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gennaio 19, 2011 by
Maurice
E come potevamo noi cantare, diceva Salvatore Quasimodo in una delle sue liriche più toccanti e sublimi. E, come lui "Alle fronde dei salici, per voto,/ anche le nostre cetre erano appese,/ oscillavano lievi al triste vento."
Come possiamo noi parlare di cucina, di ristoranti, di cibo, di alimenti, quando attorno a noi si sta consumando la tragedia, non di un uomo vecchio e malato, ossessionato dalle sue perversioni immorali, ma di un intero Paese, di una nazione che non ha più la forza di risorgere?
Leggo e condivido Papero Giallo e penso a mio figlio che lavora a testa bassa, vergognandosi oggi più di ieri di essere italiano, cercando solo dentro di sè i valori della morale che gli abbiamo insegnato, mettendo nella maestria dei suoi piatti quella italianità per cui si fa onore all'estero.
Ma all'altra mia figlia, che ha appena iniziato a camminare per le strade di questo Paese, cosa posso indicare, quale futuro posso promettere, quali valori posso mostrare? Che il suo futuro radioso sia da valente igienista dentale con part-time da escort e magari da parlamentare o addirittura da ministra? Magari un cazzo!
Penso a paesi seri come la Tunisia e l'Egitto. Seri e civili, dove la gente si dà fuoco per il pane che manca nel proprio ristorante, per uscire dalla dittatura e dal degrado. Da noi ormai possiamo fare tutto e di più, urlare il nostro basta fino a sgolarci, ma nulla si muove. Tutti muti e corresponsabili, che nel codice penale si chiama concorso in reato o, ancor peggio, associazione a delinquere.
E come potevamo noi cantare di cibi, quando non ci divertiamo affatto ed abbiamo invece la disperazione nel cuore?
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Politica e democrazia
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agosto 24, 2009 by
Maurice
Che io ricordi, cioè dai tempi di Mennea e Berruti, non c’è mai stato negli ultimi cinquant’anni un campionato mondiale di atletica più disastroso per i colori azzurri (forza Italia!) come quello appena chiusosi a Berlino. Non parliamo delle specialità ormai monopolio di certi paesi "sottosviluppati" come il Kenia, l’Etiopia o la Giamaica, ma almeno in certe specialità in cui abbiamo sempre detto la nostra parola – come la marcia o la maratona – è mancata anche la medaglietta ricordo. Niente di niente. Torniamo a casa solo con le pive nel sacco.
Ora, se il gioco è la parabola della vita, lo sport è la parabola di un popolo. Da sempre è stato così, da quando i Greci decisero di mettere da parte le rivalità belliche per cimentarsi solo in quelle sportive.
Lasciando agli specialisti le analisi tecniche di una così vistosa debacle, qualche conclusione socio-politica è possibile trarla.
Se consideriamo eccezioni le nuotatrici azzurre, possiamo ben affermare che è tutto lo sport nazionale ad essere in crisi. La Ferrari ansima e non tiene il ritmo delle altre scuderie, il calcio nostrano – anche se è presto per trarre delle conclusioni – viene snobbato dai grandi campioni che ormai preferiscono i club spagnoli ed inglesi. Non parliamo degli altri sport di squadra – come il basket, il volley, il rugby, l’hockey, lo sci – le cui nazionali sono insignificanti a livello mondiale.
Il club Italia perde colpi, non ha presente e se continua così neanche futuro. Il motivo è semplice e va ricercato nei modelli di comportamento individuale e sociale.
L’essenza dello sport è il sacrificio, non di un attimo, ma di anni e anni che partono dalla tenera età. E’ ovvio che se padri e madri additano ai propri figli, come modello di vita, le feste nei locali o nelle ville della Costa Smeralda, o le "furbizie" della classe politica nostrana, il sacrificio è l’esatto opposto di tutto questo.
Se il futuro è nella partecipazione al Grande Fratello o in un 6 al Superenalotto, non c’è spazio per ore ed ore di lavoro massacrante, tutti i santi giorni, sui campi o in palestra.
Si dirà che l’Italia è piena di ragazzini e giovani che praticano sport. Giusto, ma quanti genitori prospettano ai propri figli una vita di sacrifici (ma anche di soddisfazioni) o quanti li incaraggiano solo perché fare un po’ di sport fa bene? Non a caso chi ottiene qualche risultato fa parte di qualche corpo militare, dove la disciplina ed il sacrificio sono le basi fondamentali.
E, tanto per cambiare, torniamo ancora al discorso dei valori che dovrebbero essere alla base di una società civile ed evoluta.
