Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0



Lo stinco al silicone 0

Posted on aprile 03, 2011 by Maurice

Dalle varie riviste che arrivano in cucina, buone solo per incrementare il riciclo, strappo una pagina che parla di ricette: stinco di agnello da latte della campagna romana con salsa di aglio dolce e carciofo dalla romana alla giudia. Non mi interessa né l'idea né il procedimento. Il maialino da latte lo facevo qualche anno fa, anche senza i carciofi e la salsa all'aglio che, da sola, rende il piatto ostico ai più.
SiliconeMi colpisce la prosopopea della dizione ed invito i lettori di questo blog a comportarsi come me.
Se mi viene servito un piatto del genere capisco da solo di cosa si tratta: la forma ed il sapore dello stinchetto d'agnello sono unici, quindi il cuoco non può barare; lo stesso dicasi per la salsa ed i carciofi. Fatti bene o male, non ci si scappa. Ma che l'agnello sia della "campagna romana" questo lo voglio sapere: portatemi la fattura, l'etichetta della confezione, un certificato del notaio, ma voglio vedere con i miei occhi da dove viene esattamente l'agnello burino.
Non temo un agnello allevato a Fukushima, ma non voglio neppure essere preso in giro: lo chef – anch'io – non si chiama Falqui. Non basta la parola per certificare l'origine, sono troppo usato (non abituato) a sentire persone che le sparano grosse per crederci, come poi la realtà ha dimostrato che dall'oggi al domani non scompaiono le immondizie da Napoli o i tunisini da Lampedusa.
Allora, siamo seri. Se in menu metto la polenta di Storo, al cliente – anche se non lo mette in discussione – porto una confezione di mais di Storo. Se volesse verificare la provenienza pusterese dello speck gli porto una pezza che viene da Dobbiaco. Come dicevano gli americani, se Clinton ha mentito su una cosa, può aver mentito su tutto.
Da noi i presidenti possono mentire un giorno sì e l'altro pure, ma io sono fatto all'antica: se dico una cosa è quella. Non mi piace essere preso in giro, e quindi non voglio prendere in giro gli altri, oltretutto quando pagano per un prodotto che dovrebbe essere quello e solo quello. Lo dice anche il codice penale, alla voce "truffa".
Tutto questo mi ricorda tanto la barzelletta della moglie che alla prima notte di nozze si metteva a letto dopo essersi tolta la parrucca, il reggiseno pushup, la pancera e l'abito lungo (lascio a voi immaginare il seguito e al presidente finirla). Quando non c'è sostanza vanno bene il botulino ed il silicone, ma Greta Garbo fu per tutto il mondo un sex symbol senza ricorrere ad artifici. Se invece la sostanza non c'è, va bene anche dire che l'agnello viene da Valmontone o l'uovo è appena fatto.
Insomma, la spremuta è una cosa, la Fanta è un'altra. Non prendeteci in giro.

Al ciente non fa sapere quant’è buono il formaggio con la muffa 3

Posted on gennaio 17, 2011 by Maurice

La coscienza (che in qualcuno esiste ancora) e la professionalità non ce lo consentono, ma da quasi un mese come cuochi possiamo mandare sui tavoli dei clienti cibi scaduti, adulterati o contraffatti senza pericolo di essere multati o finire in galera, con buona pace di tutti quelli che parlano di sana alimentazione, di dieta mediterranea e amenità simili.
Pomodoro cineseDopo la "porcata" della legge elettorale il geniale ministro Calderoli ha infatti abrogato anche la legge sulla Tutela degli alimenti numero 283 del 30 aprile 1962: dal 22 dicembre scorso chi fa la mozzarella blu, il vino al metanolo o le uova alla diossina non rischia più nulla. Queste sì che sono riforme per un Paese che ha bisogno di essere ammodernato.
Sepolte tutte le battaglie dell'ex collega leghista, Luca Zaia, al ministero dell'agricoltura per la qualità dei prodotti made in Italy, Calderoli ora spiana la strada alla libera contraffazione alimentare in libero mercato. Non esiste più regola, né tutela degli utilizzatori finali.
D'altra parte la strada alla truffa ed alla contraffazione, nel paese di Totò che vendeva il Colesseo, è larga e spaziosa, e non da ora.
"Due prosciutti su tre sono venduti come italiani (ma ottenuti da maiali allevati all’estero), tre cartoni di latte su quattro sono stranieri, un terzo della nostra pasta è fatto di grano importato, il 50% delle mozzarelle derivano da cagliate o latte straniero. Anche il sugo di pomodoro non ci lasciano in pace: il dragone cinese nel 2010 ci ha inondato di 100 milioni di chili di pomodoro, spacciato per tricolore". Questo scrive FareFuturo sul suo sito senza scoprire nulla di nuovo.
Il grave non sono le norme introdotte o cancellate. Se tutti si comportesso onestamente potremmo abrogare tutto il codice penale. Il grave è che, nonostante tutta l'"educazione" alimentare propinata a tutte le ore da tutti i mezzi di informazione, il consumatore non conosce (e non vuole conoscere) una beata mazza di prodotti alimentari. Finché c'è qualcuno che pensa che esista il pesce bastoncino o che un arrosto si faccia in due minuti, non si può abrogare neanche una virgola. In difesa degli imbecilli.

