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luglio 01, 2011 by
Maurice
Mai come oggi il motto mussoliniano Tanti nemici tanto onore è stato più attuale. E tanto il nemico è importante e maggiore è l'onore.
Prendiamo un caso di questi giorni: le dichiarazioni dell'on. Crosetto. Chi era costui prima di sparare le sue bordate ad alzo zero contro Tremonti? Un emerito sconosciuto all'opinione pubblica. E' bastato toccare il superministro per diventare una celebrità con tanto di interviste, servizi sui tg ed ospitate sui talkshow.
L'elenco dei nemici diventati fenomeni mediatici è lunghissimo, da Beppe Grillo al Fatto Quotidiano, da Stracquadanio a Santoro, dalla Santanchè a Travaglio, da Sallusti a Fazio, da Belpietro a Lerner. L'importante è essere nemico, di qualcuno o dell'altra parte.
Attorno all'Enrico Toti di turno – ma occorre il gesto clamoroso, perché il buonismo non premia, Veltroni docet – si crea la solidarietà del branco. Nasce così il fenomeno inverso, la chiamata alle armi delle contrade virtuali, e Facebook ne è l'esempio più fulgido (MySpace è ormai out, Twitter non serve ai ragionamenti, ma solo ai rutti).
Se sulla mia pagina di FB linko il mio ultimo post, tutto scorre come una pioggerellina d'autunno: i commenti latitano, le visite sono sempre le stesse, le statistiche del blog non danno segno di vita. Encefalogramma piatto. Ma basta emettere una scoreggina del tipo "La sveglia si è inceppata" che si scatena la bagarre, neanche fosse scoppiato il terremoto di magnitudo 7.3 sotto piazza Duomo.
Al mio ennesimo tentativo di blog politico (su tutt'altro server, e prestigioso) constato che i miei lettori quotidiani non superano le 15 unità. Scrivo banalità? Non penso, visto che in taluni casi le mie osservazioni sono state riprese da firme mooolto più famose della mia. Forse manca il marketing, o forse rientriamo nella categoria precedente: manca il nemico, o l'arma usata non rientra nella fattispecie della querela per diffamazione.
Bisogna far rumore, in senso fisico o figurato, stupire a tutti i costi, la normalità per quanto condita di genialità non paga. Se Veronesi avesse detto che la forma più alta d'amore è quella non costretta dalla procreazione nessuno l'avrebbe notato; ma dire che l'amore gay è la forma più alta d'amore ha scatenato il pandemonio. Questione di forma.
E' la trasposizione scritturale del verbo televisivo: non essere ma apparire. E nell'era di YouTube più il video è truculento o assurdo, più acchiappa. D'altra parte non si può pretendere molto da un Paese che ha il 35% di analfabeti.
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Cazzeggiamenti, Mondo Web
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settembre 30, 2009 by
Maurice
Dicevo, una settimana fa, del mio interesse per Twitter. All’inizio non capivo a che cavolo servissero i cinguettii: che dire di completo con 140 caratteri? Tant’è che all’inizio l’ho usato solo per segnalare i miei post.
Poi ho fatto la scelta di controinformazione o, meglio, di informazione su quanto succede in questo amato Paese, a beneficio del resto del mondo che sente parlare degli strani fatti di casa nostra, ma forse non ha un’idea ben chiara di chi e come ci governa.
Scoperto il sistema, confesso di divertirmi molto a cinguettare, molto più – per esempio – che con il libro delle facce.
Parto dalla lettura dei giornali online – Repubblica, Corriere, Stampa, Sole 24Ore, Blitz quotidiano, il Fatto, Famiglia Cristiana, e altri ancora linkati – prendo qua e là gli articoli più interessanti e li posto su Twitter in inglese.
Non essendoci commenti e non potendo metterci un contatore, non so chi e quanti mi leggano, ma non importa. Da un paio di giorni mi sono accorto che le notizie che segnalo dall’Italia vengono riprese dai maggiori quotidiani mondiali, ed a questo punto ho cominciato a domandarmi:
- possibile che il NYT, piuttosto che El Pais o Le Monde, mi leggano su Twitter? oppure
- è solo una coincidenza? oppure
- sono io che ho (ancora) uno spiccato senso della notizia, e che quindi quello che colpisce me colpisce anche i corrispondenti esteri dall’Italia?
Nel primo e nell’ultimo caso sarebbe comunque una bella soddisfazione. Resta comunque un quasi gioco, importante è divertirsi.
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Mondo Web
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settembre 24, 2009 by
Maurice
Nella vita bisogna provare. Se non si prova rimane sempre un rammarico di non aver tentato quella via, quell’idea. Come una ricetta nuova. Sulla carta può essere interessante, anzi affascinante, ed allora si prova. Se va bene c’è un grano di sapienza in più, se va male pazienza, in fin dei conti nella vita non c’è nulla di irrimediabile.
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Questo blog è nato con l’ambizione di raccontare il mondo della cucina e della ristorazione visto dal di dentro. La partenza è stata entusiasmante (da parte mia) e di cose da raccontare ce n’erano parecchie, anche senza parlare di ricette o di scienza in cucina o di recensioni di altri ristoranti e di altri colleghi.
Poi gli avvenimenti sotto gli occhi di tutti – almeno di chi li tiene aperti – mi hanno preso troppo, dimenticando quanto succedeva vicino a me. Ho detto la mia, ho preso posizione, condivisibile o meno, ma alla fine anche questo gioco mi ha stufato: in fin dei conti, mi sono detto, è inutile parlarci addosso. Siamo tutti più o meno d’accordo, e nemmeno se scrivessi la Divina Commedia riuscirei a spostare una virgola.
Poi ho scoperto la possibilità di diversificare trovando, spero, un web equilibrio. Il blog è ritornato in mezzo ai fornelli ed ai tavoli, Facebook e Twitter vanno per la loro strada.
Facebook è una bacheca dove appiccicare i post-it miei e degli altri amici, dove cazzeggiare, la piazza virtuale dove fare le vasche. Hai letto quell’articolo? ho visto le tue foto. Ci troviamo? Ma che fine hai fatto? Mi dai un consiglio?
Twitter ha poco seguito in Italia. 140 caratteri per dire tutto sono niente, soprattutto per noi italiani che siamo logorroici. Gli americani sono più abili in questo. Ed allora, perché non usare il loro linguaggio?
Con una paio di trucchetti ho imparato ad usare Twitter per far sapere ai non italiani – e teoricamente sono qualche miliardo – quanto succede in Italia. Un po’ come fare il dissidente in Cina o in Iran. Per fortuna che Internet c’è.
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