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Costume & Società
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agosto 20, 2009 by
Maurice
Può peccare di partigianeria il sondaggio di Repubblica sulle sparate estive della Lega, ma i dati forniti da Ipr Marketing su un sondaggio a caldo sugli stessi temi evidenzia come gli italiani siano ben distanti dalle tesi antipatriottiche di Bossi & C. Anzi, pare proprio che se continueranno in quella direzione gli ululati leghisti siano destinati a ritorcersi contro.
Ier l’altro, leggendo il blog di Ilvo Diamanti, pensavo alla secessione del Nord dall’Italia, ipotesi inverosimile ma possibile in un paese ormai alla deriva, senza fari di riferimento, dove i punti fermi sono stati sistematicamente abbattuti da un uomo-sistema per i suoi interessi e piaceri personali.
Tutto è possibile se il sogno delle giovinette non è diventare un’astronauta o una scrittrice di fama, una ricercatrice da Nobel o una top manager, ma una starlette stesa sul letto di Putin o – male che vada – almeno una comparsa del Grande Fratello, con il beneplacito delle rispettive mamme cattoliche.
Che faremo noi dell’estremo nord senza fazzoletto talebano al collo, in caso di secessione?
Dopo secoli di dominio per terra e per mare, la Serenissima che mi ha dato i natali aveva issato sul ponte la bandiera bianca, arrendendosi alle truppe del kaiser austro-ungarico. E non più di un secolo fa la terra che mi ha adottato era parte integrante del grande impero di Franz Josef. Quindi, nel malaugurato caso di uno smembramento leghista dello Stato, perché non chiedere l’annessione a quella terra che già fu la nostra patria? Provocazione per provocazione.
Non credo ai colpi di sole ferragostani sulle truppe di Pontida. Credo invece al fumo dei lacrimogeni per offuscare la vista.
La messinscena delle ultime settimane, concordata e ratificata dal grande amico Silvio, non ha lo scopo di mettere in discussione le basi della nostra identità nazionale, quanto distrarre il popolo bue dai veri problemi quotidiani.
Sai quanto me ne può fregare del dialetto nelle scuole quando il sistema Italia (o Padania) funziona come la Malpensa? Questa gente non ha né le idee né la voglia di migliorare il paese.
In un momento di assonnamento ho detto sì allo sfruttato del call center per la trasformazione del contratto telefonico, ma poi ci ho ripensato. Telecom che fa? Mi taglia inopinatamente la linea e chissà quando me la ridarà.
Alla vigilia di ferragosto mi si rompe la lavatrice: devo andare alla fontana per lavare i panni perché l’assistenza è in ferie ed aspettare settembre perché riapra.
Sissignori, questo è il sistema Italia, dove le piccole cose che non funzionano creano grandi disagi.
Questo vuole la gente, non pagliacciate o promesse a vanvera. Governare, dirigere la barca, non sparare ai gabbiani perché mangiano i rifiuti buttati a mare. Ma questo non porta consenso e denaro nelle casse del partito.
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Politica e democrazia
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agosto 10, 2009 by
Maurice
Sono entrate in vigore le ronde ma, ringraziando Dio, il Trentino ha detto no a questa pagliacciata.
Al 1° gennaio di quest’anno la Provincia Autonoma di Trento – dalla cui documentazione statistica ufficiale traggo i numeri – constava di 519.800 residenti (in costante crescita) di cui 42.542 stranieri (926 con cittadinanza italiana) anche questi in crescita rispetto al dato nazionale, pari all’8,18% del totale dei trentini. Il che non è poco, ed è in linea con la tendenza nazionale.
Anche in un paese di duemila anime, come il mio, è di tutti i giorni incontrare la moglie di Mustafà con il suo velo sul capo, la figlia nera di una mia amica, le ragazze rumene che lavorano perlopiù come cameriere negli alberghi, il gestore albanese della piscina comunale o il suo connazionale che gira con il furgone della sua ditta di imbianchino. Tutta gente integrata nella piccola comunità, con i bimbi che vanno a scuola, giocano ad hockey sul ghiaccio o a basket nelle squadre locali.
Sul fronte della criminalità – come si evince da Infosicurezza 6, il rapporto sulla sicurezza nel territorio redatto dalla Provincia e da Transcrime delle università di Trento e Milano – il Trentino si allinea o si discosta dall’andamento nazionale in maniera significativa. Si registrano in linea con la media nazionale le lesioni dolose ed i furti in esercizi commerciali; sono superiori invece le violenze sessuali ed i furti sulle auto, mentre va bene – sempre rispetto ai dati nazionali – l’andamento di omicidi, furti, furti in abitazioni, furti d’auto, rapine, rapine nelle banche (che in Trentino percentualmente sono più numerose al resto dell’Italia) ed uffici postali.