Saper leggere e voler travisare 3

Posted on marzo 07, 2010 by Maurice

Il titolo II della nostra carta costituzionale riguarda la funzione del Presidente della Repubblica; nonostante si dica sempre e comunemente, egli non è il custode della Costituzione perché l’art. 87 ne elenca i vari poteri e non fa menzione alla custodia del testo fondamentale della Repubblica.
fifogoggi [1024x768]Giorgio Napolitano, quindi, può dormire sonni tranquilli: dopo il lodo Alfano e le altre leggi da lui firmate e dichiarate incostituzionali dall’Alta Corte, anche il DL "interpretativo" sulle elezioni sarà certamente dichiarato incostituzionale (a suo tempo; nel frattempo le squadre squalificate possono continuare tranquillamente a giocare il campionato).
Ammesso che abbia ancora valore – perché ormai qualsiasi legge possiamo ritenerla sostanzialmente relativa – la legge 400 del 1988 (durante la presidenza De Mita al governo) prevede espressamente all’art. 15 (2 b) che il governo non può "provvedere nelle materie indicate nell’art. 72, quarto comma, della Costituzione".
Ma cosa dice questo articolo? Al comma 4 stabilisce che "La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale…".
Ricapitolando in termini comprensibili a noi volgo, tutto quello che riguarda la materia elettorale deve essere regolato da leggi ordinarie, il Decreto Legge ultimo è palesemente incostituzionale ed il Presidente della Repubblica – pur non custode della Carta Fondamentale – ha firmato un (altro) provvedimento incostituzionale.

Come si difende il Capo dello Stato? "Non era sostenibile – afferma Napolitano – che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente costituito presso la corte d’appello di Milano".
E già questo è discutibile, ma comunque continua: "Erano in gioco due interessi o "beni" entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi. Non si può negare che si tratti di "beni" egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico".
E conclude: "Io sono deciso a tenere ferma una linea di indipendente e imparziale svolgimento del ruolo" di Presidente della Repubblica. Senza aspettare la storia, già oggi i cittadini italiani possono emettere il loro giudizio su questo presidente.

Quelli che non amano le manette 2

Posted on febbraio 26, 2010 by Maurice

La barzelletta del giorno: in un paese immaginario carabinieri e giudici scoprono un giro d’affari nel mondo delle telecomunicazioni di milioni di euro truffati e riciclati dalla mafia. A questo proposito il ministro dello sviluppo (?) economico di quel paese afferma: "C’è bisogno di una moralità più forte ma anche di non destabilizzare il sistema".
manetteQuesta la barzelletta. Non fa ridere? Neanche se dico che quel ministro riuscì a sviluppare l’economia dell’Alitalia prima, e di AirOne poi, con un volo diretto da casa sua a Fiumicino (soppresso quando non fu più ministro)? E neanche se dico che, ancora vivente, passò alla storia per aver dato del "rompicoglioni" al prof. Biagi, assassinato poi dalle Br?
Questo stesso personaggio oggi interviene ammonendo i magistrati che con il loro sacrosanto lavoro d’indagine possono "destabilizzare il sistema". Ma quale sistema? Quello delle tangenti, della truffa, del riciclaggio del denaro delle mafie. Così non si fa.
Sono centinaia d’anni che la macchina funziona a meraviglia: tu mi fai un favore, mi dai un appalto ed io ti ricompenso lautamente. Ti faccio eleggere con i voti di chi so io, e tu fai in modo che i miei affari girino lisci e mi lasci in pace. Ed ora qualche magistrato maoista vuole rompere il giocattolo: e no, non si fa così, non si può destabilizzare il sistema.

Se ne sono accorti – il che è tutto dire – perfino i vescovi che sono preoccupati per la democrazia: "La crescita, lo sviluppo, il superamento delle difficoltà non viene soltanto dalla disponibilità di maggiori risorse, vorrei dire anche non soltatno dall’utilizzazione effettiva, più di quanto non si sia fatto, delle risorse economiche e strutturali disponibili, ma dalla crescita di una coscienza civile".
Per salvare la libertà di fare i cazzi propri (pardon per il francesismo) senza regole di nessun tipo, senza controlli preventivi o a posteriori da parte dei magistrati, ecco finalmente nascere i "paladini della libertà". Dopo le camicie nere ed assieme alle camicie verdi, ecco le camicie azzurre per combattere "lo stato di polizia", quello di chi getta "secchi di fango" su quei poveri uomini che vorrebbero tanto "fare", ma che leggi, regolamenti, commissioni, opposizione, sindacati, stampa, televisioni, magistrati e preti bloccano.
Ma non si può proprio far nulla in questo paese, nemmeno fumarsi una sigaretta in pace. Dovrò scendere in campo e fondare il partito dell’amore del fumo.

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