fiorisca il contrabbando. E ben venga: come dice il proverbio, chi troppo vuole nulla stringe.

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