Il Trentino dice no 0
Sono entrate in vigore le ronde ma, ringraziando Dio, il Trentino ha detto no a questa pagliacciata.
Al 1° gennaio di quest’anno la Provincia Autonoma di Trento – dalla cui documentazione statistica ufficiale traggo i numeri – constava di 519.800 residenti (in costante crescita) di cui 42.542 stranieri (926 con cittadinanza italiana) anche questi in crescita rispetto al dato nazionale, pari all’8,18% del totale dei trentini. Il che non è poco, ed è in linea con la tendenza nazionale.
Anche in un paese di duemila anime, come il mio, è di tutti i giorni incontrare la moglie di Mustafà con il suo velo sul capo, la figlia nera di una mia amica, le ragazze rumene che lavorano perlopiù come cameriere negli alberghi, il gestore albanese della piscina comunale o il suo connazionale che gira con il furgone della sua ditta di imbianchino. Tutta gente integrata nella piccola comunità, con i bimbi che vanno a scuola, giocano ad hockey sul ghiaccio o a basket nelle squadre locali.
Sul fronte della criminalità – come si evince da Infosicurezza 6, il rapporto sulla sicurezza nel territorio redatto dalla Provincia e da Transcrime delle università di Trento e Milano – il Trentino si allinea o si discosta dall’andamento nazionale in maniera significativa. Si registrano in linea con la media nazionale le lesioni dolose ed i furti in esercizi commerciali; sono superiori invece le violenze sessuali ed i furti sulle auto, mentre va bene – sempre rispetto ai dati nazionali – l’andamento di omicidi, furti, furti in abitazioni, furti d’auto, rapine, rapine nelle banche (che in Trentino percentualmente sono più numerose al resto dell’Italia) ed uffici postali.
Da notare che omicidi, percosse e violenze sono perlopiù riconducibili all’ambiente familiare, come conferma il Commissario del Governo Michele Mazza, nello stesso rapporto.
Un migliore tasso di occupazione ed una disoccupazione inferiore al resto del Paese, unite ad altri parametri sociali e culturali fanno sì che Trento sia sempre in vetta alla classifica delle province con la migliore qualità della vita.
Che c’entrano tutti questi dati con l’affermazione iniziale? Moltissimo.
Con tutti i suoi difetti il Trentino non ha dimenticato la povertà antica e la forte emigrazione dei suoi abitanti in tutto il mondo (l’associazione Trentini nel Mondo raccoglie migliaia di iscritti in tutti i continenti). Per questo forse i trentini sono più disponibili a chi entra qui, non disgiunto da una cultura umana e sociale che nella cooperazione sociale ha ancora una forte valenza: qui la chiesa ed il socialismo (Cesare Battisti) hanno seminato i loro valori che sono tuttora ben ancorati.
E’ chiaro che quando ai valori (e non mi stancherò di ripeterlo) si sostituisce l’egoismo ed il dio denaro, l’unico sbocco è il razzismo.
Anche questo è nord-est, ma saldamente fondato non sulle paure (reali o create a bell’apposta), ma sui valori umani e cristiani, sul volontariato, sul servizio verso i più deboli, sul rispetto delle persone. Ecco perché qui non servono le ronde: i problemi vengono risolti – o almeno si tenta – con politiche sociali adeguate, non con i manganelli.
Anche qui esiste la Lega, a cui va dato atto di un grande merito: non essendo riuscita fino ad oggi a dividere l’Italia, è riuscita almeno a dividere gli imbecilli dalle persone intelligenti.
Ed allora, a puro titolo di plauso, voglio ricordare l’esperienza di giovedì sera, mia e del mio Capo, in libera uscita in quel di Trento. Quelle poche volte che scendiamo in città se è a mezzogiorno ci rassegnamo ad un pasto veloce, ma alla sera (ancora più poche volte) voglio andare a colpo sicuro, quindi si va da Giovanna (chef) e Nico (direttore di sala) ai Tre garofani.














