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agosto 12, 2011 by
Maurice
Sono ore febbrili, tutti hanno una ricetta per salvare il mondo (e l'Italia) dalla crisi economica, chi più ne ha più ne metta, anche se non si trovano due persone – nella maggioranza e nell'opposizione – che siano d'accordo sul che fare. Ma qualcosa bisogna fare, perché gli altri, i mercati, non stanno lì a guardare.
Gira e rigira si torna sempre a quello: tasse, tasse ed ancora tasse.
Ieri ho seguito tutto il Tremonti pensiero in commissioni riunite, con annesso dibattito dei big dei partiti. L'unico che ha esposto una serie di proposta concrete per il rilancio, e non mi sta neppure tanto simpatico, è stato Bersani; ma, si sa, non stiamo parlando di salvare la nazione, ma solo di difendere il proprio orticello elettorale e la propria poltrona ed i propri privilegi. Quindi, vedrete, anche la semplice e condivisa da più parti proposta di ridurre il numero dei parlamentari rimarrà nel libro dei sogni, soprattutto se a proporla è la sinistra. Altro che coesione.
Sappiamo che i mercati sono sensibili come un nervo scoperto anche ad una parola detta in più o in meno. La Borsa di Parigi mercoledì è crollata solo perché qualcuno ha messo in giro la voce di un declassamento dei titoli francesi. Basta pochissimo per creare il panico, o per sollevare i listini.
Facciamo quindi finta che a palazzo Chigi ed in via XX Settembre in questi giorni le luci non si spengano mai. Tutti a sbattere la testa sui muri per trovare soluzioni – nuove o vecchie, come l'Eurotassa di prodiana e tanto vituperata memoria – da proporre subito.
Non è facile far quadrare il cerchio, dobbiamo ammetterlo. Mettere insieme un testo di decreto legge (perché stavolta sì occorrono dei decreti) non è facile: bisogna tener conto della nostra Costituzione, dei testi che provengono da Bruxelles, della sua applicabilità immediata. Non è facile, anche se ci sono fior fior di burocrati dei ministeri che da una vita sono pagati per farlo. Però…
Però c'è una scappatoia che meriterebbe di essere considerata: che vengano fatti i decreti legge (ed ovviamente approvati subito dalle Camere) sui principi generali dei vari provvedimenti, per esempio l'abolizione delle provincie. Così i mercati si possono tranquillizzare.
Poi, con un minimo di calma, si può procedere alle leggi attuative, sperando che una tantum la maggioranza abbia almeno un orecchio aperto alle proposte che arrivano anche dalle opposizioni.
E' chiedere troppo? A me sembra l'uovo di Colombo. Ma forse questa strada non è percorribile… perché mancano proprio le idee.
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Politica e democrazia
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giugno 14, 2011 by
Maurice
Buone notizie dal fronte dei Commercianti: arrestato il presidente della ConfCommercio di Roma assieme ad altre 14 persone, altre 27 confinate agli arresti domiciliari, e per quattro sono state disposte misure interdittive. Sono stati sequestrati immobili per 65 milioni di euro, auto e imbarcazioni di lusso per circa 20 milioni di euro. In tutto sono coinvolte 700 aziende che, sull'orlo del fallimento, venivano "trasferite" all'estero.
La notizia è buona perché sono state le messe le mani sulla tresca che, tanto per cambiare, infanga la reputazione anche di quei commercianti (pochi?) che hanno invece la coscienza a posto. Ed è buona perché dovrebbe – usiamo il condizionale – fare un po' di pulizia anche all'interno del sindacato degli imprenditori di settore.
Nella stessa giornata arriva il proclama solenne del ministro delle Finanze che lancia lì la sua "nuova" proposta di riforma fiscale: 3 sole aliquote e 5 imposte.
Ma non l'avevamo già sentita? Era il giorno di Natale 2004 quando Silvio Berlusconi aveva promesso: "Confermo che dal 1 gennaio 2005 le aliquote sul reddito delle persone saranno tre, così gli italiani avranno più soldi in tasca e potranno destinarli ai consumi e agli investimenti". Sono passati sette anni e mezzo ed adesso vengono a propinarci la vecchia polpetta stantia. Bel coraggio, non c'è che dire.
La ciliegina sulla torta, per finire il pranzo in bellezza, Tremonti l'ha riservata per la lotta all'evasione fiscale: " Le aliquote le più basse possibili sono il miglior investimento per ridurre l'evasione fiscale". Se le parole hanno un senso il ministro dice che abbassando la tassazione gli evasori diventeranno tutti dei santi, basta cioè far trovare un agnello più piccolo perché il lupo non se lo divori.
Se mi dicesse che cento o duecento euro in più nella busta paga mensile, grazie ad una riduzione della pressione fiscale, potrebbero contribuire a dar fiato all'economia, ad espandere i consumi, ad aumentare le vendite e quindi a creare nuovo gettito d'Iva nelle casse dello Stato, mi potrebbe convincere, ma dirmi che abbassare le tasse al presidente della ConfCommercio ed ai suoi soci truffatori li farebbe diventare di punto in bianco onesti.
E no, ragioniere, non ci sto ad essere preso per il culo, come dicono i francesi. Andatela a raccontare a qualcun altro. Ma le due ultime "sberle" non hanno insegnato nulla a questi?
Tags: Berlusconievasorimanetteriforma fiscaleTremonti
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Economia, Politica e democrazia