Da notare che omicidi, percosse e violenze sono perlopiù riconducibili all’ambiente familiare, come conferma il Commissario del Governo Michele Mazza, nello stesso rapporto.
Un migliore tasso di occupazione ed una disoccupazione inferiore al resto del Paese, unite ad altri parametri sociali e culturali fanno sì che Trento sia sempre in vetta alla classifica delle province con la migliore qualità della vita.
Che c’entrano tutti questi dati con l’affermazione iniziale? Moltissimo.
Con tutti i suoi difetti il Trentino non ha dimenticato la povertà antica e la forte emigrazione dei suoi abitanti in tutto il mondo (l’associazione Trentini nel Mondo raccoglie migliaia di iscritti in tutti i continenti). Per questo forse i trentini sono più disponibili a chi entra qui, non disgiunto da una cultura umana e sociale che nella cooperazione sociale ha ancora una forte valenza: qui la chiesa ed il socialismo (Cesare Battisti) hanno seminato i loro valori che sono tuttora ben ancorati.
E’ chiaro che quando ai valori (e non mi stancherò di ripeterlo) si sostituisce l’egoismo ed il dio denaro, l’unico sbocco è il razzismo.
Anche questo è nord-est, ma saldamente fondato non sulle paure (reali o create a bell’apposta), ma sui valori umani e cristiani, sul volontariato, sul servizio verso i più deboli, sul rispetto delle persone. Ecco perché qui non servono le ronde: i problemi vengono risolti – o almeno si tenta – con politiche sociali adeguate, non con i manganelli.
Anche qui esiste la Lega, a cui va dato atto di un grande merito: non essendo riuscita fino ad oggi a dividere l’Italia, è riuscita almeno a dividere gli imbecilli dalle persone intelligenti.
Tags: Trentovalori
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Politica e democrazia
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luglio 27, 2009 by
Maurice
In realtà c’è un’Italia cattolica sicuramente moderata ma forse non ancora istupidita dai giochi di prestigio dei maghi della destra. È un pezzo di società poco conosciuto, che non si fa sentire, difficilmente voterà a sinistra, ma è perfettamente in grado di togliere la fiducia a un leader politico, e di sgretolarne la base di compenso, Per questa base cattolica, il pellegrinaggio a Pietrelcina e nei luoghi di Padre Pio contiene una strumentalità talmente plateale da generare addirittura un’insofferenza ulteriore. Il paese, come scrive Boffo a proposito della sfasatura fra il Berlusconi politico e il Berlusconi più ludico, potrebbe sentirsi "raggirato".
Così scrive Edmondo Berselli in un’acuta analisi per Repubblica alla quale aggiungo una considerazione.
E’ facile intuire chi sta dietro la machiavellica strategia della conversione del presidente puttaniere, l’avv. Sbavo Ghedini, che se ne intenderà di diritto, ma non di psicologia. Il nostro Sultano si è sposato in chiesa la prima volta, poi ha divorziato, poi si è risposato in Comune rendendolo per la Chiesa "pubblico peccatore"; il nuovo divorzio da Veronica cancellerebbe questo status, reintegrandolo nella comunità dei credenti, ed un "atto pubblico di redenzione" – come un pellegrinaggio da Padre Pio – ne suggellerebbe l’ufficialità e lo farebbe ritornare nelle grazie di quell’elettorato cattolico che lo sostiene tacendo.
Ghedini ed il suo cliente non hanno però considerato un piccolo particolare. Dopo essere stati "raggirati" dalla condotta dissoluta del premier (il divorzio si può anche accettare, ma non le schiere di zoccole esibite senza pudore) quei cattolici silenziosi potrebbero sentirsi offesi nella loro fede dalla "strumentalità plateale" del viaggio a Pietralcina.
Come è già successo per tante strategie ideate da Ghedini, anche questa potrebbe rivelarsi un boomerang per il suo cliente: come si dice da quelle parti, cornuti sì, ma mazziati no.
Resta da vedere se la chiesa cattolica continuerà a grattarsi il prurito senza quasi batter ciglio, o se vorrà prender posizione su un atto tanto farisaico quanto dissacratorio. Viene in mente Gesù che prende la frusta e caccia i mercanti dal tempio; avranno il coraggio i vescovi italiani di fare altrettanto?
Tags: valori
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Chiesa, Costume & Società